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Art. 2719 codice civile: Copie fotografiche di scritture

Le copie fotografiche (1) di scritture hanno la stessa efficacia delle autentiche, se la loro conformità con l’originale è attestata da pubblico ufficiale competente ovvero non è espressamente disconosciuta.


Commento

(1) La norma si applica alle tecniche di fotoriproduzione di documenti scritti, come microfilm, fotocopie ed eliografie, che rappresentano graficamente l’originale. La fotocopia non autenticata, se non viene disconosciuta, ha la stessa efficacia probatoria dell’originale.

 

La previsione in esame si differenzia da quella contenuta nell’art. 2712 [v. ®] in quanto, in quest’ultimo caso, vengono rappresentati dei fatti, mediante la trasmissione di un atto originale che giunge al destinatario in copia (es.: telefax), e non il documento nella sua esteriorità reale.

 


Giurisprudenza annotata

Documento e prova documentale

In tema di prova documentale l'onere stabilito dall'art. 2719 c.c. di disconoscere espressamente la copia fotografica (o fotostatica) di una scrittura, implica necessariamente che il disconoscimento sia fatto in modo formale e specifico, con una dichiarazione che contenga una inequivoca negazione della genuinità della copia, con indicazione puntuale dei motivi (nella specie, la Coret ha confermato la decisione dei giudici del merito, i quali con motivazione adeguata e non illogica avevano chiarito che il Comune si era limitato ad un generico ed apodittico disconoscimento delle fotocopie delle fatture per lavori fatti nel suo interesse, allegate in atti, in comparsa di risposta, e tale genericità non era venuta meno neppure nel corso del giudizio, durante il quale la parte non aveva mai concretamente specificato i motivi del disconoscimento).

Cassazione civile sez. I  15 ottobre 2014 n. 21842  

 

L'esame grafico condotto solamente su di una copia fotostatica è inidoneo a rendere percepibili segni grafici personalizzati ed oggettivi ed è pertanto inattendibile; tuttavia lo stesso, se seguito all'esame dell'originale, ha efficacia probatoria.

Cassazione civile sez. VI  29 settembre 2014 n. 20484  

 

L'art. 2719 cod. civ. esige l'espresso disconoscimento della conformità con l'originale delle copie fotografiche o fotostatiche e si applica tanto al disconoscimento della conformità della copia al suo originale quanto al disconoscimento dell'autenticità di scrittura o di sottoscrizione, dovendosi ritenere, in assenza di espresse indicazioni, che in entrambi i casi la procedura sia soggetta alla disciplina di cui agli artt. 214 e 215 cod. proc. civ.. Ne consegue che la copia fotostatica non autenticata si ha per riconosciuta, tanto nella sua conformità all'originale quanto nella scrittura e sottoscrizione, ove la parte comparsa non la disconosca in modo specifico e non equivoco alla prima udienza ovvero nella prima risposta successiva alla sua produzione, mentre il disconoscimento onera la parte della produzione dell'originale, fatta salva la facoltà del giudice di accertare tale conformità anche "aliunde". (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio il decreto con cui il tribunale si era pronunciato in sede di opposizione allo stato passivo, osservando che la curatela si era limitata a disconoscere la conformità della fotocopia all'originale, senza contestare l'autenticità del documento o della sottoscrizione, sicché il giudice del merito avrebbe potuto accertare la conformità dell'originale alla copia anche tramite presunzioni). Cassa con rinvio, Trib. Chiavari, 21/09/2012

Cassazione civile sez. VI  13 giugno 2014 n. 13425  

 

Il disconoscimento della conformità di una copia fotostatica all'originale di una scrittura ex art. 2719 c.c. non ha gli stessi effetti del disconoscimento previsto dall'art. 215 comma 1 n. 2 c.p.c., perché mentre quest'ultimo, in mancanza di richiesta di verificazione e di esito positivo di questa, preclude l'utilizzazione della scrittura, il primo non impedisce che il giudice possa accertare la conformità all'originale anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni; pertanto l'avvenuta produzione in giudizio della copia fotostatica del documento, impegna la parte contro la quale il documento viene prodotto a prendere posizione sulla conformità della copia all'originale, senza tuttavia vincolare il giudice all'avvenuto disconoscimento della riproduzione, potendo egli apprezzarne l'efficacia rappresentativa.

Cassazione civile sez. II  31 gennaio 2014 n. 2155  

 

In tema di copie fotografiche di scritture (cui vanno legittimamente assimilate le copie fotostatiche o fotocopie) l’art. 2719 c.c. ne prescrive l’espresso disconoscimento con disposizione applicabile alle ipotesi tanto di disconoscimento della conformità della copia al suo originale, quanto di disconoscimento dell’autenticità della scrittura o della sottoscrizione. In entrambe le ipotesi, quindi, deve considerarsi applicabile la disciplina degli art. 214 e 215 c.p.c., con la conseguenza - quindi - che dette copie si hanno per riconosciute, tanto nella loro conformità all’originale quanto nella scrittura e nella sottoscrizione, ove la parte comparsa non le abbia formalmente disconosciute alla prima udienza o nella prima risposta successiva alla loro produzione.

Tribunale Bari sez. III  21 novembre 2013

 

Qualora venga prodotta in giudizio la copia fotostatica di un documento, l’esigenza di accertarne la conformità a quello originale con tutti i mezzi di prova, ivi comprese le presunzioni, insorge ai sensi dell’art. 2719 c.c., solo in presenza di una specifica contestazione della parte interessata alla conformità medesima, e non anche quando sia in discussione esclusivamente l’efficacia probatoria dell’atto in relazione al suo contenuto.

Tribunale Roma sez. XII  25 giugno 2013 n. 13879  

 

 

Prova nel giudizio civile

Quando la parte, contro la quale sia prodotta la copia fotostatica, assimilabile a quella fotografica di cui all'art. 2719 c.c., non autenticata da pubblico ufficiale di un documento dalla medesima almeno apparentemente sottoscritto, la disconosca come falsa e, comunque, come non conforme all'originale, nessuna delle parti può produrre l'istanza di verificazione ex art. 216 c.p.c., istanza che concerne soltanto i documenti originali, ma incombe alla controparte fornire nei modi ordinari la dimostrazione dei fatti risultanti dalla copia suddetta; ne consegue che detta controparte è tenuta o a esibire l'originale, e, in ipotesi affermativa, a chiedere la verificazione della scrittura, se l'avversario insisterà nel disconoscerla, o a fornire altre prove del suo asserto, nei limiti ordinari della loro ammissibilità e, quindi, anche prove testimoniali, ove dimostri, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 2724, n. 3, c.c., di avere senza sua colpa smarrito il documento.

Cassazione civile sez. II  30 giugno 2014 n. 14804  

 

 

Fallimento

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo è applicabile l'art. 182 c.p.c., che, anche nel testo anteriore alla l. 18 giugno 2009, n. 69, impone al giudice di promuovere la sanatoria, con effetti "ex tunc", dei difetti di rappresentanza della parte, senza il limite delle preclusioni processuali: non può, quindi, considerarsi tardiva la produzione all'udienza della procura speciale alle liti, precedentemente rilasciata al difensore, la cui copia fotostatica, ove non disconosciuta, ha la stessa efficacia dell'originale, ai sensi dell'art. 2719 c.c. Cassa con rinvio, Trib. Palermo, 22/12/2011

Cassazione civile sez. VI  24 ottobre 2013 n. 24068  

 



 
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