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Art. 2607 codice civile: Modificazioni del contratto

Il contratto, se non è diversamente convenuto, non può essere modificato senza il consenso di tutti i consorziati.

Le modificazioni devono essere fatte per iscritto sotto pena di nullità (1).


Commento

(1) Occorre precisare che per i consorzi con attività esterna [v. 2602] le modifiche degli elementi contrattuali dovranno essere iscritte nel registro delle imprese, in quanto si tratta di consorzi destinati a svolgere attività con i terzi.


Giurisprudenza annotata

Pubblica amministrazione

Vale nel nostro ordinamento, in forza degli art. 2607 ss. c.c., il principio di libera determinazione delle condizioni lavorative ad opera delle parti interessate, con la conseguenza che la previsione, in sede di gara, dell'applicazione obbligatoria di un determinato contratto collettivo quale condizione di partecipazione, violerebbe il principio di libera contrattazione delle condizioni di lavoro; pertanto la stazione appaltante non può predeterminare l'obbligatoria applicazione dell'uno piuttosto che dell'altro contratto di lavoro, dovendo limitarsi a verificare che il contratto di cui l'aggiudicatario effettua l'applicazione sia stato regolarmente sottoscritto dalle organizzazioni di categoria e ad esaminare la sua incidenza sulla congruità e affidabilità dell'offerta presentata, ai sensi dell'art. 87, comma 3, d.lg. n. 163/2006 (in disparte l'art. 82, comma 3 bis, d.lg. n. 163/2006, "ratione temporis" non applicabile alla fattispecie in esame).

T.A.R. Firenze (Toscana) sez. I  14 luglio 2014 n. 1275  

 

 

Consorzi.

A norma dell'art. 2606 c.c. le decisioni per l'attuazione dell'oggetto del consorzio vengono assunte a maggioranza, mentre l'art. 2607 c.c. prevede l'unanimità per le sole modificazioni del contratto. I consorziati decidono mediante l'assemblea, le cui deliberazioni possono essere impugnate dai soci assenti o dissenzienti, entro il termine di 30 giorni, nelle ipotesi di non conformità alle disposizioni predette in ordine alla maggioranza necessaria ovvero a quelle di cui all'atto costitutivo del consorzio - nonché, secondo l'interpretazione pacifica della norma - nel caso di contrasto con norme di legge o principi generali di diritto. Per quanto riguarda, in particolare, le delibere in tema di esclusione del socio, si ritiene generalmente che le stesse richiedano l'unanimità dei consensi, salvo quello della persona della cui esclusione si discute, ma ciò solo qualora il contratto consortile non preveda diversamente. Il provvedimento di esclusione deve quindi necessariamente contenere, ai fini del successivo controllo giudiziario, la specifica enunciazione dei fatti addebitati, al fine di rendere possibile una puntuale difesa da parte del socio escluso. Occorre poi mettere in rilievo che il giudice adito in sede di impugnazione della deliberazione di esclusione è tenuto ad accertare il compimento da parte del consorziato escluso degli atti e comportamenti imputatigli, a verificare che gli atti specifici siano addebitagli allo stesso e che i medesimi rientrino nella categoria ipotizzata come causa di esclusione dalla legge o dall'atto costitutivo, in applicazione della disciplina generale in tema di risoluzione del contratto per inadempimento, pur senza spingersi ad esprimere una valutazione sull'opportunità ed il merito della deliberazione.

Corte appello Bari sez. I  19 novembre 2012 n. 1235  

 

È legittima la delibera con la quale il consiglio direttivo di un consorzio accerta il verificarsi della causa di scioglimento per decorso del termine di durata, qualora la proroga del consorzio stesso non sia stata assunta con il consenso di tutti i consorziati e con la forma scritta, richiesta dall'art. 2607 c.c.

Tribunale Milano  21 maggio 1990

 

Un consorzio avente per scopo la realizzazione di opere di interesse comune (sistemazione del terreno in genere, costruzione di strade, rete idrica, ecc.), non costituendo attività imprenditoriale in senso stretto, non è disciplinato dalle norme di cui agli art. 2602 ss., nè da quelle sui consorzi per l'uso comune delle acque di cui al libro III della proprietà del codice civile, bensì dalle norme sulle associazioni non riconosciute. Conseguentemente, le modificazioni del contratto consortile non richiedono l'unanimità dei consensi ex art. 2607 c.c. bensì la presenza dei tre quarti degli associati ed il voto favorevole della maggioranza dei presenti ex art. 21 c.c.

Tribunale Torino  04 marzo 1985

 

L'adesione di un soggetto ad un consorzio, comportando modificazione del contratto plurilaterale ex art. 2607 c.c., deve farsi, al pari della costituzione del consorzio (art. 2603 c.c.), per iscritto a pena di nullità; all'uopo non occorre la creazione di un unico documento, essendo sufficiente che attraverso uno o più atti scritti risultino i requisiti sostanziali, particolarmente quelli volitivi, riferibili a tutti i consorziati ed al soggetto aderente, idonei alla costituzione di nuove situazioni giuridiche.

Cassazione civile sez. I  29 giugno 1981 n. 4208  



 
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