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Art. 2722 codice civile: Patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento

La prova per testimoni non è ammessa se ha per oggetto patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento, per i quali si alleghi che la stipulazione è stata anteriore o contemporanea.


Giurisprudenza annotata

Simulazione

La curatela fallimentare che abbia proseguito il giudizio per il pagamento del residuo credito per il prezzo di una vendita stipulata dal fallito in bonis, non può considerarsi terzo, in quanto agisce in rappresentanza del fallito e non della massa dei creditori. Da ciò discende che anche la curatela fallimentare soggiace ai limiti di cui agli artt. 2722 e 2726 c.c., non potendo dimostrare attraverso testimoni la simulazione assoluta di un atto di quietanza, avendo la prova ad oggetto un elemento essenziale del contratto che deve risultare per iscritto.

Cassazione civile sez. II  23 dicembre 2014 n. 27358  

 

L'inammissibilità della prova per presunzioni della simulazione non può essere rilevata dal giudice in assenza di un'espressa eccezione della parte, che, ove non possa essere anteriormente sollevata, deve comunque essere fatta valere con l'atto di impugnazione, poiché i limiti stabiliti dall'art. 1417 cod. civ. (e, più in generale, dagli artt. 2721 e 2722 cod. civ.) sono diretti alla tutela esclusiva degli interessi privati. Cassa con rinvio, App. Torino, 08/03/2012

Cassazione civile sez. VI  17 luglio 2014 n. 16377  

 

Non è ammissibile la prova testimoniale diretta a dimostrare la simulazione assoluta della quietanza, che dell’avvenuto pagamento costituisce documentazione scritta, ostandovi l’art. 2726 c.c., il quale, estendendo al pagamento il divieto, sancito dall’art. 2722 c.c., di provare con testimoni patti aggiunti o contrari al contenuto del documento contrattuale, esclude che con tale mezzo istruttorio possa dimostrarsi l’esistenza di un accordo simulatorio concluso allo specifico fine di negare l’esistenza giuridica della quietanza, nei confronti della quale esso si configura come uno di quei patti, anteriori o contestuali al documento, che, appunto, il combinato disposto dei citati art. 2722 e 2726 vieta di provare con testimoni in contrasto con la documentazione scritta di pagamento.

Tribunale Parma  03 luglio 2013 n. 961  

 

Ai fini della dimostrazione dell’accordo simulatorio, le limitazioni alla facoltà di prova previste per i contraenti dall’art. 2722 c.c. non operano nei confronti dei terzi e dei creditori, i quali non possono avere accesso alla controdichiarazione, sicché l’esistenza dell’accordo simulatorio ben può essere provata con qualsiasi mezzo, comprese le presunzioni (Nella specie, la prova dell’accordo simulatorio è stata ravvisata a fronte di fatti documentali, tra cui: la circostanza per cui il contratto di compravendita era intercorso tra madre e figlio; l’avvenuta intestazione a soggetto diverso dall’alienante di alcuni degli assegni circolari con cui veniva corrisposto il prezzo della compravendita, nonché l’inserimento della clausola non trasferibile negli assegni intestati all’alienante; il mancato riscontro di tali importi nelle scritture contabili della società di cui l’alienante era socio illimitatamente responsabile; la fissazione, nell’immobile oggetto della simulata compravendita, della sede della società di cui l’alienante era amministratore unico).

Tribunale Roma sez. fallimentare  25 febbraio 2013 n. 4114  

 

In tema di contratto di compravendita, vale il generale principio per cui la simulazione assoluta di una quietanza di pagamento non può essere provata per testimoni, ostandovi il divieto di cui all’art. 2726 c.c. il quale, in combinato disposto con l’art. 2722 c.c., esclude che con tale mezzo istruttorio possa dimostrarsi l’esistenza di un accordo simulatorio concluso allo specifico fine di negare l’esistenza giuridica della quietanza. Nondimeno, il mancato pagamento non può essere provato attraverso elementi presuntivi – quali, nella specie, il deposito di dieci assegni di cui nove recanti una data successiva e non antecedente a quella in cui è avvenuta la stipula del contratto – la cui valutazione è preclusa dall’art. 2729, ultimo comma, c.c., a mente del quale le presunzioni non si possono ammettere nei casi in cui la legge esclude la prova testimoniale.

Tribunale Roma sez. III  15 ottobre 2012 n. 19282  

 

Mandato e rappresentanza

Gli artt. 2722 e 2729 del cod. civ. non trovano applicazione nell'ipotesi di contratto di mandato gratuito, allorché la volontà negoziale circa la gratuità del contratto sia stata espressa sin dall'inizio del rapporto contrattuale, vendendo in rilievo, in tale caso, una questione di interpretazione della sostanziale ed originaria volontà negoziale delle parti e non già di applicazione dei limiti alla prova testimoniale e presuntiva in materia di patti aggiunti. Rigetta, App. Bologna, 05/02/2008

Cassazione civile sez. III  08 luglio 2014 n. 15485  

 

 

Prova testimoniale

L'inammissibilità della prova testimoniale, ai sensi degli artt. 2722 e 2723 cod. civ., derivando non da ragioni di ordine pubblico processuale, quanto dall'esigenza di tutelare interessi di natura privata, non può essere rilevata d'ufficio, ma deve essere eccepita dalla parte interessata, prima dell'ammissione del mezzo istruttorio; qualora, peraltro, nonostante l'eccezione d'inammissibilità, la prova sia stata egualmente espletata, è onere della parte interessata eccepirne la nullità, nella prima istanza o difesa successiva all'atto, o alla notizia di esso, ai sensi dell'art. 157, secondo comma, cod. proc. civ., l'una eccezione, quella d'inammissibilità, non dovendo essere confusa con l'altra, quella di nullità, né potendo ad essa sovrapporsi, perché la prima eccezione opera "ex ante", per impedire un atto invalido, mentre la seconda agisce "ex post", per evitare che i suoi effetti si consolidino. Cassa con rinvio, App. Roma, 11/01/2007

Cassazione civile sez. II  19 settembre 2013 n. 21443  

 



 
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