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Art. 2646 codice civile: Trascrizione delle divisioni

Si devono trascrivere le divisioni che hanno per oggetto beni immobili, come pure i provvedimenti di aggiudicazione degli immobili divisi mediante incanto, i provvedimenti di attribuzione delle quote tra condividenti e i verbali di estrazione a sorte delle quote (1).

Si devono pure trascrivere la domanda di divisione giudiziale e l’atto di opposizione indicato dall’art. 1113, per gli effetti ivi enunciati.


Commento

Trascrizione: [v. Libro VI, Titolo I]; Divisione: [v. 713, 1113]; Beni immobili: [v. 812].

 

(1) La trascrizione della divisione deve essere fatta contro ciascuno dei partecipanti alla comunione e a favore dei singoli assegnatari, in relazione ai beni assegnati a seguito della divisione


Giurisprudenza annotata

Trascrizione delle divisioni

A norma degli art. 1113, comma 3, e 2646, comma 2, c.c., la trascrizione della domanda giudiziale di divisione, mentre non rende inefficace l'ipoteca iscritta successivamente, esime i comproprietari dall'onere di chiamare in giudizio; affinché lo scioglimento della comunione abbia effetto nei suoi confronti, il creditore di uno dei comunisti che abbia iscritto detta ipoteca posteriormente, a nulla rilevando, atteso l'effetto di prenotazione che si riconnette alla trascrizione della domanda giudiziale di divisione, che l'approvazione dell'attribuzione delle quote nel giudizio di divisione sia avvenuta successivamente a tale iscrizione.

Cassazione civile sez. II  10 settembre 2009 n. 19550  

 

La trascrizione della domanda giudiziale di divisione non rende inefficace l'ipoteca iscritta successivamente sul bene dal creditore di uno dei comunisti, ma esime i comproprietari dall'onere di chiamare in giudizio il creditore, affinché lo scioglimento della comunione abbia effetto nei suoi confronti, anche se l'approvazione dell'attribuzione delle quote nel giudizio di divisione avvenga dopo l'iscrizione dell'ipoteca, avuto riguardo all'effetto di prenotazione che si riconnette alla trascrizione della domanda di divisione.

Cassazione civile sez. II  10 settembre 2009 n. 19550  

 

L’ordinanza con la quale il Giudice dell’Esecuzione dispone, anche d’ufficio, l’istruzione del giudizio di divisione, lungi dal costituire un mero provvedimento endo-procedimentale, ha contenuto e natura di atto di citazione soggetto a trascrizione ai sensi dell’art. 2646 c.c., in quanto rivolta non solo ai comunisti, ma altresì ad ogni altro soggetto interessato dal venir meno della pregressa situazione intersoggettiva di contitolarità.

Tribunale Milano  17 luglio 2006

 

La trascrizione della domanda di divisione è richiesta ai soli fini dell'osservanza dell'onere della continuità, sicché coloro che siano subentrati a titolo particolare nella quota del condividente nel corso del giudizio, pur subendo gli effetti della decisione al pari dei loro danti causa, sono legittimati ad impugnare la sentenza ove la ritengano lesiva dei loro diritti.

Cassazione civile sez. II  25 gennaio 2000 n. 821  

 

A differenza degli atti di divisione di beni immobili che, espressamente assoggettati a trascrizione ai sensi dell'art. 2646 c.c. non lo erano nella previgente disciplina del codice abrogato, i contratti costitutivi di servitù sono soggetti a trascrizione in virtù del vigente codice civile, (art. 2643 n. 4), e lo erano del pari sotto l'impero del codice civile previgente (art. 1932 n. 2), a nulla rilevando che il contratto fosse stato stipulato in occasione di una divisione e contenuto nello stesso rogito divisionale. Ne consegue, in base al principio della priorità della trascrizione, che anche l'atto costitutivo di una servitù stipulato nel vigore del codice civile abrogato non è opponibile all'acquirente del fondo che si pretende servente che abbia trascritto il proprio titolo di acquisto prima della trascrizione dell'atto costitutivo della servitù.

Cassazione civile sez. II  08 agosto 1990 n. 8038  

 

 

Comunione e condominio

Le parti dell'edificio condominiale (locali per la portineria e per l'alloggio del portiere ecc.) indicate al n. 2) dell'art. 1117 c.c. - che, al pari di quelle indicate ai n. 1) e 3) dello stesso articolo, sono oggetto di proprietà comune se il contrario non risulta dal titolo - sono anche suscettibili, a differenza delle parti dell'edificio di cui ai citati n. 1) e 3), di utilizzazione individuale, in quanto la loro destinazione al servizio collettivo dei condomini non si pone in termini di assoluta necessità. Pertanto, in relazione ad esse, occorre accertare, nei singoli casi, se l'atto che le sottrae alla presunzione di proprietà comune contenga anche la risoluzione o il mantenimento del vincolo di destinazione derivante dalla loro natura, configurandosi, nel secondo caso, l'esistenza di un vincolo obbligatorio "propter rem", fondato su una limitazione del diritto del proprietario e suscettibile di trasmissione, in favore dei successivi acquirenti dei singoli appartamenti, anche in mancanza di trascrizione (peraltro possibile ai sensi dell'art. 2646 c.c.).

Cassazione civile sez. II  25 agosto 1986 n. 5167  



 
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