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Art. 2675 codice civile: Responsabilità del conservatore

[Il conservatore è responsabile dei danni derivati:

1) dall’omissione, nei suoi registri, delle trascrizioni, delle iscrizioni e delle relative annotazioni, come pure dagli errori incorsi in tali operazioni ;

2) dall’omissione, nei suoi certificati, delle trascrizioni, iscrizioni o annotazioni, come pure dagli errori incorsi nei medesimi, salvo che l’omissione o l’errore provenga da indicazioni insufficienti a lui non imputabili;

3) dalle cancellazioni indebitamente operate]

 

ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 21 GENNAIO 1983, N. 22


Giurisprudenza annotata

Impiegati delle Stato

Vanno restituiti al giudice "a quo" gli atti relativi alla questione di legittimità costituzionale degli art. 2675 c.c. e 2, 3, 15 l. 15 novembre 1973 n. 734, nella parte in cui, come dispongono che gli emolumenti riscossi dai conservatori dei registri immobiliari, per attività espletate a richiesta e nell'esclusivo interesse dei privati, siano integralmente versati al bilancio dello Stato, lasciano sussistere la particolare responsabilità dei conservatori, più grave di quella prevista per ogni altro impiegato dello Stato, nei confronti dei privati utenti dei servizi di conservatoria, per il riesame della rilevanza alla luce della sopravvenuta l. 21 gennaio 1983 n. 22 che ha modificato la disciplina della responsabilità dei conservatori immobiliari.

Corte Costituzionale  05 maggio 1983 n. 133

 

 

Trascrizione

È stata sollevata questione di legittimità costituzionale degli art. 2, 3 e 15 l. 15 novembre 1973 n. 734 (concessione di un assegno perequativo ai dipendenti civili dello Stato, e soppressione di indennità particolari) nonché dell'art. 2675 c.c. per contrasto con gli art. 3, 28, 36 e 97 cost. in quanto, stabilendo la corresponsione di un assegno perequativo agli impiegati civili dello Stato, disponevano, fra l'altro, che gli emolumenti riscossi dai conservatori dei registri immobiliari, per attività espletate a richiesta e nell'esclusivo interesse dei privati, fossero integralmente versati al bilancio dello Stato, in conto entrate eventuali del tesoro. Secondo l'ordinanza di rinvio tale legge, mentre privava i predetti funzionari dei cennati emolumenti, lasciava, tuttavia sussistere la diretta responsabilità dei conservatori nei confronti dei privati utenti dei servizi di conservatoria (art. 2675 c.c.); responsabilità addirittura più grave di quella prevista per ogni altro impiegato dello Stato (art. 22 e 23 d.P.R. n. 3 del 1957) in quanto estesa alla colpa lieve, e per di più escludente quella solidale dello Stato. I denunciati articoli risulterebbero, pertanto, incompatibili con i principi di uguaglianza, di responsabilità civile e amministrativa, di imparzialità della pubblica amministrazione e di proporzionalità retributiva. Frattanto è sopravvenuta la l. 21 gennaio 1983 n. 22 che, coll'art. 2, ha abrogato l'art. 2675 c.c. coll'art. 5 ha equiparato la responsabilità dei conservatori a quella degli altri impiegati civili dello Stato, e coll'art. 6 ha esteso al ministero delle finanze la responsabilitàper i danni cagionati dai conservatori dei registri immobiliari dopo il 24 novembre 1973, anche nelle ipotesi di assenza di dolo o colpa grave; conseguentemente il giudice "a quo" dovrà valutare l'incidenza delle nuove disposizioni sulle questioni sollevate, per cui è necessario restituirgli gli atti.

Corte Costituzionale  05 maggio 1983 n. 133

 

L'elencazione dei casi di responsabilità del conservatore dei registri immobiliari, contenuta nell'art. 2675 c.c. ha carattere esemplificativo e non tassativo. Il conservatore dei registri immobiliari, mentre assume la responsabilità del contenuto delle certificazioni rilasciate ai sensi dell'art. 2673 c.c. e risponde degli eventuali danni derivati ad altri dalle imprecise notizie fornite circa l'appartenenza e la condizione giuridica degli immobili, non incorre in alcuna responsabilità allorché, adempiendo un proprio dovere d'ufficio, esegua formalità richieste, sebbene queste - per difetto di preventive indagini - si rivelino inefficaci. (Nella specie era stata chiesta ed ottenuta l'iscrizione di una ipoteca e la trascrizione di alcuni atti di pignoramento immobiliare su immobili non più nel patrimonio del debitore, senza che fosse stata, preventivamente, richiesta una certificazione, ai sensi dell'art. 2673 c.c. circa l'appartenenza degli immobili. La S.C. ha escluso, al riguardo, ogni responsabilità del conservatore).

Cassazione civile sez. III  05 gennaio 1981 n. 29  

 

La responsabilità del conservatore dei registri immobiliari per danni arrecati a terzi nello svolgimento del servizio della pubblicità immobiliare è prevista negli art. da 2673 e 2682 del c.c., e in particolare nell'art. 2675, che determina le omissioni, gli errori e le indebite cancellazioni, da cui sorge l'obbligo risarcitorio del conservatore. L'elencazione dei casi contenuta in questo articolo non ha tuttavia carattere tassativo ma solo esemplificativo, onde, benché l'ipotesi non vi sia espressamente prevista, sussiste responsabilità del conservatore che abbia colpevolmente ritardato nell'eseguire nei registri a disposizione dei privati le formalità relative agli atti di trasferimento degli immobili, con la conseguente inutile spendita di somme da parte del creditore che abbia ottenuto iscrizioni ipotecarie o trascrizioni di pignoramento su beni risultanti dai registri, come di proprietà del debitore, ma in realtà a lui non più appartenenti. Incombe tuttavia su colui che chiede il risarcimento l'onere di provare la colpa nel ritardo del conservatore, nonché il nesso di causalità tra questo ed il proprio errore nell'ottenimento di iscrizioni o trascrizioni rivelatesi inutili.

Cassazione civile sez. III  05 gennaio 1981 n. 29  

 

Non è configurabile alcuna responsabilità del conservatore dei registri immobiliari, il quale abbia eseguito l'iscrizione di una ipoteca e la trascrizione di un pignoramento immobiliare sulla base di ispezioni ed informazioni, circa l'appartenenza al debitore dei beni ipotecari o pignorati assunte dal richiedente e rivelatesi poi errate con la conseguente inutilità delle spese, sostenute dal richiedente stesso, per iscrizione e trascrizione; infatti il conservatore, a norma dell'art. 2674 c.c. ha l'obbligo di accertare l'autenticità dei titoli, la loro natura e provenienza, la intellegibilità degli stessi, oltre ai requisiti stabiliti dagli art. 2675, 2666, comma 1 2821. 2835, 2837 c.c. mentre in ogni altro caso non può rifiutare di ricevere note e titoli, ne di eseguire iscrizioni, trascrizioni o annotazioni richieste. Nè il richiedente può addebitare al conservatore la responsabilità per il danno suddetto, che egli stesso, avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza. È, al contrario, configurando la responsabilità del conservatore, qualora le suddette iscrizioni e trascrizioni siano state richieste ed eseguite in base a certificazioni, rilasciate dal suo ufficio ai sensi dell'art. 2673 c.c. e, contenenti errori addebitabili a colpa dell'ufficio stesso, poiché in tal caso egli assume la responsabilità di quei documenti e perciò deve rispondere degli eventuali danni derivati a terzi dalle imprecise notizie fornite circa l'appartenenza e la condizione giuridica degli immobili.

Cassazione civile sez. III  05 gennaio 1981 n. 29  

 

Non è manifestamente infondata - in riferimento agli art. 3, 28, 36 e 97 cost. - la questione di legittimità costituzionale degli art. 2, 3, 15, l. 15 novembre 1973 n. 734, e dell'art. 2675 c.c. Dal combinato disposto degli art. 15 l. n. 734 l. n. 2675 c.c. emerge un regime di responsabilità dei conservatori dei pubblici registri immobiliari più gravoso di quello degli altri pubblici dipendenti non giustificato da alcuna apprezzabile ragione. Lo Stato viene ad incamerare gli emolumenti in precedenza riscossi dai conservatori per le attività rese ai privati, delle quali i medesimi conservatori rimangono responsabili esclusivi ed in proprio; e tale incameramento si riflette in termini di contrasto con gli art. 28 e 97 cost.; nè giova richiamare in contrario che al posto degli emolumenti viene composto un assegno "ad personam" (ad integrazione di quello perequativo), poiché tale assegno risulta inferiore alla misura media degli emolumenti già goduti e non spetta a tutti i conservatori, ma solo a quelli nominati prima del 1973, ed è comunque destinato ad essere riassorbito con gli aumenti successivi di stipendio, mentre non può superare un determinato tetto. Ne consegue la possibilità, in taluni casi, della "reformatio in peius" del trattamento economico, che determina una diseguaglianza di trattamento e incide sull'adeguatezza della retribuzione.

T.A.R. (Lazio)  05 febbraio 1979

 

Costituisce fatto colposo, riconducibile alla norma di cui all'art. 2675 n. 3 c.c., la cancellazione disposta dal conservatore, in violazione degli art. 2668 c.c. e 683 c.p.c., sulla base della sola certificazione di passaggio in giudicato rilasciata dal cancelliere e senza un preventivo controllo della avvenuta notificazione della sentenza a tutte le parti in causa enunciate nella intestazione.

Tribunale Lucera  12 maggio 1976



 
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