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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 27 codice civile: Estinzione della persona giuridica

Oltre che per le cause previste nell’atto costitutivo e nello statuto, la persona giuridica si estingue quando lo scopo è stato raggiunto o è divenuto impossibile (1).

Le associazioni si estinguono inoltre quando tutti gli associati sono venuti a mancare (2).


Commento

Persona giuridica: [v. Libro I, Titolo II]; Scopo: [v. 16].

Estinzione (della persona giuridica): indica la fine della vita dell’ente. Tuttavia, occorre distinguere due momenti: a) l’(—) che si verifica in seguito al realizzarsi di una causa di (—); b) la cessazione dell’esistenza dell’ente che si verifica in seguito alla liquidazione del patrimonio dell’ente e alla cancellazione [v. 30].

 

(1) Oltre che per le cause di estinzione previste dall’art. 27, l’ente si estingue in seguito alla delibera assembleare di scioglimento [v. 213], per l’esaurirsi del termine di durata previsto [v. 332], in seguito alla dichiarazione di nullità del contratto associativo.

(2) Una causa tipica di estinzione delle sole associazioni è il venir meno di tutti gli associati, a conferma della natura di contratto plurilaterale dell’associazione [v. 14].

(3) Comma abrogato ex art. 11, lett. c), d.P.R. 10-2-2000, n. 361.

Ad oggi l’estinzione non deve più essere dichiarata dall’autorità governativa. La prefettura - Ufficio territoriale del Governo, la Regione o la Provincia autonoma competente accerta, su istanza di qualsiasi interessato o anche d’ufficio, l’esistenza di una delle cause di estinzione della persona giuridica e dà comunicazione della dichiarazione di estinzione agli amministratori e al presidente del tribunale competente. Si apre, così, la fase di liquidazione, durante la quale si definiscono i rapporti giuridici pendenti e si provvede alla sorte dei beni.

Chiusa la fase di liquidazione, il presidente del tribunale provvede che ne sia data comunicazione agli uffici competenti per la cancellazione dell’ente dal registro delle persone giuridiche.


Giurisprudenza annotata

Associazioni e Fondazioni

In materia di fondazioni, le gravi irregolarità dell'amministrazione, cui l'art. 21, comma 1, lett. a), del d.lgs. 29 giugno 1996, n. 367, subordina lo scioglimento del consiglio d'amministrazione dell'ente (nella specie, la Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova), sono integrate - tra l'altro - anche dai gravi contrasti tra i consiglieri che determinino l'impossibilità di funzionamento del consiglio stesso.

(Cass. Civ. Sez. Lavoro 19/05/2014 n. 10929)

 

La nomina del liquidatore di un'associazione non riconosciuta disposta dal presidente del tribunale su ricorso di uno dei soci riveste il carattere sostanziale di sentenza ed è, pertanto, suscettibile d'impugnazione con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 cost. (Nella specie - ritenuta possibile l'estensibilità, in via analogica, delle disposizioni relative alla nomina di uno o più commissari liquidatori nell'ambito di un procedimento di volontaria giurisdizione, limitatamente alla compatibilità delle norme con la qualità delle associazioni prive di personalità - la S.C. ha negato, al decreto di nomina del liquidatore, la natura di provvedimento di volontaria giurisdizione risultando controversa, tra i soci, la causa di scioglimento dell'associazione medesima).

(Cass. Civ. Sez. I 08/06/1999 n. 5632)

 

 

Istituti di credito

Non è fondata, in riferimento agli art. 2, 3, 18, 41, 117 e 118 cost., la q.l.c. degli art. 11, comma 1, primo periodo, l. n. 448 del 2001 e 7, comma 1, lett. aa, punto 2, l. n. 166 del 2002, che ha modificato l'art. 37 bis, l. n. 109 del 1994, che elencano gli scopi che possono essere perseguiti dalle fondazioni di origine bancaria, tra cui la "realizzazione di lavori pubblici o di pubblica utilità", la "prevenzione della criminalità e sicurezza pubblica" e la "sicurezza alimentare e agricoltura di qualità". Al riguardo, infatti, deve osservarsi che, da un lato, i settori ammessi sono riproduttivi di tutte le possibili attività proprie e caratteristiche delle fondazioni e non possono, pertanto, ritenersi lesive dell'autonomia di tali enti, e, dall'altro, tali locuzioni devono essere interpretate nel senso compatibile con il carattere non pubblicistico dell'attività delle fondazioni e, quindi, come riferentisi solo a quelle attività, socialmente rilevanti, diverse, pur se complementari e integrative, da quelle demandate ai pubblici poteri.

(Corte Cost. 29/9/2003 n. 301)

 

Non è fondata, in riferimento all'art. 117 cost., la q.l.c. dell'art. 11 l. n. 448 del 2001, che modifica il d.lg. n. 153 del 1999, incidendo su numerosi aspetti della disciplina delle fondazioni di origine bancaria (in particolare: campi materiali di intervento, regole di composizione dell'organo di indirizzo, cause di incompatibilità, modalità di gestione e destinazione del patrimonio, definizione della nozione di controllo di una società bancaria da parte di una fondazione, periodo transitorio in relazione alle prescritte dismissioni delle partecipazioni di controllo in società bancari; poteri di vigilanza; adeguamento degli statuti alle nuove disposizioni legislative e ricostituzione degli organi delle fondazioni conseguenti alle modifiche statutarie), atteso che tali fondazioni, ai fini della determinazione del riparto delle competenze legislative tra Stato e regioni, devono essere qualificate come persone giuridiche private.

(Corte Cost. 29/9/2003 n. 300)

 

 

Edilizia popolare

La successione degli Iacp nelle situazioni attive e passive e nei rapporti processuali inerenti agli immobili già appartenenti all'Ises (Istituto sviluppo edilizia sociale), non si è attuata per effetto automatico della soppressione del predetto ente attuata dal d.P.R. n. 1036 del 1972, ma si è realizzata, in conformità alle previsioni della legge n. 9 del 1974, in conseguenza del procedimento di liquidazione affidato agli appositi comitati istituiti presso il Ministero dei lavori pubblici e, poi, presso il Ministero del tesoro, a mano a mano che questi hanno provveduto ai singoli trasferimenti. Pertanto, al fine di accertare la soggettività passiva di un'obbligazione risarcitoria per illegittima occupazione di suoli privati, va verificato in concreto l'avvenuto trasferimento del bene dall'Ises all'Iacp, senza che i documenti, da cui risulti tale trasferimento, possano essere esibiti per la prima volta nel giudizio di cassazione.

(Cass. Civ. Sez.I 18/08/1997 n. 7655)

 

La successione degli Istituti autonomi case popolari nelle situazioni attive e passive e nei rapporti processuali inerenti agli immobili già appartenenti alla GESCAL, non si è attuata per effetto automatico della soppressione del predetto ente attuata con l'art. 13 del d.P.R. n. 1036 del 1972, ma si è realizzata - in conformità alle previsioni della legge n. 9 del 1974 - in conseguenza del procedimento di liquidazione affidato agli appositi Comitati istituiti presso il Ministero dei lavori pubblici e, poi, presso il Ministero del tesoro, a mano a mano che questi hanno provveduto ai singoli trasferimenti. Pertanto, al fine di accertare la titolarità da parte di un IACP, di un alloggio in contestazione, va verificato in concreto l'avvenuto trasferimento di tale alloggio dalla GESCAL all'Istituto agente, senza che i documenti, da cui risulti detto trasferimento, possano essere esibiti per la prima volta in cassazione (ex art. 372 c.p.c.), in quanto attinenti non già alla capacità processuale dell'istituto, bensì alla titolarità del diritto azionato.

(Cass. Civ. Sez.I 19/09/1990 n. 6171)

 

Successione testamentaria

Dovendo escludersi, in via di principio, che la qualità di chiamato a succedere possa essere riconosciuta esclusivamente a soggetti dotati di personalità giuridica, la designazione, da parte del testatore, di un ente ospedaliero che, nelle more, tale personalità abbia perduto (nella specie, per essere stato inserito, al momento dell'apertura della successione, in una struttura pubblica più ampia, facente capo al comune) ben può essere utilizzata per assumere come elemento di individuazione, in via relazionale, proprio i fini da quell'ente perseguiti, onde pervenire alla conclusione che il de cujus, volendo istituire il soggetto che, alla sua morte, si fosse trovato preposto alla cura di ben individuati interessi pubblici, abbia validamente nominato, nella scheda testamentaria, l'ente che, al momento della sua redazione, tali interessi perseguiva in concreto, salvo che non risulti che egli avrebbe inteso escludere un ente che tali scopi assolvesse in un più ampio quadro di finalità istituzionali, poiché, ove ciò non risultasse, la disposizione, attraverso la esplicita definizione dello scopo, può efficacemente assumere connotazione modale nei confronti della più vasta struttura pubblica legittimamente chiamata alla successione.

(Cass. Civ. Sez.I 25/06/1997 n. 5664)

 

 



 
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