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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2697 codice civile: Onere della prova

Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento (1).

Chi eccepisce l’inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si è modificato o estinto deve provare i fatti su cui l’eccezione si fonda (2).


Commento

Attore: colui che dà vita al processo per far valere un diritto che ritiene gli spetti (art. 165 c.p.c.).

 

Convenuto: colui contro il quale si fa valere un diritto nel processo (art. 166 c.p.c.).

 

Onere della prova: principio in base al quale il titolare di un diritto deve dimostrare l’esistenza dello stesso. Tale situazione si verifica quando il diritto viene fatto valere in un processo.

 

(1) L’attore, in altri termini, ha l’onere di provare i fatti costitutivi del proprio diritto, vale a dire quei fatti che ne hanno determinato la nascita. Così, ad esempio, Tizio il quale affermi di essere titolare nei confronti di Caio di una certa somma di danaro, quale corrispettivo della compravendita di un immobile, della quale invochi il pagamento, dovrà dare dimostrazione dell’avvenuta stipula del contratto, e normalmente farà ciò mediante la esibizione della relativa scrittura.

 

(2) Il convenuto deve, al contrario, provare l’inefficacia di tali fatti ovvero deve portare nel processo quei fatti impeditivi, modificativi o estintivi mediante i quali provi che quel diritto, anche se sorto validamente per l’attore, sia successivamente venuto meno.

 

In materia di prove civili vige nel nostro ordinamento, il giudice non potrà decidere che sulla base degli atti o dei fatti proposti dalle parti medesime. Sulla base, quindi, di tali prove il giudice indicherà le norme da applicare.

Ad esempio, Tizio (attore) cita in giudizio Caio (convenuto) chiedendogli la restituzione dell’auto che asserisce essere propria. Caio risponde che l’auto gli è stata venduta da Tizio e per provare la propria eccezione esibisce il contratto di vendita.

 


Giurisprudenza annotata

Prove

L'attore che chiede la restituzione di somme date a mutuo è tenuto a provare, ai sensi del comma 1 dell'art. 2697 c.c., gli elementi costitutivi della domanda, e quindi non solo la consegna, ma anche il titolo della stessa, dal quale derivi l'obbligo della reclamata restituzione, senza che la contestazione del convenuto - il quale, riconoscendo di aver ricevuto la somma, deduca una diversa ragione della dazione di essa - si tramuti in eccezione in senso sostanziale, sì da invertire l'onere della prova.

Tribunale Reggio Emilia sez. II  25 febbraio 2015 n. 280  

 

Il creditore che escute una polizza fideiussoria é tenuto a provare i presupposti per l'operatività della garanzia ancorché sia stato convenuto in un giudizio di accertamento negativo, poiché, ai sensi dell'art. 2697 cod. civ., l'onere di provare i fatti costitutivi di un diritto grava sempre su colui che se ne afferma titolare ed intenda farlo valere. Cassa con rinvio, App. Roma, 16/02/2009

Cassazione civile sez. III  12 dicembre 2014 n. 26158  

 

 

Edilizia ed urbanistica

La richiesta di accertamento del danno da ritardo ovvero del danno derivante dalla tardiva emanazione di un provvedimento favorevole, se da un lato deve essere ricondotta al danno da lesione di interessi legittimi pretensivi, per l'ontologica natura delle posizioni fatte valere, dall'altro, in ossequio al principio dell'atipicità dell'illecito civile, costituisce una fattispecie sui generis, di natura del tutto specifica e peculiare, che deve essere ricondotta nell'alveo dell'art. 2043 c.c. per l'identificazione degli elementi costitutivi della responsabilità. Di conseguenza, l'ingiustizia e la sussistenza stessa del danno non possono, in linea di principio, presumersi "iuris tantum", in meccanica ed esclusiva relazione al ritardo nell'adozione del provvedimento amministrativo favorevole, ma il danneggiato deve, ex art. 2697 c.c., provare tutti gli elementi costitutivi della relativa domanda.

T.A.R. Firenze (Toscana) sez. III  22 gennaio 2015 n. 126  

 

 

Giustizia amministrativa

Anche nel processo amministrativo vige il principio di cui all'art. 2697 c.c., per il quale spetta alle parti l'onere di fornire gli elementi di prova che siano nella loro disponibilità e riguardanti i fatti posti a fondamento delle loro domande ed eccezioni; e, anche se è vero che in detto processo vige pure il c.d. 'metodo acquisitivo', che consente al giudice di integrare allegazioni probatorie parziali, ciò tuttavia non gli consente d'invertire l'onere probatorio e di sostituirsi al dovere processuale del diretto interessato, il quale deve comunque allegare un qualche concreto elemento di riscontro circa i vizi che denuncia e che assume dopo averli appresi in modo indiretto, o che desume dalla documentazione interna acquisita a seguito di accesso agli atti; e, in nessun caso, risultano ammissibili censure del tutto generiche, o basate su semplici supposizioni.

T.A.R. Perugia (Umbria) sez. I  15 gennaio 2015 n. 22

 

L'azione risarcitoria innanzi al giudice amministrativo non è soggetta alla regola del principio dispositivo con metodo acquisitivo, tipica del processo impugnatorio, bensì al principio generale dell'onere della prova (artt. 2697 c.c. e 115 c.p.a.) per cui sui ricorrenti grava l'onere di dimostrare la sussistenza di tutti i presupposti per il riconoscimento di una responsabilità dell'Amministrazione intimata, nonché l'esistenza e la consistenza di un danno risarcibile (1).

T.A.R. Napoli (Campania) sez. I  12 dicembre 2014 n. 6604  

 

Nel processo amministrativo, in difetto di prove sui presupposti di fatto del diritto fatti valere, il giudice non ha potere istruttorio con carattere di supplenza rispetto al privato inadempiente all'onere della prova che su di lui grava, vertendosi in materia di diritti soggettivi, per i quali vale la regola dettata all'art. 2697 c.c.. Conferma TAR Lazio, Roma, sez. I, n. 8381 del 2008.

Consiglio di Stato sez. III  27 novembre 2014 n. 5870  

 

Chi agisce in giudizio a tutela di un proprio diritto deve indicare e allegare tutti gli elementi, i dati e documenti idonei a sostenere le proprie ragioni. Se tali elementi mancano, viene meno il fatto costitutivo della domanda e viene impedito al giudice di esaminare il merito del ricorso. Ciò assume ancora maggiore rilevanza laddove si controverta, come nel caso di specie, su diritti soggettivi, ambito questo non governato dalla regola del principio dispositivo con metodo acquisitivo, bensì dal principio dell'onere della prova ex art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c., applicabili, in tal caso, anche al processo amministrativo. Infatti, la limitazione dell'onere della prova gravante sulla parte che agisce in giudizio, che caratterizza il processo amministrativo, si fonda sulla naturale ineguaglianza delle parti, che connota abitualmente il rapporto amministrativo di natura pubblicistica intercorrente tra la parte privata e la P.A., mentre l'esigenza di una attenuazione dell'onere probatorio a carico della parte ricorrente viene meno con riguardo alla prova dell' an e del quantum dei danni azionati in via risarcitoria, inerendo in siffatte ipotesi i fatti oggetto di prova alla sfera soggettiva della parte che si assume lesa e trovandosi le relative fonti di prova normalmente nella disponibilità dello stesso soggetto leso.

T.A.R. Milano (Lombardia) sez. III  17 ottobre 2014 n. 2498  

 

 

Contratti bancari

L'attore che chieda la restituzione di somme date a mutuo è – ai sensi dell'art. 2697 c.c. – tenuto a provare gli elementi costitutivi della domanda e, quindi, non solo la consegna ma anche il titolo della stessa da cui derivi l'obbligo della vantata restituzione.

Tribunale Nola sez. II  02 gennaio 2015

 

 

Ingiunzione in materia civile

In tema di opposizione a decreto ingiuntivo avente ad oggetto il pagamento di prestazioni professionali, la parcella corredata dal parere del competente Consiglio dell'ordine di appartenenza del professionista, mentre ha valore di prova privilegiata e carattere vincolante per il giudice ai fini della pronuncia dell'ingiunzione, non ha - costituendo semplice dichiarazione unilaterale del professionista - valore probatorio nel successivo giudizio di opposizione, nel quale il creditore opposto assume la veste sostanziale di attore e su di lui incombono i relativi oneri probatori ex art. 2697 c.c., ove vi sia contestazione da parte dell'opponente in ordine all'effettività ed alla consistenza delle prestazioni eseguite o all'applicazione della tariffa pertinente ed alla rispondenza ad essa delle somme richieste (Cass. 31 marzo 2014 n. 7510).

Tribunale Salerno sez. II  21 novembre 2014 n. 5550  

 

 

Locazione di cose

Le sanzioni alternative di ripristino della locazione o di risarcimento del danno previste dall'art. 31 della legge 27 luglio 1978, n. 392, a carico del locatore che abbia ottenuto la disponibilità anticipata dell'immobile per una finalità non più realizzata (nella specie, per adibirlo ad abitazione di familiari), hanno fondamento contrattuale, sicché incombe sul locatore l'onere di provare di avere adempiuto all'obbligo corrispondente, ovvero di non aver potuto adempiere per cause ostative a lui non imputabili, ai sensi degli art. 1218 e 2697 codice civile. Cassa con rinvio, App. Palermo, 26/03/2010

Cassazione civile sez. III  07 novembre 2014 n. 23794  

 

Le sanzioni alternative di ripristino della locazione o di risarcimento del danno previste dall'art. 31 della legge 27 luglio 1978 n. 392, a carico del locatore che abbia ottenuto la disponibilità anticipata dell'immobile per una finalità non più realizzata (nella specie, di adibirlo ad abitazione di familiari), hanno fondamento contrattuale e incombe dunque sullo stesso locatore l'onere di provare di avere adempiuto all'obbligo corrispondente, ovvero di non aver potuto adempiere per cause ostative a lui non imputabili, ai sensi degli art. 1218 e 2697 c.c..

Cassazione civile sez. III  07 novembre 2014 n. 23794  

 

 

Ingiunzione

In materia di opposizione a decreto ingiuntivo, l'onere probatorio resta ripartito secondo le regole generali di cui all'art. 2697 c.c., ed incombe al creditore opposto la prova piena del credito azionato, mentre al debitore incombe la prova in ordine ad un eventuale pagamento del debito.

Tribunale Salerno  25 ottobre 2014 n. 4999  

 

 

Lavoro subordinato

Affinché il licenziamento di un dirigente possa dar luogo ad un danno risarcibile secondo il diritto comune, deve concretarsi - per la forma in cui venga espresso, la pubblicità o le altre modalità con cui sia stato adottato e le conseguenze morali o sociali che ne siano derivate - in un atto di per sé ingiurioso, ossia lesivo della dignità e dell'onore del lavoratore, il cui carattere deve essere rigorosamente provato, ex art. 2697 c.c., da chi lo deduce. Non sono infatti riconducibili ad ipotesi di licenziamento ingiurioso i casi di recesso meramente ingiustificato, strumentale o pretestuoso. Conferma App. Venezia 22 ottobre 2011 n. 575

Cassazione civile sez. lav.  23 ottobre 2014 n. 22536  



 
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