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Art. 2710 codice civile: Efficacia probatoria tra imprenditori

I libri bollati e vidimati (1) nelle forme di legge, quando sono regolarmente tenuti, possono fare prova tra imprenditori per i rapporti inerenti all’esercizio dell’impresa (2).


Commento

Libri (e scritture contabili): [v. 1749]; Impresa: [v. Libro V, Titolo II].

 

Vidimazione: si tratta di un atto con il quale si attesta la autenticità di un documento mediante l’apposizione di un visto.

 

(1) Per vidimazione si intende propriamente la vidimazione annuale; la vidimazione eseguita prima della messa in uso del libro è definita dal legislatore come bollatura. L’obbligo di vidimazione è stato abolito dal d.l. 357/1994 conv. in l. 489/1994; la l. 383/2001.

 

(2) Si tratta di un’eccezione alla regola generale per la quale nessuno può costituire prove a proprio favore. Il presupposto di tale regola è dato dal fatto che l’operazione economica compiuta tra due imprenditori viene annotata nei rispettivi libri contabili: per tale motivo la norma richiede la regolarità formale dei libri.


Giurisprudenza annotata

Fallimento

L'art. 2710 c.c. che attribuisce efficacia probatoria tra i imprenditori, per i rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa, ai libri regolarmente tenuti, individua l'ambito operativo della sua speciale disciplina nel riferimento, necessariamente collegato, all'imprenditore ed al rapporto d'impresa, sicché non può trovare applicazione con riguardo al curatore del fallimento, la quale agendo in revocatoria nella sua funzione di gestione del patrimonio del fallito, assume, rispetto ai rapporti tra quest’ultimo ed il creditore, la qualità di terzo.

Tribunale Roma sez. fallimentare  02 gennaio 2015 n. 77

 

L'art. 2710 c.c., il quale dispone che i libri bollati e vidimati nelle forme di legge, quando sono regolarmente tenuti, possono fare prova tra gli imprenditori per i rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa, trova applicazione anche nel caso in cui una delle parti sia stata dichiarata fallita (o insolvente) ove si tratti di provare un rapporto obbligatorio sorto anteriormente alla dichiarazione di fallimento e nel quale l'organo concorsuale sia subentrato, riguardando le prove, anche in tal caso, un rapporto sorto tra imprenditori e proseguito con le medesime regole. Rigetta, App. Catania, 28/04/2009

Cassazione civile sez. I  22 marzo 2013 n. 7285  

 

Ingiunzioni

In caso di contestazione da parte del cliente delle scritture contabili bancarie relative ad un determinato rapporto di conto corrente, la Banca di regola (e salvo il disposto dell'art. 2710 c.c. per i clienti imprenditori ma con le specificazioni del caso) ha l'onere di dimostrare l'insussistenza di: a) errori nel calcolo relativo alle annotazioni; b) oppure errori nell'annotazione di una o più specifiche operazioni, in quanto relative ad addebiti inesistenti o solo parzialmente esistenti; c) oppure dolose falsità di una o più annotazioni commesse materialmente o tramite forzatura del terminale; d) oppure derivazione di una o più annotazioni da operazioni anomale non riconducibili all'interessato, come ad esempio quelle derivanti da reati informatici su conti telematici, oppure da clonazione della carta di credito elettronica (in simili ipotesi però, ove la banca lamenti una negligenza del cliente, grava su quest'ultimo l'onere di provare la propria diligenza).

Tribunale Campobasso  23 ottobre 2013 n. 479

 

Ai sensi dell’art. 633 e 634 c.p.c., la prova scritta richiesta dalla norma, allorché si tratti di rapporti fra imprenditori, è costituita dagli estratti autentici delle scritture contabili prescritte dagli artt. 2214 ss c.c., nonché dagli estratti autentici delle scritture contabili prescritte dalle leggi tributarie. In particolare, a norma dell’art. 2710 c.c., i libri bollati e vidimati nelle forme di legge possono far prova tra imprenditori.

Tribunale Nocera Inferiore sez. I  08 aprile 2013 n. 298  

 

 

Contratti bancari

Nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità, per mancanza dei requisiti di legge, della pattuizione di interessi ultralegali a carico del correntista, la banca non può dimostrare l'entità del proprio credito mediante la produzione, ai sensi dell'art. 2710 c.c., dell'estratto notarile delle sue scritture contabili dalle quali risulti il mero saldo del conto, ma ha l'onere di produrre gli estratti a partire dall'apertura del conto; né la banca può sottrarsi all'assolvimento di tale onere invocando l'insussistenza dell'obbligo di conservare le scritture contabili oltre 10 anni, perché non si può confondere l'onere di conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credito.

Cassazione civile sez. I  19 settembre 2013 n. 21466  

 

 

Libri e scritture contabili.

L'art. 2710 cod. civ., che attribuisce efficacia probatoria tra imprenditori, per i rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa, ai libri regolarmente tenuti, individua l'ambito operativo della sua speciale disciplina nel riferimento, necessariamente collegato, all'imprenditore ed al rapporto di impresa, sicchè non può trovare applicazione con riguardo al curatore del fallimento, il quale, agendo in revocatoria nella sua funzione di gestione del patrimonio del fallito, assume, rispetto ai rapporti tra quest'ultimo ed il creditore, la qualità di terzo. Rigetta, App. Napoli, 15/06/2006

Cassazione civile sez. I  09 maggio 2013 n. 11017  

 

L'art. 2710 c.c. trova applicazione anche nel caso in cui una delle parti sia stata dichiarata fallita, quando si tratta di provare un rapporto obbligatorio sorto in periodo antecedente alla dichiarazione di fallimento, riguardando la prova, anche in tale caso, un rapporto sorto tra imprenditori e non tra il curatore e l'imprenditore "in bonis", a patto -peraltro -che i libri bollati e vidimati nelle forme di legge siano regolarmente tenuti.

Cassazione civile sez. III  22 marzo 2013 n. 7263  

 

L'art. 2710 c.c., che conferisce efficacia probatoria tra imprenditori, per i rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa, ai libri regolarmente tenuti, non trova applicazione nei confronti del curatore del fallimento il quale agisca non in via di successione di un rapporto precedentemente facente capo al fallito, ma nella sua funzione di gestione del patrimonio del medesimo, non potendo egli, in tale sua veste, essere annoverato tra i soggetti considerati dalla norma in questione, operante soltanto tra imprenditori che assumano la qualità di controparti nei rapporti d'impresa.

Cassazione civile sez. un.  20 febbraio 2013 n. 4213  

 

Il regime probatorio delineato dall'art. 2710 c.c., in ordine all'efficacia probatoria attribuibile ai libri contabili bollati, vidimati e regolarmente tenuti, opera soltanto fra imprenditori, in relazione a rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa. Se ne ricava che, in caso di fallimento, nei confronti del curatore, cui viene attribuita esclusivamente la funzione di semplice gestore del patrimonio del fallito e non di successore nei rapporti già facenti capo allo stesso, la disciplina probatoria di cui al sopra richiamato art. 2710 c.c. è inapplicabile.

Cassazione civile sez. un.  20 febbraio 2013 n. 4213  

 

Le scritture contabili, pur se regolarmente tenute, non hanno valore di prova legale a favore dell'imprenditore che le ha redatte, di talché, qualora egli intenda utilizzarle come mezzi di prova nei confronti della controparte ai sensi dell'art. 2710 c.c., le scritture stesse sono soggette, come ogni altra prova, al libero apprezzamento del giudice, al quale spetta stabilire, nei singoli casi, se e in quale misura siano attendibili e idonee, eventualmente in concorso con altre risultanze probatorie, a dimostrare la fondatezza della pretesa (o della eccezione) della parte che le ha prodotte in giudizio.

Cassazione civile sez. III  31 luglio 2012 n. 13669  



 
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