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Art. 2709 codice civile: Efficacia probatoria contro l’imprenditore

I libri e le altre scritture contabili delle imprese soggette a registrazione fanno prova contro l’imprenditore (1). Tuttavia chi vuol trarne vantaggio non può scinderne il contenuto (2).


Commento

Imprenditore: [v. 2082]; Libri e scritture contabili: [v. 1749]; Impresa: [v. Libro V, Titolo II].

 

(1) L’articolo si riferisce a tutti i libri che l’imprenditore tiene, purché registrino fatti amministrativi dell’azienda. L’efficacia probatoria di tali libri opera anche se essi non siano tenuti regolarmente.

 

(2) La parte che vuole avvalersi delle scritture contabili come prova contro l’imprenditore, non può fare riferimento solo alla scrittura sfavorevole dovendo la documentazione contabile dell’impresa essere valutata nella sua globalità.

 


Giurisprudenza annotata

Imposte

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, le presunzioni semplici costituiscono una prova completa alla quale il giudice di merito può attribuire rilevanza ai fini della formazione del proprio convincimento e la "contabilità in nero", costituita da documenti informatici (cosiddetti "files"), estrapolati dai computers nella disponibilità dell'imprenditore, costituisce, elemento probatorio, sia pure meramente presuntivo, legittimamente valutabile, in relazione all'esistenza di operazioni non contabilizzate. Ne deriva che tali documenti informatici non possono essere ritenuti dal giudice, di per sè, probatoriamente irrilevanti, senza che a tale conclusione conducano l'analisi dell'intrinseco valore delle indicazioni da essi promananti e la comparazione delle stesse con gli ulteriori dati acquisiti e con quelli emergenti dalla contabilità ufficiale del contribuente. Rigetta, Comm. Trib. Reg. Genova, 04/10/2007

Cassazione civile sez. trib.  03 ottobre 2014 n. 20902  

 

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, l'art. 39, primo comma, lett. c), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 consente di procedere alla rettifica del reddito anche quando l'incompletezza della dichiarazione risulta "dai verbali relativi ad ispezioni eseguite nei confronti di altri contribuenti", da cui derivino presunzioni semplici, desumibili anche da documentazione extracontabile ed in particolare da "contabilità in nero", costituita da appunti personali ed informazioni dell'imprenditore, dovendo ricomprendersi tra le scritture contabili disciplinate dagli artt. 2709 e ss. cod. civ. tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d'impresa, ovvero rappresentino la situazione patrimoniale dell'imprenditore ed il risultato economico dell'attività svolta. (In applicazione di tale principio la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva annullato l'avviso di accertamento fondato sulla documentazione extracontabile di altro contribuente, reperita in sede di verifica nei confronti di quest'ultimo). Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Campania, 12/05/2008

Cassazione civile sez. trib.  24 settembre 2014 n. 20094  

 

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la "contabilità in nero", costituita da appunti personali ed informazioni dell'imprenditore, rappresenta un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza prescritti dall'art. 39 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, dovendo ricomprendersi tra le scritture contabili disciplinate dagli art. 2709 e ss. c.c. tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d'impresa, ovvero rappresentino la situazione patrimoniale dell'imprenditore ed il risultato economico dell'attività svolta. Ne consegue che detta "contabilità in nero", per il suo valore probatorio, legittima di per sé, ed a prescindere dalla sussistenza di qualsivoglia altro elemento, il ricorso all'accertamento induttivo di cui al citato art. 39, incombendo al contribuente l'onere di fornire la prova contraria, al fine di contestare l'atto impositivo notificatogli. (Fattispecie relativa alla ricostruzione di redditi di persona fisica derivanti da collaborazione coordinata e continuativa in favore di una società, operata mediante il ricorso ai "brogliacci" reperiti presso la sede di quest'ultima, nonché presso l'abitazione dell'amministratore e dei soci).

Cassazione civile sez. trib.  16 novembre 2011 n. 24051  

 

 

Società

Il bilancio regolarmente approvato dall'assemblea di una società (nella specie cooperativa a responsabilità limitata) ha efficacia vincolante nei confronti di tutti i soci, anche se assenti o dissenzienti. Ne consegue che la relativa delibera, in deroga all'art. 2709 c.c., fa piena prova nei confronti dei soci dei crediti della società purché chiaramente indicati nel bilancio medesimo, dovendosi escludere che la mera iscrizione supplementare, in allegato al bilancio o tra i conti d'ordine (nella specie, sotto la voce "conto sospesi ex presidente"), sia idonea ad integrare il requisito della chiarezza, assolvendo tali sistemi supplementari cosiddetti "incompleti" la funzione di non influenzare la rilevazione contabile del patrimonio e del reddito. Rigetta, App. Roma, 21/07/2005

Cassazione civile sez. I  19 giugno 2013 n. 15394  

 

 

Libri e scritture contabili

La deliberazione di approvazione del bilancio di una s.r.l., una volta decorsi i termini per l’impugnazione, ha efficacia vincolante nei confronti dei soci, in quanto sebbene a norma dell’art. 2709 c.c. i libri e le scritture contabili facciano prova contro l’imprenditore e non a suo favore, tale regola non è invocabile nei rapporti tra la società e i suoi soci, i quali soggiacciono invece al principio della vincolatività delle deliberazioni assembleari, valevole anche nei confronti degli assenti o dei dissenzienti che non abbiano provveduto ad impugnare la deliberazione nelle forme e nei termini previsti dalla legge.

Tribunale Taranto sez. I  12 giugno 2013 n. 1257  

 

In forza del disposto dell'art. 2709 c.c., la parte che intenda trarre vantaggio dalle scritture contabili delle imprese non può scinderne il contenuto (principio affermato in relazione ad un credito qualificato nelle scritture contabili come finanziamento infruttifero, indi da considerare improduttivo di interessi).

Tribunale Milano  06 giugno 2013

 

La prova che il bilancio dì una società di capitali, regolarmente approvato, al pari dei libri e delle scritture contabili dell'impresa soggetta a registrazione,fornisce in ordine ai debiti della società medesima, è affidata alla libera valutazione del giudice del merito, alla stregua di ogni altro elemento acquisito agli atti di causa. (Nella specie, in applicazione del riferito principio, la Suprema Corte ha confermato la pronuncia del giudice del merito che aveva es luso avesse efficacia probatoria contro l'impresa l'annotazione, in considerazione sia dell' assenza di riscontri documentali e della stessa lacunosità dell'annotazione, sia della valutazione del comportamento processuale della controparte e, segnatamente, della genericità delle allegazione di questa a sostegno della pretesa ereditoria).

Cassazione civile sez. III  14 marzo 2013 n. 6547  

 

Il bilancio di una società di capitali regolarmente approvato, al pari dei libri e delle scritture contabili dell'impresa soggetta a registrazione, fa prova, ai sensi dell'art. 2709 c.c., in ordine ai debiti della società medesima, il cui apprezzamento è affidato alla libera valutazione del giudice del merito, alla stregua di ogni altro elemento acquisito agli atti di causa.

Cassazione civile sez. III  14 marzo 2013 n. 6547  

 

Nel caso in cui il curatore fallimentare agisca quale avente causa dell'imprenditore fallito esercitando un diritto rinvenuto nel suo patrimonio, non vi è ostacolo all'applicazione dell'art. 2709 c.c., - secondo cui i libri e le scritture contabili delle imprese soggette a registrazione fanno prova contro l'imprenditore - essendo egli subentrato nella medesima posizione processuale e sostanziale di quest'ultimo. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata nella parte in cui aveva ritenuto inapplicabile la predetta norma nei confronti del curatore fallimentare che aveva agito in danno dei soci della società fallita per ottenerne la condanna ad eseguire i versamenti ancora dovuti).

Cassazione civile sez. I  09 gennaio 2013 n. 321  

 

Le buste paga in alcun modo costituiscono confessione se non sottoscritte, ed ove l'appellante non abbia inteso chiedere in primo grado l'esibizione dei libri paga e matricola nei quali potere trovare riscontro ai dati evincibili dalle suddette buste paga o, in mancanza di scritture, se non abbia articolato prova orale sugli elementi di fatto sopra enucleati come fondamento del suo credito (durata del rapporto, mansioni, orario, contratto applicato). Al riguardo deve rimarcarsi che le indicazioni ricavabili dai menzionati prospetti non possono essere valutati quali prova idonea neppure ex art. 2709 c.c., proprio in quanto non azionati contro lo stesso imprenditore, ma contro un soggetto terzo costituito dal curatore del fallimento.

Corte appello Bari sez. I  13 settembre 2012 n. 994  

 

Gli art. 2709 e 2710 c.c., che conferiscono efficacia probatoria tra imprenditori, per i rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa, ai libri regolarmente tenuti, non trovano applicazione nei confronti del curatore del fallimento, il quale agisca non in via di successione in un rapporto precedentemente facente capo al fallito, ma nella sua funzione di gestione del patrimonio di costui, non potendo egli, in tale sua veste, essere annoverato tra i soggetti considerati dalle norme in questione, operanti solo tra imprenditori che assumano la qualità di controparti nei rapporti d'impresa; ne consegue che, nel giudizio di opposizione allo stato passivo, non assumono la predetta efficacia probatoria le fatture cui si riferiscono i crediti oggetto di domanda di ammissione al passivo da parte di un imprenditore.

Cassazione civile sez. I  09 maggio 2011 n. 10081  

 

 



 
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