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Art. 2657 codice civile: Titolo per la trascrizione

La trascrizione (1) non si può eseguire se non in forza di sentenza, di atto pubblico (2) o di scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente.

Le sentenze e gli atti seguiti in paese estero devono essere legalizzati.


Commento

Atto pubblico: [v. 2699]; Scrittura privata: [v. 2702]; Sentenza: [v. 2651]; Legalizzazione: [v. 2837].

 

(1) Per titolo si intende, ai fini della trascrizione, non il fatto giuridico oggetto della trascrizione, ma la documentazione relativa a quel fatto. È richiesta l’autenticità di questo documento: autenticità formale, essendo irrilevante l’autenticità del contenuto. Non solo le sentenze sono titolo per la trascrizione, ma in generale tutti i provvedimenti resi dall’autorità giudiziaria.

 

(2) Per atto pubblico s’intendono anche i provvedimenti amministrativi e, quindi, ogni documento ricevuto o proveniente da pubblico ufficiale.

 

In mancanza di un titolo che abbia i requisiti previsti dall’articolo, il conservatore [v. 2658] deve rifiutare di ricevere la domanda di trascrizione (altrimenti questa sarà nulla).


Giurisprudenza annotata

Procedimento civile

Se sussiste l’accordo delle parti per la cancellazione della domanda giudiziale, si può optare per un procedimento camerale, nel rispetto, però, dei requisiti di cui agli art. 2657, 2668 c.c.; dove, invece, l’accordo non vi sia, allora sarà necessario un autonomo giudizio ordinario (in cui si reputa necessaria l'integrazione del contraddittorio anche verso il Conservatore) oppure la procedura ex art. 287 c.p.c. ma nella forma contenziosa (art. 288, comma 2, c.p.c.).

Tribunale Varese sez. I  23 ottobre 2012

 

 

Trascrizioni

La trascrizione del sequestro conservativo emesso inaudita altera parte, in seguito revocato con ordinanza in udienza, e poi concesso in sede di reclamo, prevale, se non cancellata, sulla successiva trascrizione della domanda arbitrale. Cassa App. Brescia 6 luglio 2010

Cassazione civile sez. III  07 agosto 2012 n. 14190  

 

Non è idoneo alle formalità pubblicitarie di cui all'art. 2651 c.c. il verbale di conciliazione (sottoscritto innanzi all'organismo di mediazione ed omologato dal Presidente del Tribunale) avente ad oggetto l'accertamento dell'acquisto del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento per intervenuta usucapione.

Tribunale Roma sez. V  22 luglio 2011 n. 6563  

 

La sentenza di accoglimento della domanda diretta ad accertare l'avvenuto trasferimento della proprietà di un immobile a mezzo di scrittura privata con firma non autenticata presuppone l'accertamento, con efficacia di giudicato, della autenticità della sottoscrizione di tale scrittura. Ne consegue che, in tale ipotesi, non può essere trascritta la pronuncia giudiziale, in quanto non rientrante in alcune delle fattispecie contenute nell'art. 2643 c.c., ma si può procedere alla trascrizione della scrittura privata ai sensi dell'art. 2657 c.c.

Cassazione civile sez. II  22 giugno 2011 n. 13695  

 

L'Agenzia del territorio, istituita ex art. 57, comma 1, d.lg. 30 luglio 1999 n. 300, per la gestione delle competenze relative ai servizi del catasto, a quelli geotopocartografici e a quelli relativi alle conservatorie dei registri immobiliari, è titolare esclusiva, in quanto autonomo soggetto di diritto, a decorrere dal 1° gennaio 2001 della legittimazione ad causam ed ad processum nei procedimenti relativi al ricorso avverso il rifiuto del Conservatore di provvedere alla trascrizione degli atti indicati nell'art. 2657 c.c..

Cassazione civile sez. III  12 marzo 2008 n. 6628  

 

La clausola dell'accordo di separazione che attribuisca ad un figlio la proprietà esclusiva di beni immobili, al fine di assicurarne il mantenimento, in quanto inserita nel verbale d'udienza (redatto da un ausiliario del giudice e destinato a far fede di ciò che in esso è attestato, giacché disciplinato, in via esclusiva, dalla normativa speciale dell'art. 126 c.p.c.), assume comunque forma di atto pubblico ai sensi e per gli effetti dell'art. 2699 c.c., e, ove implichi il trasferimento di diritti reali immobiliari, costituisce perciò, dopo l'omologazione che lo rende efficace, titolo per la trascrizione a norma dell'art. 2657 c.c.

Tribunale Salerno sez. I  04 luglio 2006

 

Non è fondata, in riferimento agli art. 3 e 30 cost., la questione di legittimità costituzionale degli artt. 261, 147 e 148, 2643, n. 8, 2652, 2653 e 2657 c.c., nella parte in cui non consentirebbero la trascrizione del titolo che riconosce il diritto di abitazione del genitore affidatario della prole naturale, che non sia titolare di diritti reali o di godimento sull'immobile assegnato, atteso che attraverso l'interpretazione sistematica delle norme che regolano i rapporti genitori-figli deve riconoscersi la possibilità per il genitore naturale affidatario di minore - e che non sia titolare di diritti reali o di godimento sull'immobile - di trascrivere il provvedimento di assegnazione nei registri immobiliari, onde garantire effettività alla tutela dei diritti della prole anche in caso di conflitto con i terzi.

Corte Costituzionale  21 ottobre 2005 n. 394  

 

Non è fondata, nei sensi indicati in motivazione, la q.l.c. degli art. 261, 147 e 148, 2643 n. 8, 2652, 2653 e 2657 c.c., censurati, in riferimento agli art. 3 e 30 cost., nella parte in cui non consentono la trascrizione del titolo che riconosce il diritto di abitazione del genitore affidatario della prole naturale, che non sia titolare di diritti reali o di godimento sull'immobile assegnato. La garanzia del minore, attraverso la trascrizione del titolo che assegna al genitore affidatario il diritto di abitazione nella casa familiare, è ricavabile da una interpretazione sistematica delle disposizioni a tutela della filiazione, giacché, come il diritto del figlio naturale a non lasciare l'abitazione in seguito alla cessazione della convivenza di fatto fra i genitori non richiede un'apposita previsione, in quanto il diritto all'assegnazione della casa familiare al genitore affidatario di prole naturale può trarsi in via di interpretazione sistematica dalle norme che disciplinano i doveri dei genitori verso i figli, così, anche il diritto del genitore affidatario di prole naturale - e che non sia titolare di diritti reali o di godimento sull'immobile - ad ottenere la trascrizione del provvedimento di assegnazione non necessita di un'autonoma previsione, dal momento che risponde alla medesima "ratio" di tutela del minore ed è strumentale a rafforzarne il contenuto: il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli e di garantire loro la permanenza nello stesso ambiente in cui hanno vissuto con i genitori deve essere assolto tenendo conto, prima che delle posizioni di terzi, del diritto che alla prole deriva dalla responsabilità genitoriale di cui all'art. 30 cost.

Corte Costituzionale  21 ottobre 2005 n. 394  

 

È infondata, in riferimento agli art. 3 e 30 cost., la q.l.c. degli art. 261, 147, 148, 2643 n. 8, 2652, 2653 e 2657 c.c. nella parte in cui non consentirebbero la trascrizione del titolo che riconosce il diritto di abitazione del genitore affidatario della prole naturale, il quale non sia titolare di diritti reali o di godimento sull'immobile assegnato. Dette norme debbono infatti ritenersi conformi a Costituzione ove lette alla luce della "regula iuris" desumibile da una interpretazione sistematica delle norme in materia di filiazione, nel rispetto del principio di responsabilità genitoriale, che impone la soddisfazione delle esigenze della prole a prescindere dalla qualificazione dello "status" della stessa: sicché deve ritenersi che la normativa impugnata consenta che il genitore naturale affidatario del figlio minore nato da convivenza ormai cessata, e che non sia titolare di diritti reali o di godimento sull'immobile destinato a casa familiare, ottenga, oltre all'assegnazione della casa stessa, anche l'ordine di trascrizione del provvedimento nei registri immobiliari.

Corte Costituzionale  21 ottobre 2005 n. 394  

 



 
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