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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2615-ter codice civile: Società consortili.

Le società previste nei capi III e seguenti del titolo V possono assumere come oggetto sociale gli scopi indicati nell’articolo 2602.

In tal caso l’atto costitutivo può stabilire l’obbligo dei soci di versare contributi in denaro.


Commento

Atto costitutivo: [v. 2295].

 

Società consortili: si tratta di società di qualunque struttura, eccetto la società semplice, costituita per la realizzazione di uno scopo consortile. Quest’ultimo consiste nella disciplina e nello svolgimento di determinate fasi delle singole imprese dei consorziati. Questi, infatti, mirano al coordinamento della produzione delle rispettive imprese, per ottenere migliore efficienza e competitività sul mercato.


Giurisprudenza annotata

Opere pubbliche

La disciplina delle società consortili di cui all'art. 2615-ter c.c. è di tipo misto, nel senso che la personalità giuridica è regolata dalla forma societaria prescelta, mentre gli aspetti sostanziali dalla disciplina propria dei consorzi di imprese articolata essenzialmente nel mandato collettivo speciale con rappresentanza, attribuito dai soggetti consorziati all'amministratore del consorzio, e nella responsabilità solidale per le obbligazioni assunte da quest'ultimo per conto ed in nome dei consorziati; ne consegue che legittimamente non viene escluso da una gara pubblica d'appalto un consorzio, partecipante per conto e nell'interesse delle imprese consorziate designate, che successivamente alla presentazione dell'offerta abbia assunto veste di società consortile, attesa l'identicità della situazione in ordine ai requisiti di idoneità tecnica e finanziaria ed alla responsabilità illimitata e solidale delle consorziate nei confronti dell'amministrazione appaltante, restando di contro irrilevante la mancata sottoscrizione dell'offerta da parte dei legali rappresentanti delle singole imprese, richiesta per la diversa forma associativa del raggruppamento temporaneo.

T.A.R. Salerno (Campania) sez. II  23 febbraio 2012 n. 370

 

In base all'art. 34, d.lg. n. 163 del 2006 la società consortile di cui all'art. 2615 ter c.c. è considerata come una particolare forma giuridica nella quale i consorzi possono presentarsi ("costituiti anche in forma di..."), in linea di principio non tale da determinare un trattamento essenzialmente diverso del consorzio stesso. Lo stesso codice sottopone ad una disciplina unitaria, quella dell'art. 37, sia i raggruppamenti temporanei sia i consorzi ordinari, che per quanto si è detto possono presentarsi anche in forma di società consortile. Pertanto, in linea di principio, non è illogico né irrazionale, ma anzi consono allo spirito della legge, applicare ad un consorzio ordinario, sia o non sia lo stesso una società consortile, la disciplina di gara stabilita per un RTI.

T.A.R. Brescia (Lombardia) sez. II  04 novembre 2010 n. 4556

 

 

Pubblica amministrazione

Con riferimento alla tematica della partecipazione alle procedure concorsuali la figura della società consortile deve essere assimilata a quella dell'Ati, pertanto ad una società consortile, costituita ex art. 2615 ter c.c., che preveda, nel proprio statuto, anche la finalità di partecipare a gare pubbliche, devono essere applicate le norme valide per le Ati le quali consentono la somma dei requisiti di idoneità posseduti dalle varie imprese partecipanti all'associazione temporanea al fine di conseguire il possesso del requisito richiesto per la partecipazione alla gara. (Riforma Tar Liguria n. 546 del 2004).

Consiglio di Stato sez. VI  01 luglio 2008 n. 3326

 

Un consorzio di cooperative e, specificamente, una società consortile (art. 2615 ter c.c.) con struttura ed identità autonoma rispetto a quella delle cooperative consorziate, è soggetto ammesso a partecipare alla procedura di affidamento dei contratti pubblici ai sensi dell'art. 34, lett. B), d. lg. n. 163 del 2006: tuttavia il possesso dei requisiti generali in ordine alla regolarità della gestione delle singole imprese sotto il profilo dell'ordine pubblico e di idoneità morale vanno verificati non solo in capo al consorzio ma anche in capo alle consorziate designate esecutrici del servizio, dovendosi - invece - ritenere cumulabili in capo al consorzio i soli requisiti di idoneità tecnica e finanziaria

T.A.R. Firenze (Toscana) sez. II  18 giugno 2008 n. 1637

 

 

Impresa ed imprenditore

Il regime dell'associazione temporanea di imprese è diverso da quello della società consortile che sia stata successivamente costituita, facendo capo l'uno alla riunione d'imprese regolata dagli art. 17 e 18 l. n. 584 del 1977, nella quale si instaura tra la capogruppo e le altre un rapporto di mandato, gratuito e irrevocabile, e l'altro (avuto riguardo al rinvio dell'art. 2615 ter c.c.) alle norme codicistiche consortili e societarie, per le quali la società consortile opera in forma fortemente aggregante, delibera con il criterio e le regole proprie degli organismi associativi (e cioè con le maggioranze stabilite in relazione all'oggetto) ed è gestita attraverso organi che hanno poteri rappresentativi e amministrativi e assumono responsabilità nei confronti dei consorziati secondo la generale disciplina dell'art. 2392 c.c. Conseguentemente se al consorzio è possibile applicare modello giuridico del mandato, nel momento in cui contratta con i terzi, considerato l'esplicito riferimento a esso dell'art. 2609 c.c., sia pure con gli adattamenti in tema di responsabilità previsti dall'art. 2615 c.c., quel modello si appalesa impraticabile allorché si sia di fronte alla scelta della formula societaria, che con il mandato non ha alcuna affinità.

Corte appello Roma sez. III  17 giugno 2008 n. 2533

 

 

Società

Il controllo giudiziario di cui all'art. 2409 c.c. non è applicabile nei confronti dei consorzi con attività esterna, salvo che tali enti siano costituiti nella forma di società consortili ai sensi dell'art. 2615 ter c.c.

Corte appello Salerno  17 dicembre 2007



 
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