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Art. 2603 codice civile: Forma e contenuto del contratto

Il contratto deve essere fatto per iscritto sotto pena di nullità.

Esso deve indicare:

1) l’oggetto e la durata del consorzio;

2) la sede dell’ufficio eventualmente costituito;

3) gli obblighi assunti e i contributi dovuti dai consorziati;

4) le attribuzioni e i poteri degli organi consortili anche in ordine alla rappresentanza in giudizio;

5) le condizioni di ammissione di nuovi consorziati;

6) i casi di recesso e di esclusione;

7) le sanzioni per l’inadempimento degli obblighi dei consorziati.

Se il consorzio ha per oggetto il contingentamento della produzione o degli scambi, il contratto deve inoltre stabilire le quote dei singoli consorziati o i criteri per la determinazione di esse.

Se l’atto costitutivo deferisce la risoluzione di questioni relative alla determinazione delle quote ad una o più persone, le decisioni di queste possono essere impugnate innanzi all’autorità giudiziaria, se sono manifestamente inique od erronee, entro trenta giorni dalla notizia.


Commento

Nullità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI]; Recesso: [v. 1373]; Impugnazione: [v. 2113]; Equità: [v. 1374].

 

Contingentamento: limite quantitativo posto all’importazione di un bene o di una merce da uno o più Paesi.

 

Il contratto di consorzio è stato qualificato dalla giurisprudenza come contratto di adesione, quindi un contratto aperto cui possono successivamente aderire altri soggetti, purché tale adesione non comporti una modifica del contenuto del contratto.


Giurisprudenza annotata

Contratto di consorzio

In tema di obbligazioni nascenti dallo svolgimento delle attività consortili solo quando lo statuto nulla disponga al riguardo è consentito fare ricorso alla individuazione di altra normativa applicabile, talvolta da ricercarsi nelle norme in tema di condominio negli edifici.

Tribunale Roma sez. V  23 settembre 2010 n. 18902  

 

In presenza della clausola compromissoria, le decisioni sulle controversie circa la natura ed i caratteri del consorzio sono sottratte alla competenza dell'autorità giudiziaria ordinaria ed attribuite alla competenza esclusiva del collegio arbitrale.

Corte appello Genova  07 febbraio 1998

 

Poiché il consorzio non ha necessariamente scopo di lucro, è legittima la clausola statutaria che prevede l'obbligo dei singoli consorziati di rimborsare ogni anno tutti i costi di gestione, in proporzione alle perdite, affinché il bilancio si chiuda sempre in pareggio.

Tribunale Milano  13 luglio 1995

 

È inibito ai consorzi, costituiti in forma di società cooperative a responsabilità limitata, l'esercizio professionale delle attività di intermediazione mobiliare. È nulla la clausola statutaria che preveda tra le attività incluse nell'oggetto sociale di una società cooperativa quella di intermediazione mobiliare e quella finanziaria che la società cooperativa in oggetto non può esercitare, per divieto posto da norma imperativa.

Tribunale Cassino  09 giugno 1993

 

L'adozione dello scopo consortile può comportare l'inserimento di istituti indispensabili per l'attuazione di detto scopo, non essendo però consentito l'inserimento di clausole tali da alterare la forma e la struttura del tipo societario adottato e che, senza essere giustificate dalla succitata funzione contrastano con norme inderogabili, quale è quella dell'art. 2437 c.c. che non consente l'esclusione del diritto di recesso nelle ipotesi da essa prevista.

Tribunale Napoli  02 settembre 1992

 

In materia di consorzi, anche se la legge non precisa esattamente quali siano gli organi di tali enti, dal complesso delle disposizioni dettate dagli art. 2603, comma 2 n. 4, 2612, comma 2 n. 4, e 2613 c.c. deriva che detta qualifica, mentre spetta senz'altro a coloro i quali hanno la direzione dei consorzi, non può essere esclusa in capo ad altri soggetti cui sia conferito un incarico diverso, con conseguente idoneità dell'attività di tali soggetti a far sorgere la responsabilità solidale a carico dei consorziati ex art. 2615, comma 2 c.c.

Cassazione civile sez. II  27 novembre 1986 n. 6993  

 

La società consortile di cui all'art. 2615-ter c.c. è una particolare forma di consorzio le cui connotazioni principali e prevalenti non si discostano, anche quanto alla forma richiesta, dall'art. 2603 c.c.

Tribunale Matera  23 aprile 1985

 

L'art. 2603, comma 1, c.c., che prevede la forma scritta, a pena di nullità, per il contratto di consorzio, si riferisce ai consorzi tra imprenditori per il coordinamento della produzione e degli scambi e, pertanto, non è applicabile al consorzio costituito tra proprietari d'immobili per la gestione delle parti e dei servizi comuni di una zona residenziale, il quale, non rientrando in nessuna delle categorie tipiche disciplinate dal codice o dalle leggi speciali, configura un'associazione non riconosciuta, che - costituita sul presupposto di un'obiettiva coincidenza di determinati bisogni o interessi ed allo scopo di provvedere con organizzazione comune al loro migliore soddisfacimento - è regolata dagli accordi degli associati e dagli art. 36 ss. c.c., nonché da ogni altra norma applicabile alle associazioni prive di personalità giuridica. Ne consegue che, per quanto riguarda i requisiti di forma dell'atto costitutivo di tale associazione, la necessità, per legge, della forma scritta (atto pubblico o scrittura privata) sussiste, ai sensi dell'art. 1350 n. 9 c.c., solo quando sia conferito il godimento di beni immobili o di altri diritti reali immobiliari per un tempo eccedente i nove anni o per un tempo indeterminato.

Cassazione civile sez. II  18 luglio 1984 n. 4199  

 

Nel caso di società-consorzio, cioè di società commerciale che venga costituita fra più imprenditori, come consentito dall'art. 2615-ter c.c. (introdotto dalla l. 10 maggio 1976 n. 377) per il perseguimento di finalità consortili, di disciplina e coordinamento delle rispettive attività, restano interamente applicabili le disposizioni sui consorzi dettate dagli art. 2602 ss. c.c., tenuto conto che l'espressa previsione in questo senso contenuta nell'art. 2620 comma 1 c.c. non può trovare limitazioni o deroghe, sotto il profilo della compatibilità di tali disposizioni con quelle dettate in tema di società, perché, nell'indicata fattispecie, la società non viene impiegata nella sua funzione tipica, ma come strumento di attuazione di una volontà diversa, specificamente riconosciuta e regolamentata dalla legge. Anche nella società consorzio, pertanto, sono operanti le disposizioni degli art. 2603, 2609 e 2610 c.c. con riguardo allo scioglimento del vincolo consortile rispetto al singolo consorziato.

Cassazione civile sez. I  04 novembre 1982 n. 5787

 

L'adesione di un soggetto ad un consorzio, comportando modificazione del contratto plurilaterale ex art. 2607 c.c., deve farsi, al pari della costituzione del consorzio (art. 2603 c.c.), per iscritto a pena di nullità; all'uopo non occorre la creazione di un unico documento, essendo sufficiente che attraverso uno o più atti scritti risultino i requisiti sostanziali, particolarmente quelli volitivi, riferibili a tutti i consorziati ed al soggetto aderente, idonei alla costituzione di nuove situazioni giuridiche.

Cassazione civile sez. I  29 giugno 1981 n. 4208  

 

 

Procedimento civile

In tema di giudizio secondo equità, qualora il giudice di pace abbia ritenuto non necessaria l'adozione della forma scritta per l'adesione ad un consorzio fra proprietari d'immobili, mentre è inammissibile - stante la natura del procedimento - la censura relativa alla disapplicazione delle norme sostanziali relative all'obbligatorietà (o meno) della partecipazione al consorzio "de quo" e alla forma dell'adesione ad esso, neppure è configurabile la violazione dei principi informatori della materia (Corte cost. 206 del 2004), giacché la costituzione dei consorzi tra proprietari d'immobili in zone residenziali, a differenza dei consorzi tra imprenditori per il coordinamento e la produzione degli scambi, non necessita dell'adozione di forme solenni, a meno che non sia conferito il godimento di beni immobili o di diritti reali immobiliari per un tempo eccedente il novennio o per un tempo indeterminato, onde, a maggior ragione, non può essere richiesta la forma scritta per l'adesione ad essi.

Cassazione civile sez. II  14 febbraio 2005 n. 2960



 
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