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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2653 codice civile: Altre domande e atti soggetti a trascrizione a diversi effetti

Devono parimenti essere trascritti:

1) le domande dirette a rivendicare la proprietà o altri diritti reali di godimento su beni immobili e le domande dirette all’accertamento dei diritti stessi.

La sentenza pronunziata contro il convenuto indicato nella trascrizione della domanda ha effetto anche contro coloro che hanno acquistato diritti dal medesimo in base a un atto trascritto dopo la trascrizione della domanda;

2) la domanda di devoluzione del fondo enfiteutico.

La pronunzia di devoluzione ha effetto anche nei confronti di coloro che hanno acquistato diritti dall’enfiteuta in base a un atto trascritto posteriormente alla trascrizione della domanda;

3) le domande e le dichiarazioni di riscatto nella vendita di beni immobili.

Se la trascrizione di tali domande a dichiarazioni è eseguita dopo sessanta giorni dalla scadenza del termine per l’esercizio del riscatto, restano salvi i diritti acquistati dai terzi dopo la scadenza del termine medesimo in base a un atto trascritto o iscritto anteriormente alla trascrizione della domanda o della dichiarazione;

4) le domande di separazione degli immobili dotali e quelle di scioglimento della comunione tra coniugi avente per oggetto beni immobili.

La sentenza che pronunzia la separazione o lo scioglimento non ha effetto a danno dei terzi che, anteriormente alla trascrizione della domanda, hanno validamente acquistato dal marito diritti relativi a beni dotali o a beni della comunione;

5) gli atti e le domande che interrompono il corso dell’usucapione di beni immobili.

L’interruzione non ha effetto riguardo ai terzi che hanno acquistato diritti dal possessore in base a un atto trascritto o iscritto, se non dalla data della trascrizione dell’atto o della domanda.

Alla domanda giudiziale è equiparato l’atto notificato con il quale la parte, in presenza di compromesso o di clausola compromissoria, dichiara all’altra la propria intenzione di promuovere il procedimento arbitrale, propone la domanda e procede, per quanto le spetta, alla nomina degli arbitri (1) (2).


Commento

Trascrizione: [v. Libro VI, Titolo I]; Proprietà: [v. 832]; Bene immobile: [v. 812]; Devoluzione del fondo enfiteutico: [v. 972]; Riscatto (patto di): [v. 1500]; Comunione: [v. 159]; Usucapione: [v. Libro III, Titolo VIII, Capo II, Sez. III] Compromesso: [v. 2691]; Clausola compromissoria: [v. 2691]; Procedimento arbitrale (arbitrato): [v. 2691].

 

(1) L’elenco delle domande soggette a trascrizione è tassativo (nel senso che non è ampliabile).

 

(2) La trascrizione delle domande giudiziali ha funzione di prenotazione, nel senso che fissa la data a partire dalla quale potrà essere opposto ai terzi l’effetto che deriverà dalla sentenza.

 

Nella trascrizione dovranno essere indicati gli estremi della domanda (atto di citazione, verbale di causa) mentre non è necessario indicare il titolo su cui si fonda la domanda stessa. Gli effetti della trascrizione della domanda rimangono fermi anche se questa, proposta davanti a giudice incompetente, venga poi riproposta dinanzi a quello competente.

 

La trascrizione della domanda (atto mediante il quale si dà inizio al processo) è richiesta per fini processuali, allo scopo di rendere opponibile la sentenza, con cui si concluderà il giudizio, a colui che acquista diritti sul bene controverso durante il processo.

Perché la trascrizione abbia effetto, occorre che domanda e sentenza siano tra loro corrispondenti.

 


Giurisprudenza annotata

Trascrizioni

La domanda con cui si esercita l'actio negatoria servitutis è soggetta a trascrizione affinché l'attore possa utilmente opporre il giudicato favorevole anche al terzo che abbia acquistato diritti dal convenuto con atto trascritto successivamente alla trascrizione della domanda. Cassa App. Roma 9 settembre 2009

Cassazione civile sez. II  27 marzo 2013 n. 7761  

 

Le domande intese a far valere le violazioni ai limiti legali devono essere trascritte, ex art. 2653, n. 1, c.c., affinché l'attore possa utilmente opporre la sentenza favorevole ottenuta nei confronti del convenuto anche al terzo acquirente dal convenuto stesso con atto trascritto successivamente alla trascrizione della domanda.

Cassazione civile sez. II  25 marzo 2013 n. 7477  

 

In forza dell'art. 2909 c.c., l'accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato anche nei confronti dei successivi aventi causa delle parti, senza che tale principio trovi deroga, in relazione al regime della trascrizione, per il caso di azioni a difesa della proprietà (quale, nella specie, quella volta ad ottenere l'osservanza del limite legale della stessa stabilito dall'art. 913 c.c.), atteso che, in tale ipotesi, non è operante né l'onere della trascrizione della sentenza ex art. 2643, n. 14, c.c., riguardante la diversa situazione delle pronunce che operino la costituzione, il trasferimento o la modificazione di diritti su immobili, né l'onere della trascrizione della domanda, ai sensi degli art. 111, comma 4, c.p.c. e 2653 c.c., previsto al diverso fine dell'opponibilità della sentenza nei confronti di chi succeda a titolo particolare nel diritto controverso nel corso del processo, e quindi prima della formazione del giudicato.

Cassazione civile sez. III  14 febbraio 2013 n. 3643  

 

Il limite di cui all'art. 2668 c.c., per cui la cancellazione delle trascrizioni delle domande giudiziali è possibile solo quando sia debitamente consentita dalle parti interessate, ovvero laddove sia ordinata con sentenza passata in giudicato, in particolare laddove la domanda sia rigettata o il processo sia estinto per rinunzia o inattività delle parti, non può operare nei casi in cui si proceda alla trascrizione al di fuori delle ipotesi di cui agli art. 2652 e 2653 c.c.; infatti, in tali casi la trascrizione si palesa coma un'utilizzazione abusiva del diritto di credito, valutabile alla stregua di un mero atto emulativo, atteso il suo contenuto contrario ad ogni previsione normativa, con la conseguenza che diviene possibile il ricorso alla tutela innominata di cui all'art. 700 c.p.c. per arrestare in via d'urgenza gli effetti pregiudizievoli derivanti dal permanere della trascrizione illegittima.

Tribunale Napoli  19 luglio 2011

 

La domanda giudiziale volta ad ottenere l'accertamento dell'esistenza di un patto di prelazione in caso di vendita di un bene immobile, in assenza di una specifica previsione normativa al riguardo, non è suscettibile di essere trascritta; il patto di prelazione, infatti, non può essere assimilato al contratto preliminare, in quanto in quest’ultimo è individuabile un'obbligazione già esistente, rispetto alla quale ha senso assicurare l'effetto di prenotazione della trascrizione, effetto che non è invece collegabile al patto di prelazione, che non prevede alcun obbligo di futuro trasferimento.

Cassazione civile sez. un.  23 marzo 2011 n. 6597  

 

Ove sia stata eseguita la trascrizione di una domanda giudiziale al di fuori dei casi di cui agli art. 2652 e 2653 c.c., sussiste l'interesse della controparte ad agire, anche in separato giudizio, per il relativo risarcimento del danno, a prescindere dal passaggio in giudicato della sentenza che rigetta la domanda illegittimamente trascritta; in tal caso, infatti, la cancellazione della trascrizione non è collegata al mancato accoglimento della domanda, ma alla sua intrinseca illegittimità, del tutto autonoma rispetto al giudizio di merito nel cui ambito la trascrizione era stata disposta.

Cassazione civile sez. un.  23 marzo 2011 n. 6597

 

Qualora la parte che ha promosso un giudizio avente ad oggetto beni immobili abbia proceduto alla trascrizione della domanda giudiziale al di fuori dei casi di cui agli art. 2652 e 2653 c.c. - cioè compiendo una trascrizione illegittima - in assenza di una specifica previsione legislativa che radichi presso il medesimo giudice, ai sensi dell'art. 96 c.p.c., la competenza a decidere anche la domanda di risarcimento danni promossa dalla controparte in conseguenza di tale illegittima trascrizione, deve ritenersi che quest’ultima domanda possa essere proposta anche in un diverso giudizio, ai sensi dell'art. 2043 c.c. In questo caso, infatti, l'accertamento che il giudice è chiamato a compiere - relativo alla verifica dell'esistenza di una norma sostanziale che consenta o meno la trascrizione della domanda giudiziale - ha per oggetto un fatto diverso da quello dell'altro giudizio; tale lettura del sistema, idonea alla maggiore tutela del diritto di difesa costituzionalmente garantito, consente al danneggiato di ottenere il risarcimento anche in ipotesi di colpa lieve, che rimarrebbero escluse ove la domanda risarcitoria fosse proponibile solo in base all'art. 96 c.p.c.

Cassazione civile sez. un.  23 marzo 2011 n. 6597  

 

 

Procedimento civile

È costituzionalmente illegittimo, per eccesso di delega, l'art. 5, comma 1, d.lg. 4 marzo 2010 n. 28, che prevede il carattere obbligatorio dell'istituto di conciliazione nelle controversie ivi elencate e, di conseguenza, struttura la relativa procedura come condizione di procedibilità delle relative domande giudiziali. Deve, pertanto, in via consequenziale essere dichiarata l'illegittimità costituzionale delle disposizioni del d.lg. n. 28 del 2010 che presuppongono la conciliazione come obbligatoria. Analiticamente, sono costituzionalmente illegittimi: a) l'art. 4 comma 3, limitatamente al secondo periodo ("L'avvocato informa altresì l'assistito dei casi in cui l'esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale") e al sesto periodo, limitatamente alla frase "se non provvede ai sensi dell'art. 5, comma 1"; b) l'art. 5 comma 2, limitatamente alle parole "Fermo quanto previsto dal comma 1 e"; c) l'art. 5 comma 4, limitatamente alle parole "I commi 1 e"; d) l'art. 5 comma 5, limitatamente alle parole "Fermo quanto previsto dal comma 1 e"; e) l'art. 6 comma 2, limitatamente alla frase "e, anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del quarto o del quinto periodo del comma 1 dell'art. 5,"; f) l'art. 7, limitatamente alla frase "e il periodo del rinvio disposto dal giudice ai sensi dell'art. 5, comma 1"; g) lo stesso art. 7 nella parte in cui usa il verbo "computano" anziché "computa"; h) l'art. 8 comma 5; i) l'art. 11 comma 1, limitatamente al periodo "Prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili conseguenze di cui all'art. 13"; l) l'intero art. 13, escluso il periodo "resta ferma l'applicabilità degli art. 92 e 96 c.p.c."; m) l'art. 17 comma 4 lett. d); n) l'art. 17 comma 5; o) l'art. 24.

Corte Costituzionale  06 dicembre 2012 n. 272  

 

Non è manifestamente infondata, in relazione agli art. 3 e 24 cost., la q.l.c. dell'art. 5 d.lg. 4 marzo 2010 n. 28, laddove prevede come obbligatoria la mediazione solo per alcune materie e non per altre; non è manifestamente infondata, in relazione agli art. 3 e 24 cost., la q.l.c. dell'art. 5 d.lg. 4 marzo 2010 n. 28 e dell'art. 2653 comma 1 c.c., nella parte in cui non viene prevista la possibilità di trascrivere la domanda di mediazione, ma prevede unicamente la possibilità di trascrivere la domanda giudiziale; non è manifestamente infondata, in relazione agli art. 3 e 24 cost., la q.l.c. del combinato disposto degli art. 5 d.lg. 4 marzo 2010 n. 28 e 16 d.m. 10 ottobre 2010 n. 180 nella parte in cui prevedono la mediazione come obbligatoria e onerosa; non è manifestamente infondata, in relazione all'art. 3 cost., la q.l.c. del combinato disposto degli art. 5 d.lg. 4 marzo 2010 n. 28 e 16 d.m.10 ottobre 2010 n. 180, nella parte in cui prevedono che solo il convenuto possa non aderire al procedimento di mediazione.

Tribunale Genova  18 novembre 2011

 

 



 
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