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Art. 2606 codice civile: Deliberazioni consortili

Se il contratto non dispone diversamente, le deliberazioni relative all’attuazione dell’oggetto del consorzio sono prese col voto favorevole della maggioranza dei consorziati.

Le deliberazioni che non sono prese in conformità alle disposizioni di questo articolo o a quelle del contratto possono essere impugnate davanti all’autorità giudiziaria entro trenta giorni. Per i consorziati assenti il termine decorre dalla comunicazione o, se si tratta di deliberazione soggetta ad iscrizione, dalla data di questa.


Commento

Impugnazione: [v. 2113].

 

Dalla lettura della norma si evince la presenza nel consorzio di un vero e proprio organo collegiale (assemblea).

La disciplina prevista in tema di impugnazioni, infatti, presuppone proprio un’adunanza assembleare, per il cui funzionamento sorge, poi, il problema della normativa applicabile, vista la lacunosità della disciplina legislativa.


Giurisprudenza annotata

Consorzi.
Ai sensi dell'art. 2606 c.c. le delibere consortili prese in violazione di quorum deliberativi devono essere impugnate davanti all'autorità giudiziaria entro trenta giorni. Si devono, infatti, ascrivere all'area dell'annullabilità le delibere assunte con la maggioranza inferiore a quella prescritta. Ciò comporta che ove la delibera non venga impugnata nel termine di trenta giorni è valida ed efficace nei confronti di tutti i partecipanti al consorzio, in applicazione di un indirizzo, rinvenibile nella materia delle delibere delle assemblee condominiali, cui la materia delle delibere consortili è assimilabile, e al quale il legislatore si è uniformato anche in materia societaria, che invertendo i principi comuni di diritto negoziale, ha assunto la generalità dei casi di contrasto con la legge o il regolamento nella categoria dell'annullabilità, rimanendo pertanto confinata la nullità assoluta in casi nominati o residuali nell'elaborazione giurisprudenziale.
T.A.R. Napoli (Campania) sez. IV 04 luglio 2013 n. 3437

A norma dell'art. 2606 c.c. le decisioni per l'attuazione dell'oggetto del consorzio vengono assunte a maggioranza, mentre l'art. 2607 c.c. prevede l'unanimità per le sole modificazioni del contratto. I consorziati decidono mediante l'assemblea, le cui deliberazioni possono essere impugnate dai soci assenti o dissenzienti, entro il termine di 30 giorni, nelle ipotesi di non conformità alle disposizioni predette in ordine alla maggioranza necessaria ovvero a quelle di cui all'atto costitutivo del consorzio - nonché, secondo l'interpretazione pacifica della norma - nel caso di contrasto con norme di legge o principi generali di diritto. Per quanto riguarda, in particolare, le delibere in tema di esclusione del socio, si ritiene generalmente che le stesse richiedano l'unanimità dei consensi, salvo quello della persona della cui esclusione si discute, ma ciò solo qualora il contratto consortile non preveda diversamente. Il provvedimento di esclusione deve quindi necessariamente contenere, ai fini del successivo controllo giudiziario, la specifica enunciazione dei fatti addebitati, al fine di rendere possibile una puntuale difesa da parte del socio escluso. Occorre poi mettere in rilievo che il giudice adito in sede di impugnazione della deliberazione di esclusione è tenuto ad accertare il compimento da parte del consorziato escluso degli atti e comportamenti imputatigli, a verificare che gli atti specifici siano addebitagli allo stesso e che i medesimi rientrino nella categoria ipotizzata come causa di esclusione dalla legge o dall'atto costitutivo, in applicazione della disciplina generale in tema di risoluzione del contratto per inadempimento, pur senza spingersi ad esprimere una valutazione sull'opportunità ed il merito della deliberazione.
Corte appello Bari sez. I 19 novembre 2012 n. 1235

La domanda diretta a far accertare la non conformità al vero del contenuto della delibera assembleare di un consorzio con attività esterna, quale riportato nel relativo verbale, integra gli estremi di un'azione di accertamento dell'inesistenza materiale di detta deliberazione e può pertanto essere proposta anche da un soggetto estraneo al novero dei consorziati, se a tale accertamento egli abbia un interesse concreto e attuale. Siffatto interesse è però da escludere nel caso in cui una successiva delibera della medesima assemblea consortile abbia confermato la precedente, non essendo il terzo legittimato a far valere, in base al disposto del comma 2 dell'art. 2606 c.c., l'eventuale contrarietà della delibera confermativa agli obblighi derivanti dal contratto consortile, ivi compreso l'obbligo di esecuzione secondo buona fede la cui violazione si sia tradotta in un eccesso di potere della maggioranza in danno della minoranza dei consorziati.
Cassazione civile sez. I 17 febbraio 2012 n. 2334

Il termine perentorio di 30 giorni stabilito dall'art. 2606 c.c. per l'impugnativa delle delibere consortili è un termine di decadenza, rilevabile d'ufficio dal giudice in ogni grado del processo, che è posto a tutela di un interesse generale, in relazione a diritti indisponibili non rientranti nell'autonomia privata dei consorziati.
Tribunale Cassino 15 luglio 1999

Pur potendosi dubitare che le norme sull'impugnativa delle delibere assembleari siano applicabili per analogia ai consorzi, il giudice può disporre in via d'urgenza la sospensione di una deliberazione consortile se sussista il fondato timore che dall'immediata esecuzione di questa possa derivare a chi la abbia impugnata un pregiudizio immediato ed irreparabile.
Tribunale Cassino 19 novembre 1997

La delibera dell'assemblea di un consorzio, richiesta dallo statuto affinché il Presidente possa agire o resistere in giudizio, concorre ad integrare la capacità processuale dell'ente, sicché la sua mancanza comporta l'inefficacia degli atti processuali compiuti a mezzo del Presidente, per cui è inammissibile il ricorso per Cassazione del medesimo proposto senza la detta autorizzazione.
Cassazione civile sez. II 15 luglio 1995 n. 7753

Nelle società per azioni consortili le deliberazioni dell'assemblea devono essere assunte con il rispetto delle inderogabili disposizioni societarie e non in base all'art. 2606 c.c.
Tribunale Milano 12 maggio 1984



 
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