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Art. 2720 codice civile: Efficacia probatoria

L’atto di ricognizione o di rinnovazione fa piena prova delle dichiarazioni contenute nel documento originale (1), se non si dimostra, producendo quest’ultimo, che vi è stato errore nella ricognizione o nella rinnovazione (2).


Commento

Atto di ricognizione: prova documentale con cui un soggetto dichiara che esiste il documento originale, riconoscendone anche il suo contenuto.

 

Atto di rinnovazione: riproduzione del contenuto dell’originale con le modificazioni rese necessarie da eventi manifestatisi successivamente alla creazione del documento.

 

(1) L’efficacia probatoria dell’atto di ricognizione opera limitatamente ai fatti produttivi di conseguenza sfavorevoli al dichiarante, in applicazione del principio generale in virtù del quale nessuno può costituire prova a favore di sé stesso.

 

(2) L’atto ricognitivo fa piena prova solo nei confronti di coloro i quali lo abbiano sottoscritto, nonché dei loro eredi o aventi causa.

 

Nei confronti dei terzi che non siano intervenuti nella sua stesura, il documento ha l’efficacia di una scrittura privata ed è valutabile dal giudice come mero indizio, in quanto tale, idoneo ad assurgere a prova solo in presenza di ulteriori elementi probatori.


Giurisprudenza annotata

Documento e prova documentale

Ai sensi dell'art. 2720 cod. civ., l'efficacia probatoria dell'atto ricognitivo, avente natura confessoria, si esplica, nei casi espressamente previsti dalla legge, soltanto in ordine ai fatti produttivi di situazioni o rapporti giuridici sfavorevoli al dichiarante. Ne consegue che a tale atto non può riconoscersi valore di prova circa l'esistenza del diritto di proprietà o (al di fuori dei casi previsti) di altri diritti reali.

Tribunale Torre Annunziata  13 gennaio 2014 n. 220  

 

L'atto di ricognizione previsto dall'art. 2720 c.c. presuppone l'esistenza di un documento originale contenente una valida dichiarazione, da cui derivi l'esistenza del diritto riconosciuto, e non sostituisce il titolo, costituendo solo una prova della sua esistenza; pertanto, l'applicazione di tale norma presuppone il previo accertamento dell'effettivo significato dell'atto dedotto in giudizio, valutazione riservata al giudice del merito ed incensurabile in sede di legittimità, ove sorretta da motivazione congrua.

Cassazione civile sez. I  04 febbraio 2009 n. 2719  

 

Ai sensi dell'art. 2720 c.c., l'efficacia probatoria dell'atto ricognitivo, avente natura confessoria, si esplica, nei casi espressamente previsti dalla legge, soltanto in ordine ai fatti produttivi di situazioni o rapporti giuridici sfavorevoli al dichiarante. Ne consegue che a tale atto non può riconoscersi valore di prova circa l'esistenza del diritto di proprietà o (al di fuori dei casi previsti) di altri diritti reali. (Nella specie, è stato escluso che potesse avere valore confessorio la scrittura con cui il coerede aveva riconosciuto in favore degli attori il diritto di proprietà sui beni caduti in successione).

Cassazione civile sez. II  11 giugno 2007 n. 13625  

 

A norma dell'art. 2720 c.c. l'efficacia probatoria dell'atto ricognitivo, avente natura confessoria, si esplica (così come appunto quella della confessione) soltanto in ordine ai fatti produttivi di situazioni o rapporti giuridici sfavorevoli al dichiarante, nei casi espressamente previsti dalla legge. Ne consegue che a tale atto non può pertanto riconoscersi valore di prova circa l'esistenza del diritto di proprietà o (al di fuori dei casi previsti) di altri diritti reali.

Cassazione civile sez. III  18 giugno 2003 n. 9867  

 

A norma dell'art. 2720 c.c., l'efficacia probatoria dell'atto ricognitivo, avente natura confessoria, si esplica (così come appunto quella della confessione) soltanto in ordine ai fatti produttivi di situazioni o rapporti giuridici sfavorevoli al dichiarante, nei casi espressamente previsti dalla legge. Ne consegue che a tale atto non può riconoscersi valore di prova circa l'esistenza del diritto di proprietà o (al di fuori dei casi previsti) di altri diritti reali.

Cassazione civile sez. III  18 giugno 2003 n. 9687  

 

A norma dell'art. 2720 c.c. l'efficacia probatoria dell'atto ricognitivo, avente natura confessoria, si esplica (così come appunto quella della confessione) soltanto in ordine ai fatti produttivi di situazioni o rapporti giuridici sfavorevoli al dichiarante, nei casi espressamente previsti dalla legge. Ne consegue che a tale atto non può pertanto riconoscersi valore di prova circa l'esistenza del diritto di proprietà o (al di fuori dei casi previsti) di altri diritti reali.

Cassazione civile sez. III  18 giugno 2003 n. 9687  

 

Attesa la sua natura confessoria, l'atto di ricognizione, previsto dall'art. 2720 c.c., ha un'efficacia probatoria limitata ai fatti, produttivi di situazioni o rapporti giuridici, sfavorevoli al dichiarante e non può spiegarsi al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge: pertanto deve escludersi che esso, riferito al diritto di proprietà o (al di fuori dei casi espressamente previsti) ad altri diritti reali, assuma valore di prova circa la esistenza di tali diritti.

Cassazione civile sez. II  20 febbraio 1992 n. 2088  

 

 

Servitù

L'atto ricognitivo unilaterale di servitù previsto con efficacia costitutiva dall'art. 634 c.c. abrogato non è contemplato dal codice vigente, e non vale a determinare quella presunzione di esistenza del diritto ricollegata alla ricognizione di debito dall'art. 1988 c.c., essendo questa norma inapplicabile ai diritti reali; né lo stesso può configurare un atto di ricognizione, con gli effetti di cui all'art. 2720 c.c., in ipotesi di preteso acquisto della servitù per usucapione o, in alternativa, per destinazione del padre di famiglia, giacché in tali casi fa difetto il titolo, costituito dal documento precedente, di cui si prova l'esistenza ed il contenuto mediante il riconoscimento. Cassa con rinvio, App. Torino, 24/05/2006

Cassazione civile sez. II  02 maggio 2013 n. 10238  

 

Nell'azione confessoria di cui all'art. 1079 c.c. il titolare del fondo dominante ha l'onere di provare la titolarità del diritto di servitù essendo invece irrilevante, stante la tipicità dei modi di costituzione delle servitù prediali, il riconoscimento da parte di un proprietario di un fondo della fondatezza dell'altrui pretesa circa la sussistenza di una servitù mai costituita. L'atto ricognitivo unilaterale di servitù, previsto con efficacia costitutiva dall'art. 634 c.c. del 1865, non è contemplato nel codice vigente, né vale a determinare quella presunzione di esistenza del diritto ricollegata alla ricognizione del debito dall'art. 1988 c.c., essendo questa norma inapplicabile ai diritti reali; né lo stesso può configurare un atto di ricognizione con gli effetti di cui all'art. 2720 c.c. in ipotesi di preteso acquisto della servitù per usucapione o in alternativa per destinazione del padre di famiglia, giacché in tali casi fa difetto il titolo costituito dal documento precedente di cui si prova l'esistenza ed il contenuto mediante il riconoscimento.

Cassazione civile sez. II  02 maggio 2013 n. 10238  

 



 
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