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Art. 2715 codice civile: Copie di scritture private originali depositate

Le copie delle scritture private depositate presso pubblici uffici e spedite da pubblici depositari autorizzati hanno la stessa efficacia della scrittura originale da cui sono estratte (1).


Commento

Copia: [v. 2714]; Scrittura privata: [v. 2702].

 

(1) Anche con riguardo a tali copie, l’attendibilità viene verificata attraverso il procedimento di collazione. La copia autentica conferirà alla scrittura privata la certezza della data (se non l’avesse già); per quanto riguarda l’efficacia probatoria, valgono le modalità di disconoscimento previste per la scrittura privata, essendo consentito alla controparte l’esame dell’originale.

 

 


Giurisprudenza annotata

Documento e prova documentale

Le copie autentiche, estratte dal cancelliere, di scritture private (nella specie cambiali oggetto di sequestro penale) depositate presso gli uffici giudiziari, hanno la stessa efficacia delle scritture originali, essendo il cancelliere, a norma dell'art. 2715 c.c., un pubblico depositario di tali titoli.

Cassazione civile sez. I  04 marzo 2010 n. 5250  

 

A norma degli art. 2714 e 2715 c.c. alla fotocopia di atto pubblico o scrittura privata rilasciata dall'Ufficio del Registro con annotazione di conformità all'originale deve essere attribuita efficacia probatoria pari all'originale, con la conseguenza che, ove prodotta in giudizio, si ha per riconosciuta in mancanza di disconoscimento ai sensi dell'art. 215 n. 2 c.p.c..

Cassazione civile sez. I  02 marzo 1996 n. 1636  

 

Con riguardo agli atti pubblici e alle scritture private depositate presso pubblici ufficiali, sebbene a norma degli art. 2714 e 2715 c.c. facciano piena prova in giudizio soltanto le copie spedite nelle forme di legge, tuttavia il giudice di merito può attribuire rilevanza probatoria, con una valutazione insindacabile in sede di legittimità se immune da vizi logici, anche alle copie informi esibite dalle parti quando riconosca che corrispondono all'originale.

Cassazione civile sez. I  02 marzo 1996 n. 1636  

 

 

Giustizia amministrativa

Ai sensi degli art. 2712, 2714, 2715, 2719, c.c., alle copie non disconosciute di atti pubblici o di scritture private deve attribuirsi la medesima efficacia probatoria dell'originale, o quantomeno un principio di prova per iscritto (art. 2717, c.c.), valevole ai fini del libero convincimento del giudice (art. 116, c.p.c.).

Consiglio di Stato sez. IV  12 dicembre 2005 n. 6994  

 

 

Titoli di credito

Il sequestro di un assegno bancario da parte del giudice penale non costituisce impedimento, neppure di mero fatto, all'esercizio dei diritti cartolari, perché il legittimo portatore può, a norma dell'art. 343 c.p.p., chiedere il rilascio di copia autentica del titolo, copia che, per l'art. 2715 c.c., tiene luogo dell'originale ad ogni effetto, solo quando il giudice penale, nell'esercizio del potere discrezionale spettantegli, non autorizzi il rilascio della copia, si è in presenza di un caso di forza maggiore, costituente impedimento legale idoneo, a norma dell'art. 2935 c.c., a protrarre il dies a quo della prescrizione sino al momento in cui una nuova richiesta di rilascio venga accolta, oppure il portatore rientri in possesso del titolo originale per cessazione del sequestro, ne consegue che, ai fini della protrazione dell'inizio del termine di prescrizione dell'azione di regresso (sei mesi dallo spirare del termine di presentazione dell'assegno bancario, art. 75 legge assegno), il portatore ha l'onere di provare di aver richiesto in tempo utile, prima dell'avveramento della prescrizione, la copia autentica del titolo e di essersi visto respingere l'istanza da parte del giudice penale.

Cassazione civile sez. I  07 settembre 1994 n. 7688  

 

Il sequestro di un assegno bancario da parte del giudice penale non costituisce impedimento, neppure di mero fatto, all'esercizio dei diritti cartolari, perché il legittimo portatore può, a norma dell'art. 343 c.p.p. chiedere il rilascio di copia autentica del titolo, copia che, per l'art. 2715 c.c., tiene luogo dell'originale ad ogni effetto. Solo quando il giudice penale, nell'esercizio del potere discrezionale spettantegli, non autorizzi il rilascio della copia, si è in presenza di un caso di forza maggiore, costituente impedimento legale idoneo, a norma dell'art. 2935 c.c., a protrarre il dies a quo della prescrizione sino al momento in cui una nuova richiesta di rilascio venga accolta, oppure il portatore rientri in possesso del titolo originale per cessazione del sequestro. Ne consegue che, ai fini della protrazione dell'inizio del termine di prescrizione dell'azione di regresso (sei mesi dallo spirare del termine di presentazione dell'assegno bancario; art. 75 legge assegni), il portatore ha l'onere di provare di aver richiesto in tempo utile, prima dell'avveramento della prescrizione, la copia autentica del titolo e di essersi visto respingere la istanza da parte del giudice penale.

Cassazione civile sez. III  01 luglio 1987 n. 5760  

 

 

Pubblica amministrazione

Con riguardo ad un contratto a trattativa privata intervenuto con l'amministrazione, stipulato tramite sottoscrizione del documento da parte del privato e del funzionario rappresentante della amministrazione medesima, la copia di tale scrittura, rilasciata da detto funzionario, esula dall'ambito della disciplina di cui agli art. 2714 e 2715 c.c., i quali prevedono la stessa efficacia probatoria dell'originale per i diversi casi delle copie di atti pubblici o di atti privati depositati presso un pubblico ufficio, cioè redatti da un notaio od un funzionario abilitato a stipulare nella cosiddetta forma pubblica amministrativa, ovvero presso i medesimi depositati (secondo le regole poste dalla legge di contabilità dello Stato e del relativo regolamento). Ne consegue che l'indagine sulla conformità all'originale della copia rilasciata dal suddetto funzionario, e sulla sua efficacia probatoria, anche in relazione alla sua eventuale non coincidenza con altre copie di analogo valore, si sottrae a principi precostituiti, e resta affidata, ai sensi dell'art. 2717 c.c., al giudice del merito, alla stregua di accertamenti di fatto non sindacabili in sede di legittimità, ove congruamente motivati.

Cassazione civile sez. un.  14 gennaio 1987 n. 192  

 



 
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