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Art. 2641 codice civile: Confisca

In caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti (1) per uno dei reati previsti dal presente titolo è ordinata (2) la confisca del prodotto o del profitto del reato e dei beni utilizzati per commetterlo.

Quando non è possibile l’individuazione o l’apprensione dei beni indicati nel comma primo, la confisca ha ad oggetto una somma di denaro o beni di valore equivalente (3).

Per quanto non stabilito nei commi precedenti si applicano le disposizioni dell’articolo 240 del codice penale .


Commento

Confisca: misura di sicurezza di carattere patrimoniale che consiste nell’espropriazione, a favore dello Stato, di cose che sono servite a commettere un reato o che ne costituiscono il prodotto o il profitto. La (—) di regola è facoltativa.

È invece obbligatoria: per le cose che costituiscono il prezzo del reato (consistente nelle utilità promesse o date per determinare o istigare al crimine); per i beni e strumenti informatici o telematici utilizzati per la commissione dei reati informatici previsti dal codice penale (es. 615ter); per le cose la cui fabbricazione, uso, detenzione o alienazione costituisce reato. Non sono confiscabili le cose che appartengono a persone estranee al reato o che siano ad esse lecitamente pervenute, anche dopo la commissione del reato.

 

(1) La precisazione della confiscabilità in relazione all’applicazione di pena su richiesta delle parti (cd. patteggiamento) è necessaria in quanto, in generale, nei casi di pena patteggiata, la confisca è obbligatoria solo nelle ipotesi espressamente indicate nell’art. 240 c.p. (e cioè: strumenti informatici utilizzati per la commissione dei reati; cose la cui fabbricazione, uso, porto, detenzione e alienazione costituisce reato).

 

(2)  La disposizione in esame prevede un’ipotesi di confisca obbligatoria.

 

(3) La confisca per equivalente può essere adoperata nel caso di beni appartenenti a persona estranea al reato, in quanto restano salvi i diritti dei terzi in buona fede.

 


Giurisprudenza annotata

Confisca

In tema di reati societari, tra le utilità confiscabili non vi rientrano i legittimi vantaggi e i risultati economici derivanti da una precedente attività lecita e riconducibile a soggetti terzi. Il parametro della pertinenzialità al reato del profitto rappresenta, infatti, l'effettivo criterio selettivo di ciò che può essere confiscato o meno.

Cassazione penale sez. V  24 ottobre 2013 n. 27675  

 

In caso di confisca per equivalente, ex art. 2641, comma 2, c.c., non essendo richiesto alcun rapporto pertinenziale con il reato, è irrilevante l'epoca di acquisto dell'immobile sequestrato né le modalità di acquisto con mutuo bancario, al cui ammortamento si sarebbe provveduto con proventi di attività lecita.

Cassazione penale sez. V  07 maggio 2013 n. 28336  

 

È soggetto alla confisca di cui all'art. 2641 c.c. e, pertanto, al sequestro preventivo, ai sensi dell'art. 321 comma 2 c.p.p., ove sussista il "fumus commissi delicti" della fattispecie criminosa di cui all'art. 2634 c.c. (infedeltà patrimoniale), il bene, oggetto della appropriazione-distrazione che costituisce il prodotto del reato e quindi, il risultato della condotta criminosa, fatta salva la previsione dell'art. 240 comma 3 c.p.

Cassazione penale sez. V  18 maggio 2005 n. 21458  

 

I casi di confisca obbligatoria, previsti da leggi speciali - in particolare dall'art. 2641 c.c. nella nuova formulazione introdotta dal d.lg. n. 61/2002 - non sono equiparabili ai casi di confisca obbligatoria di cui all'art. 240 comma 2 c.p.: in tali casi non trova applicazione l'art. 324 c.p.p. comma 7 che esclude la revocabilità del sequestro nei casi indicati dall'art. 240 comma 2 c.p. Tale norma, ponendo eccezioni alla revocabilità del sequestro, non è suscettibile di interpretazione estensiva nè è dato individuare una sicura "ratio" o "intentio legis" a conforto dell'equiparazione.

Tribunale Milano  11 ottobre 2002

 

Il reato di false comunicazioni sociali è proprio degli amministratori, dei direttori generali, dei liquidatori e dei sindaci, ma ovviamente non dei soci e cioè dei titolari delle quote o delle azioni della società; non solo, anche qualora volesse sostenersi che le diverse qualifiche in alcuni casi sono contestualmente presenti in capo ad alcuni degli imputati e che pertanto non può ritenersi che i beni appartengano a soggetti estranei al reato, deve comunque riconoscersi che il possesso delle quote e delle azioni non solo non è indispensabile per la commissione del predetto reato, ma presenta un collegamento causale con questo talmente mediato da risultare non rilevante ai fini della sussunzione nel concetto di strumentalità che è il presupposto per la confisca obbligatoria ex art. 2641 c.c.

Ufficio Indagini preliminari Milano  22 luglio 2002

 

L'art. 2641 c.c., introdotto dal d.lg. n. 61/2002, si limita a rendere obbligatoria la confisca "dei beni utilizzati" per commettere uno dei reati contenuti nel titolo XI del libro V del codice civile (tra cui, appunto, quelli di false comunicazioni sociali), misura già facoltativamente applicabile dal giudice (seppur limitatamente all'ipotesi di condanna, nel mentre l'art. 2641 estende ora l'ambito operativo della confisca anche all'ipotesi contigua di applicazione delle pena) in forza della disciplina generale contenuta nel comma 1 dell'art. 240 c.p., posto che la formula cui è ricorso il legislatore della riforma non differisce sostanzialmente da quella di " cose che servirono a commettere il reato" contenuta nella disposizione ultima citata. La novella non è significativamente intervenuta sul criterio di selezione delle cose assoggettabili a confisca, che dunque, in relazione ai beni strumentali alla consumazione del reato, va tuttora identificato con quello della "diretta strumentalità" della cosa alla commissione dell'illecito; e proprio la sopravvenuta obbligatorietà della misura impone l'applicazione rigorosa di questo criterio.

Ufficio Indagini preliminari Milano  22 luglio 2002



 
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