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Art. 2638 codice civile: Ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza

Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori di società o enti e gli altri soggetti sottoposti per legge alle autorità pubbliche di vigilanza, o tenuti ad obblighi nei loro confronti, i quali nelle comunicazioni alle predette autorità previste in base alla legge, al fine di ostacolare l’esercizio delle funzioni di vigilanza, espongono fatti materiali non rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni, sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria dei sottoposti alla vigilanza ovvero, allo stesso fine, occultano con altri mezzi fraudolenti, in tutto o in parte fatti che avrebbero dovuto comunicare, concernenti la situazione medesima, sono puniti con la reclusione da uno a quattro anni. La punibilità è estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.

Sono puniti con la stessa pena gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori di società o enti e gli altri soggetti sottoposti per legge alle autorità pubbliche di vigilanza o tenuti ad obblighi nei loro confronti, i quali, in qualsiasi forma, anche omettendo le comunicazioni dovute alle predette autorità consapevolmente ne ostacolano le funzioni.

La pena è raddoppiata se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell’Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’articolo 116 del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.


Giurisprudenza annotata

Società e consorzi.

Il reato di "ostacolo all'esercizio delle funzioni dell'autorità di vigilanza" è un reato di mera condotta che si consuma nel momento in cui viene celata all'organo di vigilanza la realtà economica, patrimoniale o finanziaria dei soggetti sottoposti a controllo, attraverso le condotte alternative previste dalla norma di omessa comunicazione di informazioni dovute o di ricorso a mezzi fraudolenti. (In applicazione del principio, la Corte, in relazione ad una condotta consistita nel rispondere ad una richiesta della Consob con una comunicazione scritta che negava falsamente l'esistenza di un accordo volto ad eludere l'obbligo di procedere ad o.p.a., ha affermato che la data di consumazione del reato, da cui decorre il termine di prescrizione, non è quella dell'accertamento del fatto, ma quella della ricezione della comunicazione da parte dell'Autorità di vigilanza).

Cassazione penale sez. V  04 luglio 2013 n. 51897  

 

Rientra nella fattispecie di reato di cui all'art. 2638 c.c., l'ostacolo frapposto all'esercizio delle funzioni della Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio Professionistiche, organo che ai sensi dell'art. 20, comma 4, dello Statuto del C.O.N.I. assume specifica funzione pubblicistica. (Fattispecie di bilancio infedele finalizzato a mascherare gli squilibri esistenti e a ottenere in tal modo l'iscrizione al campionato della società calcistica, nonché a trarre in inganno le verifiche della Commissione di Vigilanza).

Cassazione penale sez. III  29 maggio 2013 n. 28164

 

In tema di reato di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche, le ipotesi previste dal primo e secondo comma dell'art. 2638 c.c. integrano due reati distinti, di pari gravità, l'uno di mera condotta e di pericolo concreto punito a titolo di dolo specifico, e, l'altro, di danno laddove l'ostacolo all'esercizio della funzione di vigilanza costituisce l'evento del reato (Nel caso di specie, trattandosi di una nota società di telefonia, con titoli quotati in mercati regolamentati, che prospettava un numero di linee attive maggiori di quelle effettive, ricaricando di un centesimo di euro le schede SIM di immediata e prossima scadenza, in virtù della decorrenza di tredici mesi dall'ultima ricarica, al fine di modificare la “customer base” e conseguentemente la “market share”, veniva contestato sia il reato di false informazioni all'Autorità di vigilanza al fine di ostacolarne l'attività sia l'ostacolo alle funzioni di vigilanza).

Tribunale Milano sez. III  25 febbraio 2013 n. 1934  

 

In tema di competenza territoriale, poiché deve essere decisa "in limine litis", si deve fare riferimento alla contestazione mossa dalla pubblica accusa nel capo d'imputazione (Nel caso di specie si trattava di due reati di pari gravità, quello di false informazioni all'Autorità di vigilanza - art. 2638, comma 1 c.c. - e di ostacolo alle funzioni della stessa - art. 2638, comma 2 c.c. - per i quali si è ricavata la competenza territoriale dal luogo di consumazione del primo reato che era quello di false informazioni all'Autorità di vigilanza laddove il reato di ostacolo alle funzioni di vigilanza si era consumato in data successiva).

Tribunale Milano sez. III  25 febbraio 2013 n. 1934  

 

Il reato di ostacolo alle funzioni di vigilanza di autorità pubbliche previsto dal comma 2 dell'art. 2638 c.c. è integrato anche dalla mera omessa comunicazione di informazioni dovute. Annulla in parte con rinvio, App. Milano, 30 maggio 2012

Cassazione penale sez. V  07 dicembre 2012 n. 49362  

 

Ai fini della sussistenza del reato di ostacolo all'esercizio delle funzioni di vigilanza mediante l'occultamento di fatti è non solo necessario che gli stessi siano rilevanti per la situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società e che la loro comunicazione sia effettivamente pertinente all'interpello dell'ente di vigilanza, ma altresì che la condotta sia corredata dal ricorso a mezzi fraudolenti e non si risolva nel mero silenzio sulla loro esistenza. Annulla senza rinvio, App. Caltanissetta, 22 aprile 2008

Cassazione penale sez. VI  09 novembre 2010 n. 40164  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 384 c.p. commi 1 e 2, nella parte in cui non include il delitto di cui all'art. 2638 c.c. Detta causa di non punibilità, infatti, trova la sua ratio nel riconoscimento della forza degli affetti familiari e nel principio giuridico "nemo tenetur" se accusare: l'eterogeneità della condotta descritta dall'art. 2638 c.c. - che integra, di fatto, una forma di falsità ideologica documentale nei rapporti con l'autorità - rispetto ai reati tassativamente elencati nell'art. 384 c.p., nonché la diversa oggettività giuridica, rendono la scelta del legislatore non manifestamente irragionevole, giustificata, altresì, dall'eccezionalità della predetta causa di non punibilità.

Corte appello Milano sez. II  14 luglio 2010

 

Nel caso in cui il contenuto delle comunicazioni previste per legge alle autorità di pubblica vigilanza (Consob), a cui fa riferimento l'art. 2638 comma 1 prima parte c.c., sia il medesimo di comunicati stampa attraverso i quali si è commesso l'aggiotaggio, il reato di ostacolo all'esercizio delle funzioni della Consob, che tutela il corretto svolgimento dell'attività di vigilanza, non può ritenersi assorbito dal reato di aggiotaggio, che protegge la corretta formazione sul mercato del prezzo dello strumento finanziario, stante la diversità del bene giuridico tutelato. (Nella specie, la Corte ha precisato che sicuramente i piani delle due condotte delittuose si intersecano, posto che l'attività di vigilanza è strumentale al bene giuridico protetto dal reato di aggiotaggio, vale a dire la corretta formazione del prezzo del titolo, ma, al più, sarà ravvisabile tra i due reati il vincolo della continuazione, ex art. 81 cpv. c.p., nonché l'aggravante del nesso teleologico di cui all'art. 61 n. 2 c.p.).

Corte appello Milano sez. II  14 luglio 2010

 

Ai fini dell'applicazione di misura cautelare, correttamente il giudice di merito ha ritenuto sussistente la gravità indiziaria del reato di cui all'art. 2638 c.c., per avere un dirigente bancario ostacolato l'esercizio della funzione pubblica delle autorità di vigilanza, dovendosi ritenere che la nota inviata alla Banca d'Italia da un istituto di credito e contenente controdeduzioni ad un verbale ispettivo fosse pertinente all'esercizio della predetta funzione ed espositiva di fatti materiali non conformi al vero, ricollegandosi l'ostacolo alla vigilanza alla falsità di tali fatti e non alle circostanze che l'esposizione di essi fosse contenuta o meno nella risposta ad una richiesta dell'istituto competente (nella specie, il direttore di un istituto di credito, in risposta ad una specifica richiesta di chiarimenti inoltrata dalla Banca d'Italia, aveva sottostimato le previsioni di perdita collegate alla traballante posizione economico-finanziaria di un gruppo imprenditoriale "affidato", sottopostò alla misura patrimoniale del sequestro di prevenzione; e aveva poi occultato, nelle osservazioni scritte a verbale relativo ad un'ispezione già conclusa dall'organo di controllo, la successiva apertura di conti correnti e depositi a risparmio a beneficio di soggetti legati da rapporti di parentela con i vertici dell'impresa, pur in mancanza di una specifica richiesta di informazioni in tal senso avanzata dall'autorità di vigilanza).

Cassazione penale sez. VI  13 gennaio 2006 n. 17290

 



 
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