codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 2699 codice civile: Atto pubblico

L’atto pubblico è il documento (1) redatto, con le richieste formalità, da un notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede nel luogo dove l’atto è formato.


Commento

Notaio: [v. 2658]; Pubblico ufficiale: [v. 2671].

 

Atto pubblico: in base alla definizione contenuta nell’art. 2699, la giurisprudenza di legittimità ha precisato che costituisce (—) soltanto l’atto che i pubblici ufficiali formano nell’esercizio di pubbliche funzioni certificative delle quali siano investiti dalla legge. Agli effetti penalistici, la nozione di (—) è più ampia in quanto comprende tutti i documenti formati dal pubblico ufficiale o dal pubblico impiegato incaricato di un pubblico servizio, con le debite formalità, compresi gli atti interni che abbiano attitudine ad assumere carattere probatorio.

 

Pubblica fede: attestazione da parte di un pubblico ufficiale della veridicità dei fatti svoltisi innanzi a lui.

 

(1) È una prova precostituita e storica.

 

 


Giurisprudenza annotata

Notificazioni e comunicazioni

In tema di notifica ex art. 138, secondo comma, c.p.c., in cui il destinatario rifiuta di ricevere copia dell'atto e la consegna è una mera "fictio iuris", la cosiddetta relata può essere formata subito dopo, in un luogo diverso da quello in cui si è concluso il procedimento notificatorio e anche in assenza della parte, senza che ciò comporti alcuna violazione dell'art. 2699 c.c. e senza che ne consegua alcuna invalidità, attesa l'autonomia tra la notificazione e la relativa certificazione. Cassa e decide nel merito, Comm. Trib. Reg. Basilicata, 04/12/2007

Cassazione civile sez. trib.  12 dicembre 2014 n. 26175  

 

 

Sanzioni amministrative

Nel giudizio di opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione irrogativa della sanzione amministrativa, il verbale di accertamento dell’infrazione fa piena prova, fino a querela di falso, con riguardo ai fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante come avvenuti in sua presenza e conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o da lui compiuti, nonché alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale e alle dichiarazioni delle parti; non è, invece, necessario, in applicazione della disciplina di cui agli art. 2699 e 2700 c.c., l’esperimento del rimedio predetto ove si intenda contestare la verità sostanziale di quanto dichiarato dalle parti medesime, o i giudizi valutativi espressi dal pubblico ufficiale, ovvero quelle circostanze dallo stesso menzionate relativamente ai fatti avvenuti in sua presenza, che possono risolversi in apprezzamenti personali perché mediati attraverso l’occasionale percezione sensoriale di accadimenti che si svolgono così repentinamente da non potersi verificare e controllare secondo un metro obiettivo.

Tribunale Bari sez. III  28 ottobre 2014

 

 

Procedimento civile

Per la contestazione dell'autografia della sottoscrizione apposta dal difensore per autenticare una procura speciale rilasciata in calce o a margine dell'atto introduttivo del giudizio è necessaria la querela di falso, attesa la natura dell'atto di autenticazione che, al pari dell'autenticazione della scrittura privata, mentre rileva, quanto all'effetto, come strumento di attribuzione al documento cui si riferisce della particolare efficacia probatoria prevista dal combinato disposto degli artt. 2702 e 2703, primo comma, c.c., è, quanto alla struttura, un atto pubblico risultante, in coerenza con la definizione dell'art. 2699 c.c., da un documento redatto da un pubblico ufficiale che, in quanto autorizzato a costituire la descritta certezza in ordine all'atto principale, deve per ciò stesso ritenersi necessariamente dotato di poteri idonei a presidiare di non minore certezza l'atto accessorio destinato a realizzare quel risultato, con la conseguenza che, al pari della pubblica fede concernente l'autenticità della sottoscrizione della procura, anche quella relativa alla provenienza della certificazione dal soggetto che se ne professa autore non può essere rimossa se non attraverso lo speciale procedimento di cui agli artt. 221 e segg. c.p.c.

Cassazione civile sez. VI  02 luglio 2014 n. 15170  

 

 

Falsità in atti

Integra il delitto di falsità ideologica commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico fidefacente, la condotta del medico ospedaliero che rediga un certificato con false attestazioni, in quanto ciò che caratterizza l'atto pubblico fidefacente, anche in virtù del disposto di cui all'art. 2699 c.c. è - oltre all'attestazione di fatti appartenenti all'attività del pubblico ufficiale o caduti sotto la sua percezione - la circostanza che esso sia destinato "ab initio" alla prova e cioè precostituito a garanzie della pubblica fede e redatto da un pubblico ufficiale autorizzato, nell'esercizio di una speciale funzione certificatrice; ne deriva che la diagnosi riportata nel certificato ha natura di fede privilegiata, essendo preordinata alla certificazione di una situazione - caduta nella sfera conoscitiva del p.u. - che assume anche un rilievo giuridico esterno alla mera indicazione sanitaria o terapeutica. (Fattispecie di referto attestante traumi da falsi sinistri stradali per consentire lucro a danno delle compagnie assicuratrici). (Annulla senza rinvio, App. Firenze, 21/09/2011 )

Cassazione penale sez. V  13 febbraio 2014 n. 12213  

 

La dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà ha valenza probatoria privilegiata ma, se non viene presentata, non può dirsi configurato il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (nella specie l'imputato aveva compilato un modello facsimile fornitogli dall'ufficio tecnico comunale, nel quale aveva indicato falsamente la temporalità della edificazione di un manufatto, non presentando una domanda di concessione con allegata la rituale dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà, elemento, questo, che avrebbe determinato la concretizzazione del reato in contestazione, in quanto tal tipo di atto rientra tra quelli qualificati come pubblici ex art. 2699 c.c.).

Cassazione penale sez. III  09 gennaio 2014 n. 11384  

 

 

Pubblica amministrazione

Ogni contestazione del concorrente volta ad ipotizzare una possibile manomissione, o esposizione a manomissione dei plichi, idonea ad introdurre "vulnus" alla regolarità del procedimento di selezione del contraente, non può trovare sostegno nel solo dato formale delle indicazioni che si rinvengono nel verbale redatto per ogni adunanza della commissione preposta all’esame delle offerte, ma deve essere suffragata da circostanze ed elementi che, su un piano di effettività e di efficienza causale, abbiano inciso sulla cd. genuinità dell’offerta, che va preservata in corso di gara. Peraltro, per quanto le modalità di conservazione siano state accurate e rigorose (ad es. chiusura in cassaforte o altro) non si potrà mai escludere che vi sia stata una dolosa manipolazione (ad es. ad opera di chi conosceva la combinazione per aprire la cassaforte) e che chi sia interessato a farlo possa darne la prova. Viceversa, il fatto che le modalità di conservazione siano state meno rigorose non autorizza a presumere che la manipolazione vi sia stata, a meno che non vengano prodotte in tal senso prove o quanto meno indizi. Si ha, quindi, un vizio invalidante qualora sia positivamente provato, o quanto meno vi siano seri indizi, che le carte siano state manipolate negli intervalli fra un’operazione e l’altra. In siffatto contesto l’annotazione a verbale delle modalità di conservazione ha semplicemente l’effetto di precostituire una prova dotata di fede privilegiata (art. 2699 e 2700 c.c.), e quindi di prevenire o rendere più difficili future contestazioni; ma così come tali annotazioni, per quanto accurate, non impediranno mai a chi vi abbia interesse a dare la prova dell’avvenuta manipolazione (passando anche attraverso il procedimento di querela di falso, ove necessario), allo stesso modo la mancanza o l’incompletezza delle stesse annotazioni, ovvero la scarsa (in ipotesi) efficacia delle modalità di custodia, avranno solo l’effetto di rendere meno arduo il compito di chi voglia raggiungere quella prova, o rappresentare quegli indizi.

Consiglio di Stato ad. plen.  03 febbraio 2014 n. 8  

 

 

Documento e prova documentale

Il carattere complesso (pubblicistico e privatistico) della figura giuridica del comandante di nave comporta che il valore di atto pubblico del giornale nautico va limitato, in conformità dell'art. 2699 cod. civ. a quanto annotato dal capitano nell'adempimento delle funzioni pubbliche di cui è investito ai sensi dell'art. 296 cod. nav., mentre alle annotazioni relative alla condotta della nave e agli eventi del viaggio va riconosciuta efficacia di scrittura privata ai sensi dell'art 2702 cod. civ., che non vincola il giudice sulla valutazione dei fatti attestati. (Nella specie, la S.C. ha escluso che assumessero valore di prova legale le annotazioni sul giornale di bordo relative alle modalità della manifestazione organizzata da alcuni lavoratori scioperanti - descritta genericamente come caratterizzata da offese verbali rivolte ai membri dell'equipaggio - ed alla richiesta rivolta dal comandante ai manifestanti di scendere dalla nave). Rigetta, App. Napoli, 25/06/2009

Cassazione civile sez. lav.  26 luglio 2013 n. 18163  

 

 

A differenza delle attestazioni contenute in una cartella clinica circa le attività espletate nel corso di una terapia o di un intervento, alle quali è applicabile il regime probatorio privilegiato di cui agli art. 2699 e ss. c.c., le valutazioni, le diagnosi o comunque le manifestazioni di scienza o di opinione in essa contenute non hanno alcun valore privilegiato rispetto ad altri elementi di prova; inoltre, le attestazioni della cartella clinica non costituiscono prova piena a favore di colui che le ha redatte, in base al principio secondo il quale nessuno può precostituire prova a favore di se stesso. (Nella specie, il Trib. ha accolto la domanda con cui l'attore chiedeva la condanna dei convenuti, in solido, al risarcimento del danno che assumeva di avere subito a seguito di intervento di paratiroidectomia inferiore sinistra a fronte del quale era rimasto completamente afono, a cagione di lesione del nervo faringeo con paresi della corda vocale sinistra, per imperizia del chirurgo, in quanto era da escludere l’efficacia probatoria favorevole ai convenuti alle annotazioni effettuate dal medesimo prof. nella cartella clinica, secondo cui risultava che dopo l'intervento e sino alla dimissione l’attore non aveva evidenziato alcun problema di fonazione, dovendosi far rimerimento piuttosto alle deposizioni testimoniali ed alle considerazioni svolte dai C.t.u.).

Tribunale Monza  07 maggio 2013 n. 1250  

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti