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Art. 2698 codice civile: Patti relativi all’onere della prova

Sono nulli i patti con i quali è invertito (1) ovvero è modificato (2) l’onere della prova, quando si tratta di diritti di cui le parti non possono disporre o quando l’inversione o la modificazione ha per effetto di rendere a una delle parti eccessivamente difficile l’esercizio del diritto (3).

 


Commento

Onere della prova: [v. 2697].

 

Patti di inversione o modifica dell’onere della prova: accordi tra le parti mediante i quali si capovolgono o si modificano le normali regole sulla ripartizione dell’onere probatorio.

 

(1) Così, ad esempio, è nullo il patto con il quale le parti derogano alla presunzione di responsabilità stabilita dall’art. 1218 [v. ®], ribaltando la regola per cui è il debitore che, in caso di inadempimento della obbligazione, deve fornire la prova liberatoria della sua responsabilità, mentre il creditore deve provare soltanto che le sue pretese non sono state soddisfatte.

 

(2) Non è, così, possibile stabilire l’ammissione di un solo mezzo di prova e l’esclusione di taluno di quelli consentiti dalla legge nel caso di specie.

 

(3) L’eccessiva difficoltà di fornire la prova tale da comportare la nullità dell’eventuale patto di inversione o modifica del relativo onere, può consistere, ad esempio, nel costo di determinati accertamenti.


Giurisprudenza annotata

Inversione dell'onere della prova, divieto di patti contrari

Le norme poste dal libro sesto, titolo II, del codice civile regolano: a) l'onere della prova; b) la astratta idoneità di ciascuno dei mezzi in essi presi in considerazione all'assolvimento di tale onere in relazione a specifiche esigenze e c) la forma che ciascuno di essi deve assumere. Dette disposizioni non riguardano la valutazione dei risultati ottenuti mediante l'esperimento dei mezzi di prova, che è disciplinata dagli art. 115 e 116 c.p.c. Deriva da quanto precede, pertanto che l'eventuale erroneità di tale applicazione ridonda unicamente quale vizio ex art. 360, n. 5, c.p.c. e deve emergere direttamente dalla lettura della sentenza e non già dal riesame degli atti di causa, inammissibile in sede di legittimità.

Cassazione civile sez. III  07 marzo 2014 n. 5411  

 

La inversione dell'onere della prova, in mancanza di apposito patto ex art. 2698 c.c., può risultare anche dal comportamento processuale della parte, ma, affinché ciò si verifichi, non è sufficiente che la parte sulla quale non grava l'onere deduca o anche offra la prova, occorrendo, invece, la inequivoca manifestazione della parte medesima di voler rinunciare ai benefici e ai vantaggi che le derivano dal principio che regola la distribuzione dell'onere stesso e di subire le conseguenze dell'eventuale fallimento della prova dedotta od offerta.

Cassazione civile sez. II  11 aprile 2013 n. 8901

 

L'inversione dell'onere della prova, in mancanza di apposito patto ex art. 2698 c.c., può risultare anche dal comportamento processuale della parte, ma, affinché ciò si verifichi, non è sufficiente che la parte sulla quale non grava l'onere deduca od anche offra la prova, occorrendo, invece, la inequivoca manifestazione della parte medesima di voler rinunciare ai benefici ed ai vantaggi che le derivano dal principio che regola la distribuzione dell'onere stesso e di subire le conseguenze dell'eventuale fallimento della prova dedotta od offerta. (Nella specie, relativa all'esercizio di azione di riscatto agrario, la S.C., nel confermare la sentenza di merito, ha escluso che il fallimento della prova offerta dalla parte retrattata in ordine alla vendita di terreni da parte dei ricorrenti nel biennio anteriore all'esercizio dell'azione valesse a dimostrare l'inversione dell'onere probatorio).

Cassazione civile sez. III  07 luglio 2005 n. 14306

 

 

Giustizia amministrativa

Ai sensi dell'art. 64 comma 1, c. proc. amm. , spetta alle parti l'onere di fornire gli elementi di prova che siano nella loro disponibilità e riguardanti i fatti posti a fondamento delle domande e delle eccezioni; tale disposizione costituisce l'applicazione, anche nel giudizio amministrativo, del principio (pacifico anche prima della emanazione del codice della giustizia amministrativa) dell'onere della prova, sancito dall'art. 2697 c.c. (Conferma Tar Puglia, Bari, sez. I, n. 2299 del 2006).

Consiglio di Stato sez. III  11 febbraio 2013 n. 746  

 

 

Ingiunzione

L'opposizione a decreto ingiuntivo non sostanzia una mera impugnazione, bensì introduce una causa di merito, in cui l'opposto è l'attore sostanziale, la cui richiesta di decreto ingiuntivo esprime una domanda di condanna, valutabile anche in caso di revoca, per motivi formali, del provvedimento monitorio. Orbene, nel giudizio a cognizione piena, quale appunto si apre con l'opposizione a decreto ingiuntivo, resta fermo il valore indiziario del certificato di saldaconto, tanto più, dovendosi riconoscere natura di patto relativo all'onere della prova alla clausola del contratto di conto corrente con la quale il cliente riconosca che i libri e le altre scritture contabili della banca facciano piena prova nei suoi confronti. Detta clausola, immune da nullità ex art. 2698 c.c., non integra una non consentita inversione dell'onere probatorio su diritti di cui le parti non possano disporre, nè un aggravamento eccessivo dell'esercizio del diritto. Nel caso di specie i fideiussori non hanno contestato la conformità del certificato di saldaconto alle scritture contabili della banca ma si sono limitati a ritenerlo insufficiente a fornire un quadro completo della genesi e maturazione delle singole voci che concorrevano a formare il saldo finale. Pertanto esso può concorrere ad assolvere l'onere della prova dell'ammontare del credito in forza del ricordato regime pattizio di cui all'art. 2698 c.c. In altri termini, il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo non deve fermarsi alla verifica delle condizioni di ammissibilità e validità del decreto ma deve estendersi anche all'accertamento dei fatti costitutivi, modificativi ed estintivi del diritto in contestazione ed in tale accertamento o meglio ricostruzione del controverso rapporto deve riconoscersi valore indiziario al saldaconto da utilizzarsi, ovviamente, in correlazione agli altri elementi conoscitivi apportati.

Tribunale Bari sez. I  27 giugno 2012 n. 2315

 

Nel procedimento a cognizione piena introdotto con l'opposizione a decreto ingiuntivo, ai sensi dell'art. 645 c.p.c., il certificato di saldaconto (a differenza di quanto previsto per la fase monitoria dall'art. 50 d.lg. 385/1993, recante il Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia) ha valore indiziario, e può assolvere l'onere della prova dell'ammontare del credito in forza della clausola, contenuta nel contratto di conto corrente, con la quale il cliente riconosca che i libri e le altre scritture contabili della banca facciano piena prova nei suoi confronti, trattandosi di clausola immune da nullità, agli effetti dell'art. 2698 c.c., in quanto non integrante una non consentita inversione dell'onere probatorio su diritti di cui le parti non passano disporre, né un aggravamento eccessivo dell'esercizio del diritto.

Cassazione civile sez. I  02 dicembre 2011 n. 25857  



 
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