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Art. 2640 codice civile: Circostanza attenuante

Se i fatti previsti come reato agli articoli precedenti hanno cagionato un’offesa di particolare tenuità la pena è diminuita.


Giurisprudenza annotata

Successione di leggi

La nuova normativa delle false comunicazione sociali di cui agli art. 2621-2622 c.c. introdotta dal d.lg. 11 aprile 2001 n. 61, lasciando quasi invariato l'ambito dei soggetti attivi dell'illecito (ne vengono esclusi solo i promotori e i soci fondatori), ha mantenuto fermo il riferimento alle relazioni ed ai bilanci, mentre ha fornito una specificazione delle " altre comunicazioni sociali ", che ora possono essere costituite solo da quelle "previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico ", prevedendo inoltre che tra "i fatti materiali non rispondenti al vero" devono comprendersi anche le valutazioni. La novella ha poi sdoppiato l'incriminazione, introducendo: una contravvenzione posta a tutela dell'interesse generale al regolare funzionamento delle società commerciali con particolare riferimento alla pubblica fede (art. 2621 c.c.), che resta reato di pericolo, divenuto concreto, in quanto tra i requisiti oggettivi viene compresa l'idoneità ingannatoria; un delitto di danno a tutela dell'interesse patrimoniale dei singoli, soci e terzi che entrano in rapporto con la società (art. 2622 c.c.), posto che la norma prevede il cagionamento del danno patrimoniale ai soci o ai creditori quale elemento costitutivo. Sia la contravvenzione che il delitto sono a dolo specifico ("fine di conseguire per sè o per altri un ingiusto profitto") ed intenzionale ("intenzione di ingannare i soci o il pubblico"). Sono state infine introdotte soglie quantitative di punibilità del fatto. Le nuove condotte sono strutturalmente assimilabili a quelle della normativa previgente, in quanto il nucleo centrale del fatto permane il medesimo, pur essendo la nuova formulazione evidentemente tesa a ridurre l'area dell'illecito penale. Le attuali incriminazioni aggiungono agli elementi costitutivi della fattispecie precedente alcuni elementi specializzanti, realizzando così uno dei modelli tipici di successione nel tempo di fattispecie incriminatrici delineati da dottrina e giurisprudenza. Il dolo di danno recepisce l'interpretazione corrente dell'avverbio "fraudolentemente" contenuto nella vecchia norma. Il cagionamento del danno non era del tutto avulso dal precedente contesto normativo ma era contemplato, se di rilevante gravità, quale circostanza aggravante ex art. 2640 c.c. (la fattispecie complessa - reato base più aggravante - è stata unificata nella attuale fattispecie). Le innovazioni relative ai profili della punibilità, al mutamento del titolo del reato, alla degradazione del fatto da delitto a contravvenzione sono pienamente compatibili con il fenomeno della successione di leggi meramente modificative. L'inequivoca volontà del legislatore è palesata dai seguenti indici; il riferimento nel testo non già all'abrogazione ma alla sostituzione; il mantenimento della medesima collocazione normativa, pur con lo sdoppiamento del reato in due articoli contigui, l'utilizzazione dello stesso "nomen iuris " e soprattutto la previsione di un regime transitorio assolutamente incompatibile con l'introduzione di un'incriminazione nuova, laddove è stata contemplata la possibilità di proporre querela in ordine ai reati commessi prima dell'entrata in vigore della riforma.

Tribunale Milano  23 aprile 2002

 

 

Competenza

In tema di conflitto di competenza, l'espressione "medesimo fatto" è assunta nel suo significato comune per designare l'elemento materiale del reato, nelle sue tre componenti costituite dalla condotta, dall'evento e dal rapporto di causalità, realizzatosi nelle identiche condizioni di tempo, di luogo e di persona, nel senso che è indispensabile la piena coincidenza degli elementi strutturali e temporali del fatto, sia dal punto di vista soggettivo, sia da quello oggettivo. Ne consegue che qualsiasi apprezzabile differenza degli elementi costitutivi delle fattispecie dedotte nei due distinti procedimenti impedisce che possa considerarsi esistente la condizione dell'identità del fatto e che possa, quindi, ipotizzarsi un conflitto di competenza ai sensi dell'art. 28 c.p.p. (Fattispecie - nella quale la S.C. ha ritenuto insussistente il conflitto - relativa a procedimenti, peraltro pendenti in diverse fasi, aventi ad oggetto l'uno il reato di cui agli art. 2621 e 2640 c.c. per falsificazione di bilanci di esercizio di una società commerciale, l'altro il reato di fraudolenta falsificazione del bilancio consolidato della società controllante il gruppo al quale il bilancio stesso si riferiva).

Cassazione penale sez. I  16 aprile 1997 n. 2787

 

 

Società e consorzi.

Non può esservi dubbio che la circostanza aggravante prevista dall'art. 2640 c.c. si possa applicare, in relazione al reato di false comunicazioni sociali, anche ai componenti del collegio sindacale delle società cooperative, indipendentemente dal fatto che esse non perseguano finalità di lucro.

Cassazione penale sez. V  09 marzo 1995 n. 5019  

 

Il danno di gravità rilevante che fa scattare la circostanza aggravante speciale di cui all'art. 2640 c.c. è solo quello di natura patrimoniale, l'unico configurabile in riferimento all'impresa, intesa nel senso di attività economica, non quello di carattere non patrimoniale, che può riguardare solo il soggetto al quale tale attività fa capo, e cioè la società.

Cassazione penale sez. V  08 novembre 1989

 

In seguito alla riforma operata dall'art. 33 d.P.R. 10 febbraio 1986 n.30, la circostanza aggravante dell'art. 2640 c.c. la fattispecie di bancarotta fraudolenta di cui all'art. 223 n.1 l. fall. non risultano più applicabili - nei casi, rispettivamente, di danno di gravità rilevante all'impresa e di fallimento - ad ogni ipotesi di illecito acquisto di azioni proprie da parte della società emittente, ma solo agli acquisti compiuti in violazione dell'art. 2357 c.c. richiamato dall'art. 2630 c.c.

Corte appello Milano  18 settembre 1986

 

Il delitto di false comunicazioni sociali di cui all'art. 2621 c.c. è posto a tutela di una pluralità di interessi (facenti capo alla società commerciale, ai soci, ai terzi comunque interessati), di modo che risulta configurabile - in caso di danno di rilevante gravità - sia la circostanza aggravante speciale di cui all'art. 2640 c.c. con riferimento al pregiudizio subito dalla società, sia la circostanza aggravante di cui all'art. 61, n. 7 c.p.

Cassazione penale sez. V  19 maggio 1983

 

Il delitto di false comunicazioni sociali, di cui all'art. 2621 c.c., tutela una pluralità di interessi, con la conseguenza che in caso di danno di rilevante gravità, risultano configurabili sia la circostanza aggravante speciale prevista dall'art. 2640 c.c. in relazione al pregiudizio subito dalla società, sia la circostanza aggravante di cui all'art. 61 n. 7 c.p., per il danno arrecato ai terzi.

Cassazione penale sez. V  19 maggio 1983

 



 
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