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Art. 2637 codice civile: Aggiotaggio

Chiunque (1) diffonde notizie false, ovvero pone in essere operazioni simulate o altri artifici concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari non quotati (2) o per i quali non è stata presentata una richiesta di ammissione alle negoziazioni in un mercato regolamentato (3), ovvero ad incidere in modo significativo sull’affidamento che il pubblico ripone nella stabilità patrimoniale di banche o di gruppi bancari (4), è punito con la pena della reclusione da uno a cinque anni.


Commento

Notizie false: notizie che in relazione alle circostanze e al modo in cui vengono poste in essere creano una falsa rappresentazione dei fatti. Le voci, nonché le dicerie prive di ogni controllo ed autorevolezza, non sono considerabili «notizie».

 

Strumenti finanziari: categoria generale di riferimento per indicare azioni [2325], obbligazioni [v. 2410], titoli negoziabili: l’elenco degli (—) è contenuto nell’art. 1, d.lgs. 58/1998 (T.U. intermediazione finanziaria) e l’art. 18 dello stesso decreto stabilisce la possibilità di individuare nuove categorie anche al fine di tener conto dell’evoluzione dei mercati finanziari (cfr. d.m. 44/2007).

 

(1) Il soggetto attivo del reato è individuato genericamente in chiunque realizzi la condotta tipica; si tratta, pertanto, di reato comune.

 

(2) La quotazione è la procedura in base alla quale un titolo è ammesso alla negoziazione ufficiale della Borsa valori, definita come un mercato organizzato per la negoziazione degli strumenti finanziari. La disciplina dei mercati finanziari è contenuta negli artt. 1, 60ter e ss., d.lgs. 24-2-1998, n. 58 (T.U. intermediazione finanziaria).

 

(3) Le parole da «strumenti finanziari» a «regolamentato» così sostituiscono le precedenti: «strumenti finanziari, quotati o non quotati» ex art. 9, c. 4, l. 18-4-2005, n. 62 (legge comunitaria 2004).

 

(4) Per la disciplina dei gruppi bancari, cfr. artt. 60-64, d.lgs. 1-9-1993, n. 385 (T.U. banca).


Giurisprudenza annotata

Aggiotaggio.

Ai fini della configurabilità del concorso nel reato di aggiotaggio manipolativo, materialmente posto in essere da altri, è necessario un contributo, anche soltanto agevolatore, all'altrui attività manipolativa, e la prova di tale contributo, che può prescindere dalla dimostrazione della esistenza di un previo accordo tra i concorrenti, può consistere in un rafforzamento del proposito del correo o, in alternativa, in un apporto materiale efficiente alla condotta di questo. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che, in assenza di elementi idonei a dimostrare il concorso morale, la sussistenza del concorso materiale potesse essere desunta dall'avere, l'imputato, nella sua qualità di direttore generale di una fondazione bancaria, impartito l'ordine di acquistare un "blocco" di azioni quando la manovra speculativa sulle stesse era già stata perfezionata da altri soggetti). (Annulla con rinvio, App. Milano, 20/10/2011 )

Cassazione penale sez. V  20 novembre 2013 n. 9369  

 

Ai fini della configurabilità del concorso nella condotta di aggiotaggio di cui agli artt. 2637 c.c. e 185 del d.lg. 24 febbraio 1998, n. 58, non costituisce un indispensabile requisito, il preventivo accordo criminoso del concorrente con gli altri soggetti, in quanto è sufficiente che lo stesso abbia dato quantomeno un contributo agevolatore che abbia reso più facile la consumazione del reato attraverso un comportamento esteriore che, arrecando un contributo apprezzabile alla commissione del reato, mediante il rafforzamento del proposito criminoso o l'agevolazione dell'opera degli altri concorrenti facilitandone l'esecuzione, abbia aumentato la possibilità della produzione del reato. Per quanto riguarda la prova, si ritiene che la stessa possa essere data anche valorizzando l'attività diretta a favorire gli autori del reato posta in essere dopo che questo fu commesso, quando e a condizione che, di questa forma di aiuto, sia stata data preventiva promessa o prospettazione, che abbia rafforzato l'altrui proposito criminoso.

Cassazione penale sez. V  20 novembre 2013 n. 9369  

 

La fattispecie di aggiotaggio manipolativo (artt. 2637 c.c. e 185 t.u.f.) costituisce un reato di pericolo concreto la cui consumazione non richiede la verificazione della effettiva sensibile alterazione del prezzo degli strumenti finanziari, ma esclusivamente la idoneità della condotta a produrre tale effetto, la cui definizione normativa costituisce un concetto elastico, commisurabile alla particolare condizione del caso ed alla natura dello strumento su cui l'operatore va ad incidere con la sua condotta. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione del giudice di merito che aveva escluso il reato in questione poiché la effettiva alterazione del prezzo degli strumenti finanziari verificatisi nel caso di specie non superava lo 0,5%).

Cassazione penale sez. V  27 settembre 2013 n. 4619  

 

In tema di aggiotaggio manipolativo, tra la fattispecie attualmente prevista dall'art. 185 d.lg. n. 58 del 1998, come sostituito dall'art. 9, comma 6, l. n. 62 del 2005, e quella in precedenza prevista dall'art. 2637 c.c. sussiste continuità normativa, essendo rimasto immutato il nucleo di disvalore dell'aggiotaggio.

Cassazione penale sez. II  28 novembre 2012 n. 12989  

 

In tema di aggiotaggio commesso mediante "altri artifizi", la tipicità della condotta non può essere desunta dal mero fine di alterazione del mercato perseguito dal suo autore, essendo invece necessario che la stessa risulti oggettivamente artificiosa, venendo realizzata con modalità di azione, di tempo e di luogo di per sé tali da poter incidere sul normale andamento del corso dei titoli.

Cassazione penale sez. V  08 novembre 2012 n. 4324

 

Il delitto di aggiotaggio si consuma nel momento e nel luogo in cui la condotta assume connotati di concreta lesività, manifestando la sua pericolosità per il normale corso dei titoli cui si riferisce. (Fattispecie relativa ad aggiotaggio manipolativo realizzato mediante acquisto di titoli, in cui il momento consumativo è stato identificato in quello in cui l'ordine di acquisto è stato effettuato).

Cassazione penale sez. V  08 novembre 2012 n. 4324  

 

Il delitto di aggiotaggio di cui agli art. 2637 c.c. e 185 d.lg. n. 58 del 1998 è reato di pericolo astratto in quanto richiede che la condotta tipica sia realizzata con modalità tali da rendere concreta la possibilità del verificarsi, in conseguenza della stessa, di una sensibile alterazione del valore degli strumenti finanziari.

Cassazione penale sez. V  08 novembre 2012 n. 4324

 

In tema di aggiotaggio commesso mediante "altri artifizi", la tipicità della condotta non può essere desunto dal mero fine di alterazione del mercato perseguito dal suo autore, essendo invece necessario che la stessa risulti oggettivamente artificiosa, venendo realizzata con modalità di azione, di tempo e di luogo di per sé tali da poter incidere sul normale andamento del corso dei titoli. Rigetta, App. Milano, 16/07/2010

Cassazione penale sez. V  08 novembre 2012 n. 4324  

 

Non è automatica la sussumibilità del reato di aggiotaggio, per cui il legale rappresentante dell'impresa interessata abbia patteggiato la pena, ai sensi dell'art. 444, c.p.p., nell'ambito dei reati che, ex art. 38, d.lg. n. 163 del 2006 - nella versione, anteriore alle modificazioni introdotte dal d.l. 13 maggio 2011 n. 70, applicabile "ratione temporis" alla gara ed al rapporto in questione - "incidono sull'affidabilità morale e professionale" dell'imprenditore che contratta con la p.a., dato che il meccanismo di esclusione scaturente dall'art. 38 lett. c), prima parte, c. contr. pubbl., fa riferimento a sentenze di condanna o a provvedimenti giudiziali simili per reati gravi in danno dello Stato o della comunità, che incidano sulla moralità professionale del concorrente, facendosi carico alla stazione appaltante di valutare la condotta dell'offerente, tenendo conto di molteplici aspetti, come quelli soggettivi e temporali, per verificare la sua professionalità per come nel tempo si sia manifestata, per cui la p.a. dovrà valutare caso per caso se vi sia il requisito della gravità del reato e se lo stesso incida sulla moralità professionale dell'interessato; in realtà, la fattispecie delittuosa di cui all'art. 2637 c.c., rientra, quanto a configurazione della condotta criminosa ed ai beni tutelati, nel genus dell'aggiotaggio di cui all'art. 501, c.p.; si tratta di un delitto a mezzo del quale, mediante manovre fraudolente, viene ostacolato il libero gioco delle leggi economiche o frustrato l'effetto dei pubblici controlli e si producono, nel mercato, fittizi rialzi o ribassi nei prezzi dei valori o delle merci: fattispecie fraudolenta, affine alla truffa, dalla quale si distingue principalmente per la diversità dell'oggetto della tutela e per la vastità del suo campo di azione, dato che, mentre la truffa è una frode individuale, diretta a danno di una o più persone determinate, l'aggiotaggio è, invece, una frode collettiva, in quanto rivolta al pubblico.

T.A.R. Parma (Emilia-Romagna) sez. I  08 febbraio 2012 n. 85  

 

Il dolo del reato di aggiotaggio informativo è generico e consiste nella mera coscienza e volontà di diffondere notizie manipolative.

Cassazione penale sez. V  04 maggio 2011 n. 28932  

 

Il reato di aggiotaggio informativo si consuma nel momento in cui la notizia foriera di scompenso valutativo del titolo viene comunicata o diffusa e cioè nel momento in cui la stessa esce dalla sfera dell'autore della condotta, con la conseguenza che la competenza territoriale si radica nel luogo in cui si è consumata la prima diffusione della notizia medesima. (Fattispecie relativa alla condotta di diffusione di informazioni relative a società quotata mediante l'inserimento nel sistema NIS operativo in Milano, per cui la Corte ha ritenuto corretta l'attribuzione della competenza al Tribunale di quella città)

Cassazione penale sez. V  04 maggio 2011 n. 28932

 

I delitti di aggiotaggio previsti, rispettivamente, dall'art. 2637 c.c. e dall'art. 185 d.lg. n. 58 del 1998, sono reati di pericolo concreto e di mera condotta, per la cui integrazione è sufficiente che siano posti in essere i comportamenti diretti a cagionare una sensibile alterazione del prezzo degli strumenti finanziari, senza che sia necessario il verificarsi di tale evento

Cassazione penale sez. V  04 maggio 2011 n. 28932  

 

Sussiste la responsabilità per aggiotaggio nella forma omissiva anche in relazione alla pluralità di future evenienze che reiterino l'atto lesivo degli interessi protetti, nel rispetto dei criteri di idonea rappresentazione (in termini diretti oppure di dolo eventuale) del fatto dannoso per le fattispecie a connotazione volontaria.

Cassazione penale sez. V  04 maggio 2011 n. 28932  

 

Non vi è assorbimento del delitto di aggiotaggio (art. 2637 c.c.) in quello di bancarotta fraudolenta impropria, in particolare con riferimento ai fatti di false comunicazioni sociali ex art. 223 comma 2 n. 1 l. fall., ovvero con riguardo alle cd. "operazioni dolose" di cui all'art 223 comma 2, in quanto le due fattispecie sono strutturalmente difformi e manca dunque l'elemento di specialità.

Cassazione penale sez. V  04 maggio 2011 n. 28932  



 
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