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Art. 2629 codice civile: Operazioni in pregiudizio dei creditori

Gli amministratori (1) che, in violazione delle disposizioni di legge a tutela dei creditori (2), effettuano riduzioni del capitale sociale o fusioni con altra società o scissioni, cagionando danno ai creditori, sono puniti, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Il risarcimento del danno ai creditori prima del giudizio estingue il reato.


Commento

Amministratori: [v. 2621]; Riduzione del capitale: [v. 2484]; Fusione: [v. 2501]; Scissione: [v. 2506]; Querela: [v. 2622].

 

(1) I soggetti responsabili sono individuati negli amministratori e, pertanto, si tratta di reato proprio. È richiesto il dolo generico.

 

(2) Il reato è strutturato con evento di danno nella forma di danno ai creditori; le operazioni senza danno non sono rilevanti penalmente.


Giurisprudenza annotata

Operazioni in pregiudizio dei creditori

Non vi è un necessario collegamento tra gli art. 2343 e 2649 c.c., perciò la mancanza della stima regolata dall'art. 2343 c.c. non fa escludere i reato di valutazione esagerata dei conferimenti, previsto dall'art. 2629 c.c., il quale è configurabile se la sopravvalutazione è patrimonialmente apprezzabile ed è avvenuta fraudolentemente.

Cassazione penale sez. V  02 marzo 1993

 

Elemento costitutivo del reato di cui all'art. 2629 n. 2 c.c. è la fraudolenta supervalutazione dei beni o dei crediti trasferiti; pertanto il reato non sussiste nel caso in cui gli amministratori di una società di capitali effettuino, senza esagerare fraudolentemente il valore, acquisti di beni in difetto di relazione giurata o di autorizzazione assembleare.

Tribunale Lucca  03 novembre 1992

 

Nell'indagine sulla sussistenza del delitto di valutazione esagerata dei conferimenti in natura, di cui all'art. 2629 c.c., si deve aver riguardo alla effettiva realtà dell'operazione posta in essere, al di là della veste formale con la quale gli organi societari l'abbiano rivestita (fattispecie di conferimento di partecipazione azionaria in forma atipica finalizzato ad eludere i controlli di cui all'art. 2343 c.c.).

Cassazione penale sez. V  19 giugno 1992

 

L'esagerata valutazione dei crediti conferiti in società non integra il reato di cui all'art. 2629 c.c. ove commessa anteriormente all'entrata in vigore del d.P.R. 10 febbraio 1986, n. 30.

Cassazione penale sez. V  19 giugno 1992

 

Anche i sindaci possono concorrere nel reato proprio previsto dall'art. 2629 c.c., ove sussista un nesso causale tra la loro condotta commissiva od omissiva ed il conferimento ipervalutato.

Cassazione penale sez. V  19 giugno 1992

 

I sindaci non sono indicati quali autori qualificati del reato previsto dall'art. 2629 c.c.; essi, peraltro, possono risponderne a titolo di concorso commissivo od omissivo, in quanto titolari di una funzione di controllo (artt. 2403, 2405, 2407 c.c.) e quindi soggetti obbligati all'impedimento del reato ai sensi dell'art. 40 comma 2 c.p..

Cassazione penale sez. V  28 febbraio 1991

 

Non sussiste alcun collegamento tra l'art. 2629 e l'art. 2343 ultimo comma c.c., dovendosi escludere che il primo sanzioni penalmente i precetti del secondo; pertanto, il reato in questione sussiste anche allorché il valore dei beni o dei crediti conferiti non sia inferiore di oltre un quinto a quello per cui avvenne il conferimento. Ciò, peraltro, non significa che ogni sopravvalutazione, sia pur minima, integri il reato di cui all'art. 2629 c.c., essendo pur sempre necessario che la stessa sia patrimonialmente apprezzabile; ed in tale valutazione l'art. 2343 c.c. può eventualmente fornire un semplice criterio orientativo, mentre l'indagine si deve fondare soprattutto sull'elemento soggettivo, ossia sul carattere fraudolento dell'esagerazione.

Cassazione penale sez. V  28 febbraio 1991

 

L'eventuale nullità dell'atto che costituisce il presupposto od il mezzo di attuazione del conferimento in natura non esclude la sussistenza del reato previsto dall'art. 2629 c.c..

Cassazione penale sez. V  28 febbraio 1991

 

L'art. 2629 c.c., nella formulazione anteriore al d.P.R. 10 febbraio 1986, n. 30 (diretto ad adeguare la legislazione italiana alle direttive della C.E.E.), puniva esclusivamente i promotori e i soci fondatori che avessero fraudolentemente esagerato i valori dei " conferimenti in natura " nell'atto costitutivo (comma 1), nonché l'esagerata valutazione degli stessi conferimenti, da parte degli amministratori e soci conferenti, nell'aumento di capitale e, infine, l'esagerata valutazione del patrimonio della società in caso di trasformazione (comma 2). Solo per effetto dell'art. 32 del d.P.R. citato, che ha sostituito l'art. 2629, è ora punita anche l'esagerata fraudolenta valutazione dei crediti conferiti, tanto nell'atto costitutivo che in caso di aumento di capitale (nn. 1 e 3). Ne deriva che, anteriormente alla riforma, l'esagerata valutazione dei crediti conferiti non integrava il reato di cui all'art. 2629 c.c.; nè, trattandosi di norma incriminatrice, ne è consentita un'applicazione analogica sì da estenderne l'ambito anche al conferimento dei crediti.

Cassazione penale sez. V  28 febbraio 1991

 

Ai fini della sussistenza del delitto di valutazione esagerata dei conferimenti in natura ciò che rileva è la reale situazione di fatto, e non già il mero dato formale: si configura, pertanto, l'ipotesi criminosa di cui all'art. 2629 comma 2 parte I c.c. (nel testo anteriore alla sostituzione operata dall'art. 32 d.P.R. 10 febbraio 1986 n. 30) nel caso di vendita simulata ad una società a responsabilità limitata di un pacchetto azionario per un prezzo largamente superiore al suo valore reale e di successivo conferimento nella società stessa, nell'ambito di un'operazione di aumento del capitale, del relativo apparente credito, con conseguente compensazione tra quest'ultimo ed il debito di conferimento, realizzandosi, così, nella sostanza, una lesione dell'integrità del capitale sociale tramite il conferimento di un bene in natura sopravalutato.

Corte appello Milano  13 giugno 1990

 

Non sussiste il reato di cui all'art. 2629 c.c. per il solo fatto che vengano adottati criteri di valutazione dei beni conferiti in natura, diversi da quelli imposti da norme civilistiche, ove la valutazione sia fatta secondo il criterio del costo medio, che può apparire economicamente accettabile e quindi escludere la fraudolenza. Il reato invece sussiste ove vengano indicate quantità di beni diverse da quelle reali.

Tribunale Venezia  20 dicembre 1989

 

Il reato di valutazione esagerata dei conferimenti, previsto dall'art. 2629 c.c., è reato proprio dell'amministratore e del socio conferente. L'esperto designato dal presidente del tribunale che procede in modo consapevole ad una valutazione esagerata, se agisce d'accordo con l'autore del reato, ne risponde secondo le regole generali del concorso criminoso.

Tribunale Venezia  20 dicembre 1989

 

 



 
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