Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 2707 codice civile: Carte e registri domestici

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Le carte e i registri domestici (1) fanno prova contro chi li ha scritti (2):

1) quando enunciano espressamente un pagamento ricevuto;

2) quando contengono la menzione espressa che l’annotazione è stata fatta per supplire alla mancanza di titolo in favore di chi è indicato come creditore.

Commento

Creditore: [v. 1174].

 

Carte e registri domestici: documenti che servono alle necessità amministrative della vita familiare (in particolare per i beni). Vi sono, però, ricompresi anche i documenti contabili di enti che non svolgono attività commerciali.

 

Titolo: fatto o atto giuridico per effetto del quale un diritto viene attribuito ad un soggetto, nonché il documento che lo comprova.

 

(1) Deve trattarsi di documenti olografi (cioè scritti di pugno dall’autore).

 

(2) Le carte e i registri domestici fanno prova solo contro chi li ha scritti sia quando si riferiscono ad un pagamento ricevuto (contro il creditore), sia quando intendono sostituire il titolo del creditore (contro il soggetto che, in tal modo, si dichiara debitore).

Giurisprudenza annotata

Documento e prova documentale

Le scritture prive della sottoscrizione non possono rientrare nel novero delle scritture private aventi valore giuridico formale e produrre, quindi, effetti sostanziali e probatori, neppure quando non ne sia stata impugnata la provenienza dalla parte cui vengono opposte. Ne consegue che la parte, contro la quale esse siano state prodotte, non ha l'onere di disconoscerne l'autenticità ai sensi dell'art. 215 c.p.c., norma che si riferisce al solo riconoscimento della sottoscrizione, questa essendo, ai sensi dell'art. 2702 c.c., il solo elemento grafico in virtù del quale - salvi i casi diversamente regolati (art. 2705, 2707, 2708 e 2709 c.c.) - la scrittura diviene riferibile al soggetto dal quale proviene e può produrre effetti a suo carico.

Cassazione civile sez. VI  14 febbraio 2013 n. 3730  

 

Le scritture prive della sottoscrizione non possono rientrare nel novero delle scritture private aventi valore giuridico formale con effetti sostanziali e probatori neppure quando non ne sia stata impugnata la provenienza della parte a cui vengono opposte; la parte contro la quale queste scritture sono prodotte non ha, conseguentemente, l'onere di disconoscere l'autenticità ai sensi dell'art. 215 c.p.c., che si riferisce solo al riconoscimento della sottoscrizione, questa essendo, ai sensi dell'art. 2702 c.c., il solo elemento grafico in virtù del quale, salvi i casi diversamente regolati (art. 2705, 2707, 2708, 2709 c.c.), la scrittura diviene riferibile al soggetto da cui proviene e può produrre effetti a suo carico.

Cassazione civile sez. II  02 ottobre 1996 n. 8620  

 

La fattura, avuto riguardo alla sua formazione unilaterale ed alla funzione, socialmente tipizzata, di far risultare documentalmente elementi relativi all'esecuzione di un contratto (in particolare: l'elenco delle merci, il loro prezzo, le modalità di pagamento ecc.) si inquadra tra gli atti giuridici a contenuto partecipativo, consistendo nella dichiarazione, indirizzata all'altra parte, di fatti concernenti un rapporto già costituito; ne consegue che, quando tale rapporto sia contestato tra le parti, la fattura, ancorché annotata nei libri obbligatori, non può assurgere a prova del negozio, ma costituisce, al più, un mero indizio.

Cassazione civile sez. II  21 luglio 1979 n. 4396  



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