codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 2628 codice civile: Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante

Gli amministratori che, fuori dei casi consentiti dalla legge, acquistano o sottoscrivono azioni o quote sociali, cagionando una lesione all’integrità del capitale sociale o delle riserve non distribuibili per legge, sono puniti con la reclusione fino ad un anno.

La stessa pena si applica agli amministratori (1) che, fuori dei casi consentiti dalla legge (2), acquistano o sottoscrivono azioni o quote emesse dalla società controllante, cagionando una lesione (3) del capitale sociale o delle riserve non distribuibili per legge.

Se il capitale sociale o le riserve sono ricostituiti prima del termine previsto per l’approvazione del bilancio relativo all’esercizio in relazione al quale è stata posta in essere la condotta, il reato è estinto.


Commento

Amministratori: [v. 2621]; Società controllante: [v. 2341bis].

 

(1) I soggetti responsabili sono individuati negli amministratori e, dunque, si tratta di un reato proprio. È richiesto il dolo generico.

 

(2) Il decreto di riforma ha introdotto la precisazione «fuori dei casi consentiti dalla legge» in quanto esistono operazioni sulle azioni proprie che non sono vietate [v. 2357 e ss.; 2501bis].

 

(3) Il reato è strutturato con evento di danno nella forma della lesione all’integrità del capitale sociale e delle riserve, per cui ad integrarne gli estremi dello stesso non basterà la mera inosservanza delle disposizioni sull’acquisto di azioni.


Giurisprudenza annotata

Fallimento

La fattispecie penale di cui all'art. 223 comma 2 n. 1 l. fall. non è un'ipotesi aggravata del reato societario, ma è un autonomo titolo di reato inquadrato nel paradigma della bancarotta fraudolenta impropria. L'articolo anzidetto dispone, infatti, che si applica la pena comminata dall'art. 216 l. fall. agli amministratori, sindaci, ecc. che hanno commesso "dei fatti preveduti dagli art. 2621, 2622, 2623, 2628, 2630, comma 1 c.c. L'utilizzo del sostantivo "fatti", non del sostantivo "reati", indica che le violazioni delle citate disposizioni civili sono normativamente considerate come fatti integranti il precetto di un'autonoma fattispecie criminosa e non come reati più gravemente sanzionati per la sopravenienza della procedura concorsuale.

Cassazione penale sez. V  10 novembre 2000 n. 11452  

 

Non è illimitatamente responsabile e non può essere dichiarato fallito il socio di una società per azioni che su di essa eserciti il controllo, anche senza l'osservanza delle regole preposte all'organizzazione della società di capitali (c.d. socio tiranno). La responsabilità illimitata infatti è estranea alla nozione di personalità giuridica, tranne l'ipotesi dell'azionista unico, il quale comunque non può essere dichiarato fallito. Gli unici rimedi alle diverse forme di abuso della società sono date dalle misure preventive e repressive espressamente predisposte dal codice con la disciplina dei controlli (art. 2409 c.c.), della responsabilità degli amministratori e dei sindaci per i danni arrecati alla società, ai creditori e ai terzi, nonché della responsabilità penale ex art. 2621 e ss. e 2628 e ss. c.c.

Tribunale Roma  03 luglio 1982

 

Nella fattispecie prevista dall'art. 223, comma 2 n. 1, r.d. 16 marzo 1942 n. 267 - in relazione alla quale si applica la pena stabilita dal comma 1 dell'art. 216 agli amministratori, direttori generali, ecc. che abbiano commesso alcuno dei fatti preveduti dagli art. 2621, 2622, 2623, 2628, 2630, comma 1 c.c. - non si configura una circostanza aggravante di delitti minori commessi prima del fallimento, ma un'ipotesi autonoma di reato di cui il fallimento è elemento costitutivo.

Cassazione penale sez. V  28 gennaio 1980

 

 

Società

L'art. 2628 c.c. relativo a manovre fraudolente sui titoli della società, tutela, come del resto in genere i reati cosiddetti societari, non solo gli interessi patrimoniali della società, ma anche gli interessi dei soci "uti singuli", e specialmente di coloro che sono estranei al gruppo che controlla la società. Ne deriva che il singolo azionista, quale titolare dell'interesse tutelato dalla norma, deve essere considerato persona offesa dal delitto in esame, sicché è legittimato a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione.

Cassazione penale sez. V  01 giugno 1992

 

Quando nell'art. 2628 c.c. si è usata l'espressione "altri mezzi fraudolenti", si è voluta usare una espressione che ha un significato ristretto, in quanto i mezzi, per essere fraudolenti, debbono essere obiettivamente ed intrinsecamente illeciti.

Tribunale Genova  28 novembre 1985



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti