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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2655 codice civile: Annotazione di atti e di sentenze

Qualora un atto trascritto o iscritto sia dichiarato nullo o sia annullato, risoluto, rescisso o revocato o sia soggetto a condizione risolutiva, la dichiarazione di nullità e, rispettivamente, l’annullamento, la risoluzione, la rescissione, la revocazione, l’avveramento della condizione devono annotarsi in margine alla trascrizione o all’iscrizione dell’atto (1).

Si deve del pari annotare, in margine alla trascrizione della relativa domanda, la sentenza di devoluzione del fondo enfiteutico.

Se tali annotazioni non sono eseguite, non producono effetto le successive trascrizioni o iscrizioni a carico di colui che ha ottenuto la dichiarazione di nullita’ o l’annullamento, la risoluzione, la rescissione, la revoca o la devoluzione o a favore del quale si è avverata la condizione. Eseguita l’annotazione, le trascrizioni o iscrizioni gia’ compiute hanno il loro effetto secondo l’ordine rispettivo.

L’annotazione si opera in base alla sentenza o alla convenzione da cui risulta uno dei fatti sopra indicati; se si tratta di condizione, puo’ eseguirsi in virtu’ della dichiarazione unilaterale del contraente in danno del quale la condizione stessa si è verificata.

 

Commento

Trascrizione: [v. Libro VI, Titolo I]; Condizione: [v. 1353]; Nullità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI]; Annullamento: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XII]; Risoluzione: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XIV]; Rescissione: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XIII]; Revocazione: [v. 2901]; Iscrizione: [v. 2808]; Domanda (giudiziale): [v. 2652]; Sentenza: [v. 2651]; Devoluzione del fondo enfiteutico: [v. 972].

 

(1) L’annotazione, oltre ad essere fatta a margine dell’atto trascritto, viene inserita in un registro particolare.

 

L’annotazione deve ritenersi di carattere eccezionale, cioè consentita solo nei casi tassativamente indicati dal legislatore. La necessità di rendere pubbliche le sentenze indicate nell’articolo è spiegata, sia dal fatto che la domanda (da cui ha avuto origine il processo e quindi la sentenza) potrebbe non essere stata trascritta, sia da quello che, nel caso in cui sia stata invece trascritta la domanda, i terzi devono poter conoscere se sia stata poi effettivamente realizzata la conseguenza giuridica cui la domanda era diretta.

L’annotazione si attua, dunque, per ragioni di completezza, ordine e comodità.

 


Giurisprudenza annotata

Comunione e condominio

L'art. 2659, comma 1, n. 2, c.c., secondo cui nella nota di trascrizione devono essere indicati il titolo di cui si richiede la trascrizione e la data del medesimo, va interpretato in collegamento con il successivo art. 2655 il quale stabilisce che l'omissione o l'inesattezza delle indicazioni richieste nella nota non nuoce alla validità della trascrizione eccetto che induca incertezza sulle persone, sul bene o sul rapporto giuridico a cui si riferisce l'atto. Ne consegue che dalla nota deve risultare non solo l'atto in forza del quale si domanda la trascrizione ma anche il mutamento giuridico, oggetto precipuo della trascrizione stessa, che quell'atto produce in relazione al bene. Pertanto, in caso di regolamento di condominio cosiddetto contrattuale, non basta indicare il medesimo ma occorre indicare le clausole di esso incidenti in senso limitativo sui diritti dei condomini sui beni condominiali o sui beni di proprietà esclusiva.

Cassazione civile sez. II  31 luglio 2014 n. 17493  

 

 

Ipoteca

L'annotamento di cancellazione della vecchia convenzione per decadenza e risoluzione (secondo le ipotesi nella stessa previste e a suo tempo trascritte) e la trascrizione della nuova convenzione (con contestuale annotazione della risoluzione della precedente, arg. ex art. 2655 comma 4 c.c. che espressamente prevede le convenzioni), fungono da condizione risolutiva del passaggio di proprietà dall'ente pubblico al privato concessionario del bene destinato a costruzioni per edilizia convenzionata, determinando il venir meno della ipoteca concessa all'istituto mutuante. Se in pendenza della condizione risolutiva si ha immediata efficacia del negozio, tale efficacia è resa precaria dalla provvisorietà dell’effetto, la cui caducazione è in relazione alla possibilità di avveramento della condizione risolutiva. Con l'avveramento della condizione risolutiva si ripristina la situazione anteriore alla stipulazione della convenzione medesima e ciò sia tra le parti che nei confronti dei terzi. Conseguentemente per l'effetto retroattivo reale (tipico dell'avveramento della condizione risolutiva) l'acquisto del diritto “sub condicione” cade "ipso iure" fin dall'inizio, e così pure i diritti che l'acquirente “sub condicione” ha concesso a terzi nell'intervallo (nel nostro caso, il diritto di ipoteca concesso dopo la stipula della convenzione ex art. 35 l. n. 865 del 1971 e prima dell'avveramento delle condizioni risolutive previste nella convenzione medesima). Ciò in forza dello speciale effetto reale attribuito per legge alla clausola condizionale tramite la disposizione generale di cui all'art. 1357 c.c. a mente del quale chi ha un diritto subordinato a condizione risolutiva può disporne in pendenza di questa: ma gli effetti di ogni atto di disposizione sono subordinati alla stessa condizione.

Tribunale S.Maria Capua V.  24 febbraio 2006 n. 59  

 

L'annotamento di cancellazione della vecchia convenzione per decadenza e risoluzione (secondo le ipotesi nella stessa previste e a suo tempo trascritte) e la trascrizione della nuova convenzione (con contestuale annotazione della risoluzione della precedente, arg. ex art. 2655 n. 4, c.c., che espressamente prevede le "convenzioni"), fungono da condizione risolutiva del passaggio di proprietà dall'ente pubblico al privato concessionario del bene destinato a costruzioni per l'edilizia convenzionata, determinando il venir meno dell'ipoteca concessa all'istituto mutuante. Se in pendenza della condizione risolutiva si ha immediata efficacia del negozio, tale efficacia è resa precaria dalla provvisorietà dell'effetto, la cui caducazione è in relazione alla possibilità di avveramento della condizione risolutiva. Con l'avveramento della condizione risolutiva si ripristina la situazione anteriore alla stipulazione della convenzione medesima e ciòsia tra le parti che nei confronti dei terzi. Conseguentemente per l'effetto retroattivo reale (tipico dell'avveramento della condizione risolutiva), l'acquisto del diritto "sub condicione" cade "ipso iure" fin dall'inizio, e così pure i diritti che l'acquirente "sub condicione" ha concesso a terzi nell'intervallo (nel nostro caso, il diritto di ipoteca concesso dopo la stipula della convenzione ex art. 35 l. n. 865 del 1971 e prima dell'avveramento della condizione risolutiva prevista nella convenzione medesima). Ciò in forza dello speciale effetto reale attribuito per legge alla clausola condizionale tramite la disposizione generale di cui all'art. 1357 c.c. a mente del quale "chi ha un diritto subordinato a condizione risolutiva può disporne in pendenza di questa: ma gli effetti di ogni atto di disposizione sono subordinati alla stessa condizione".

Tribunale S.Maria Capua V.  19 settembre 2000

 

 

Fallimento

La curatela fallimentare ha interesse ad agire con l'azione revocatoria per far dichiarare l'inefficacia di iscrizioni ipotecarie, con conseguente ordine al conservatore dei registri immobiliari di procedere alla relativa annotazione ex art. 2655 comma 1 c.c., nonostante il creditore convenuto in revocatoria, titolare della prelazione ipotecaria, sia già stato ammesso al passivo del fallimento in via chirografaria.

Corte appello L'Aquila  03 febbraio 2004

 

La possibilità per il giudice delegato di ordinare la cancellazione delle formalità pregiudizievoli con il decreto di trasferimento del bene immobile venduto all'asta ex art. 586 c.p.c. non preclude alla curatela fallimentare di promuovere azione revocatoria avverso l'iscrizione di ipoteca giudiziale e di chiedere la relativa annotazione ex art. 2655 comma 1 c.c.

Corte appello L'Aquila  03 febbraio 2004

 

Non è nulla, ma inefficace l'iscrizione ipotecaria su di un immobile alla quale il creditore ha proceduto nel corso dell'amministrazione controllata seguita dal fallimento del debitore. L'inefficacia di tale iscrizione può essere fatta valere dal curatore, anche in via di eccezione, nell'interesse della massa. L'accertamento giudiziale dell'inefficacia dell'iscrizione legittima l'annotazione del provvedimento giudiziale ex art. 2655 c.c. a carico del beneficiario del provvedimento stesso, mentre non deve procedersi alla cancellazione dell'iscrizione che pone nel nulla l'iscrizione stessa, la quale è affetta soltanto da inefficacia.

Cassazione civile sez. I  06 settembre 1996 n. 8130  

 

Nell'ipotesi in cui nel corso della procedura di amministrazione controllata venga iscritta ipoteca giudiziale su bene immobile del debitore, il successivo fallimento produce l'inefficacia di detta iscrizione nei confronti della massa; inefficacia che opera ipso jure e può essere sempre fatta valere in via d'eccezione. Pertanto, nel caso in cui sorga controversia sugli effetti dell'iscrizione ed intervenga l'accertamento giudiziario della sua inefficacia, resta a carico del beneficiario l'onere dell'annotazione di cui all'art. 2655 c.c..

Cassazione civile sez. I  06 settembre 1996 n. 8130  

 

 

Trascrizione

L'annotazione in margine alla sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c., trascritta a norma dell'art. 2655 c.c., ancorché prevista soltanto per l'avveramento della condizione risolutiva, riguarda, per l'identità degli effetti, anche il mancato avveramento della condizione sospensiva. Tuttavia, perché si possa eseguire la annotazione, non è sufficiente che la condizione non si sia verificata, ma è necessario che essa non possa più avverarsi nemmeno in futuro, in quanto la funzione della detta annotazione è quella di far conoscere ai terzi la definitiva inefficacia del contratto traslativo del diritto reale.

Cassazione civile sez. II  17 dicembre 1991 n. 13589

 

 

Obbligazioni e contratti

La risoluzione per mutuo dissenso di un contratto ha normalmente efficacia "ex nunc" e comunque non può direttamente incidere sugli effetti traslativi del contratto già prodottisi, per il che occorre un negozio che sortisca effetti opposti al precedente, causando il ritrasferimento, e che è soggetto alla trascrizione ex art. 2643 c.c. e non alla annotazione di cui all'art. 2655 c.c.

Tribunale Catania  26 gennaio 1983

 

 



 
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