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Art. 2645-ter codice civile: Trascrizione di atti di destinazione per la realizzazione di interessi meritevoli di tutela riferibili a persone con disabilità, a pubbliche amministrazioni, o ad altri enti o persone fisiche

Gli atti in forma pubblica con cui beni immobili o beni mobili iscritti in pubblici registri sono destinati, per un periodo non superiore a novanta anni o per la durata della vita della persona fisica beneficiaria, alla realizzazione di interessi meritevoli di tutela riferibili a persone con disabilità, a pubbliche amministrazioni, o ad altri enti o persone fisiche ai sensi dell’articolo 1322, secondo comma, possono essere trascritti al fine di rendere opponibile ai terzi il vincolo di destinazione; per la realizzazione di tali interessi puo’ agire, oltre al conferente, qualsiasi interessato anche durante la vita del conferente stesso (1). I beni conferiti e i loro frutti possono essere impiegati solo per la realizzazione del fine di destinazione e possono costituire oggetto di esecuzione, salvo quanto previsto dall’articolo 2915, primo comma, solo per debiti contratti per tale scopo (2).


Commento

Atto pubblico: [v. 2699]; Beni immobili: [v. 812]; Beni mobili iscritti in pubblici registri: [v. 1156]; Trascrizione: [v. Libro VI, Titolo I]; Frutti: [v. 820].

 

(1) È evidente il riferimento ai patrimoni di destinazione creati con figure atipiche, ad esempio i trusts. Per trust s’intendono i rapporti giuridici istituiti da una persona (con atto tra vivi o mortis causa) qualora dei beni siano posti sotto il controllo di un trustee nell’interesse di un beneficiario o per un fine specifico. I beni del trust non fanno parte del patrimonio del trustee ma sono intestati a nome del trustee o di un’altra persona per conto del trustee; il trustee è investito del potere di amministrare, gestire o disporre beni secondo i termini del trust e le norme impostegli dalla legge, ed ha l’obbligo di rendere conto della gestione (art. 2, Convenzione dell’Aja, 1-7-1985, ratificata con l. 364/1989). Nel nostro ordinamento, figure affini al trust sono, ad es., la fondazione [v. 14], il fondo patrimoniale [v. 167].

 

(2) La norma specifica che i beni oggetto dell’atto di destinazione trascritto possono essere oggetto di esecuzione solo in relazione a debiti contratti per la stessa finalità cui è rivolto l’atto.

 

La norma prevede, anche per i negozi atipici [v. 1322] che dispongano di beni immobili o mobili iscritti in pubblici registri destinati alla realizzazione di interessi meritevoli di tutela riferiti a disabili, pubbliche amministrazioni o altre persone fisiche o enti, la possibilità di trascrizione, al fine di rendere opponibile ai terzi il vincolo di destinazione.


Giurisprudenza annotata

Trust

Il vincolo di cui all’art. 2645 ter c.c., norma da interpretare restrittivamente per non svuotare di significato il principio della responsabilità patrimoniale del debitore ex art. 2740 c.c., non può essere unilateralmente autodestinato su di un bene già in proprietà con un negozio destinatorio puro, ma può unicamente collegarsi ad altra fattispecie negoziale tipica od atipica dotata di autonoma causa. In ogni caso, anche ipotizzando l’ammissibilità di un negozio destinatorio puro, gli interessi meritevoli di tutela che legittimano il vincolo devono essere esplicitati nell’atto di costituzione, devono essere valutati in modo stringente e devono essere prevalenti rispetto agli interessi sacrificati dei creditori del disponente estranei al vincolo.

Tribunale Reggio Emilia  12 maggio 2014

 

L’art. 2645 ter c.c. non riconosce la possibilità dell’auto-destinazione unilaterale (“vincolo di destinazione autoimposto o autodichiarato”): l’effetto destinatorio deve ricondursi ad un atto avente effetti traslativi.

Tribunale Reggio Emilia sez. fallimentare  27 gennaio 2014

 

L’art. 2645 ter c.c. non ha coniato una nuova tipologia negoziale, l’”atto di destinazione”; la disposizione è infatti collocata tra le norme sulla pubblicità e, inoltre, mancano gli elementi per individuare la struttura di un simile negozio, la sua natura, la sua causa e i suoi effetti. Il vincolo di destinazione non può quindi essere “autonomo”, bensì deve necessariamente collegarsi ad altra fattispecie negoziale (tipica o atipica), dotata di autonoma causa.

Tribunale Reggio Emilia sez. fallimentare  27 gennaio 2014

 

La disposizione dell’art. 2645 ter c.c. non riconosce, sul piano sostanziale, la possibilità dell’auto-destinazione unilaterale: sotto il profilo testuale, la norma presenta rilevanti indici che depongono in senso contrario alla cosiddetta “auto-destinazione” patrimoniale a carattere unilaterale; poi, sotto il profilo sistematico, in un sistema caratterizzato dal principio della responsabilità patrimoniale illimitata e dal carattere eccezionale delle fattispecie limitative di tale responsabilità (art. 2740 c.c.), la portata applicativa della norma deve essere interpretata in senso restrittivo e, quindi, limitata alle sole ipotesi di destinazione “traslativa”.

Tribunale S.Maria Capua V.  28 novembre 2013

 

Il negozio destinatorio ex art. 2645 ter c.c. differisce per molteplici aspetti dall'istituto del trust alla cui fattispecie non può essere ricondotto in alcun modo.

Tribunale Reggio Emilia  22 giugno 2012

 

L'art. 2645 ter c.c. è norma "sugli effetti" e non "sugli atti"; in particolare, la citata disposizione riguarda esclusivamente gli effetti, complementari rispetto a quelli traslativi ed obbligatori, delle singole figure negoziali a cui accede il vincolo di destinazione e non consente la configurazione di un "negozio destinatorio puro", cioè di una nuova figura negoziale atipica imperniata sulla causa destinatoria. Ne consegue l'inammissibilità del cosiddetto "vincolo di destinazione autoimposto" in cui l'effetto destinatorio sia collegato ad un atto privo di effetti (Nella specie, i coniugi – premettendo di contribuire in maniera rilevante al mantenimento dei nipoti – hanno individuato, quale condizione della separazione, la destinazione di un immobile e dei frutti di questo al mantenimento dei nipoti minorenni con conseguente imposizione del vincolo di destinazione sopra citato sulla quota di proprietà di ciascuno riguardante l'immobile, senza in alcun modo operare alcun trasferimento della proprietà immobiliare).

Tribunale Reggio Emilia  22 giugno 2012

 

L'art. 2645 ter c.c. è norma "sugli effetti" e non "sugli atti" e, perciò, disciplina esclusivamente gli effetti, complementari rispetto a quelli traslativi e obbligatori, delle singole figure negoziali a cui accede il vincolo di destinazione; non consente, invece, la configurazione di un "negozio destinatorio puro", cioè di una nuova figura negoziale atipica imperniata sulla causa destinatoria. Non è ammesso dalla predetta norma il cd. vincolo di destinazione autoimposto in cui l'effetto destinatorio è collegato a un atto privo di effetti traslativi. Non è possibile riqualificare il negozio di destinazione ex art. 2645 ter c.c. come trust (istituto che offre ai beneficiari vantaggi e garanzie maggiori rispetto a quelle previste dall'art. 2645 ter c.c.) in ragione delle molteplici differenze tra i due istituti.

Tribunale Reggio Emilia sez. I  07 giugno 2012



 
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