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Art. 2623 codice civile: Falso in prospetto

Articolo abrogato dall’art. 34, L. 28 dicembre 2005, n. 262.


Giurisprudenza annotata

Falso in prospetto

A seguito della riformulazione legislativa dell'art. 223 comma 2 n. 1 l. fall., il falso in prospetto (art. 2623 c.c.) non rientra nel novero degli illeciti societari la cui consumazione, in caso di fallimento, comporta l'integrazione del citato delitto di cui all'art. 223 l. fall. Ne consegue che deve essere revocata ex art. 673 c.p.p., per intervenuta "abolitio criminis", la sentenza di condanna pronunciata per bancarotta fraudolenta impropria da reato societario, nella specie falso in prospetto ex art. 2621 comma 1 n. 1 c.c. nella versione antecedente alla modifica del d.lg. n. 61 del 2002.

Cassazione penale sez. V  19 settembre 2005 n. 45714  

 

La nuova figura di reato del falso in prospetto, prevista dall'art. 2623 c.c., nel testo introdotto dall'art. 1 d.lg. 11 aprile 2002 n. 61, non rientra nel novero delle fattispecie di reati societari, la cui consumazione costituisce requisito per la integrazione del delitto di cui all'art. 223 l. fall., e quindi la corrispondente condotta non è più prevista come reato di bancarotta fraudolenta impropria societaria. (In motivazione la Corte ha osservato che il reato di falso in prospetto, pur ponendosi in rapporto di continuità normativa con quello di false comunicazioni sociali delineata dall'art. 2621 c.c. nel testo antecedente all'entrata in vigore del citato decreto, è attualmente configurato in una autonoma figura criminosa che non è stata richiamata fra quelle espressamente elencate dall'art. 223 l. fall.).

Cassazione penale sez. V  19 settembre 2005 n. 45714  

 

Esiste continuità normativa tra il reato di cui al previgente art. 174 d.lg. n. 58 del 1998 e quello di “falso in prospetto” previsto dall'attuale art. 2623 c.c., differenziandosi detta seconda previsione dalla precedente, in cui già appariva evidente la necessaria volontarietà del comportamento, solo per la presenza dell'ulteriore requisito costituito dalla intenzionale direzione del medesimo comportamento ad ingannare i destinatari dell'informazione.

Cassazione penale sez. V  25 gennaio 2005 n. 11064  

 

In tema di reati societari, il giudice penale che accerti l'avvenuta "abolitio criminis" del reato di impedito controllo della gestione sociale - originariamente previsto dall'art. 2623 n. 3 c.c. - ad opera dell'art. 2625 c.c., introdotto dal d.lg. n. 61 del 2002, il quale prevede che la condotta di impedito controllo, quando non abbia cagionato danno ai soci, sia punita con sanzione pecuniaria amministrativa - non ha l'obbligo di trasmettere gli atti alla autorità amministrativa competente ad applicare le sanzioni in ordine all'illecito depenalizzato, non sussistendo alcuna disposizione transitoria del d.lg. n. 61 del 2002 che preveda un tale obbligo, mentre il legislatore, laddove ha ritenuto necessaria tale trasmissione, ha dettato un'espressa previsione (ad esempio per gli illeciti valutari), posto che detto obbligo si pone in contrasto con il principio di irretroattività della sanzione amministrativa sancita dall'art. 689 del 1981, che non può essere derogato se non nelle ipotesi tassativamente previste. Nè sono applicabili - trattandosi di violazione antecedente l'entrata in vigore del d.lg. n. 61 del 2002 - le disposizioni transitorie di cui alla l. n. 689 del 1981, ovvero l'art. 2 comma 3 c.p., in quanto tale previsione disciplina l'ipotesi di successione di leggi penali e non quella in cui sopravvenga una legge che trasforma il fatto costituente reato in illecito amministrativo. Con la conseguenza che in nessun caso l'autorità amministrativa può applicare alla violazione dell'art. 2623 n. 3 c.c. una sanzione ai sensi dell'art. 2625 c.c. come modificato.

Cassazione penale sez. V  05 marzo 2004 n. 21064  

 

La nuova figura di reato del falso in prospetto, prevista dall'art. 2623 c.c., nel testo introdotto dall'art. 1 d.lg. 11 aprile 2002 n. 61, si pone in rapporto di continuità normativa con quella di false comunicazioni sociali, quale delineata dall'art. 2621 c.c. nel testo antecedente all'entrata in vigore del d.lg. n. 61 del 2002, atteso che la condotta attualmente qualificabile come falso in prospetto ben poteva costituire, in precedenza, modalità di attuazione del reato di false comunicazioni sociali.

Cassazione penale sez. V  13 gennaio 2004 n. 10438  

 

In tema di bancarotta fraudolenta impropria da reato societario, la nuova formulazione dell'art. 223 comma 2 n. 1 l. fall. introdotta dall'art. 4 d.lg. 11 aprile 2002 n. 61, non ha riprodotto, tra i fatti-reato che possono essere causa o concausa di dissesto societario, l'art. 2623 c.c. che, al numero 3), prevedeva il fatto degli amministratori che impediscono il controllo della gestione sociale da parte del collegio sindacale. La tutela del regolare esercizio dell'attività di controllo è ora affidata ad una nuova disposizione, quella contenuta nell'art. 2625 c.c., che ha depenalizzato, in parte, l'illecito previsto dal vecchio art. 2623 c.c. (nel caso in cui non vi siano stati danni per i soci), prevedendo, in ipotesi contraria, una fattispecie delittuosa punibile a querela della persona offesa. (Nel caso di specie, la S.C., nel riqualificare l'originario addebito, formulato ai sensi degli art. 223 l. fall. in relazione all'art. 2623 c.c., ora abrogato, ha ritenuto che, sussistendo il danno per i soci, residuasse la fattispecie di cui al comma 2 dell'art. 2625 relativamente alla quale, però, non risultando proposta la querela nel termine di legge - sia pure con la decorrenza stabilita dall'art. 5 d.lg. n. 61 del 2002, e cioè dalla data di entrata in vigore della stessa normativa - ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, con la formula corrispondente).

Cassazione penale sez. V  27 marzo 2003 n. 25510  

 

I reati di cui agli art. 2623 c.c. (falso in prospetto) e 2624 stesso codice (falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione), nella formulazione introdotta dal d.lg. 11 aprile 2002 n. 61, sono reati di pericolo, anche se, per entrambi, l'eventuale verificarsi del danno costituisce ipotesi aggravata.

Cassazione penale sez. V  21 maggio 2002 n. 23449  

 

L'elemento soggettivo del reato di cui all'art. 2623 n. 3 c.c. (in relazione all'omessa esibizione, da parte degli amministratori, dei libri e documenti contabili ai soci che ne abbiano fatto richiesta) non può ritenersi escluso dalla convocazione dell'assemblea della società (nella specie, a responsabilità limitata), giacché tale convocazione non è equivalente alla messa a disposizione di tutti i libri e documenti contabili richiesti a norma dell'articolo 2489 c.c. e pertanto non può, in mancanza del supporto di altri specifici elementi, configurarsi come atto dimostrativo di dare seguito alla richiesta dei soci.

Cassazione penale sez. I  07 giugno 2000 n. 8085  

 

L'elemento soggettivo del reato di cui all'articolo 2623 n. 3 c.c. (in relazione all'omessa esibizione, da parte degli amministratori, dei libri e documenti contabili ai soci che ne abbiano fatto richiesta) non può ritenersi escluso dalla convocazione dell'assemblea della società (nella specie, a responsabilità limitata), giacché tale convocazione non è equivalente alla messa a disposizione di tutti i libri e documenti contabili richiesti a norma dell'articolo 2489 c.c. e pertanto non può, in mancanza del supporto di altri specifici elementi, configurarsi come atto dimostrativo di dare seguito alla richiesta dei soci.

Cassazione penale sez. I  07 giugno 2000 n. 8085  

 



 
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