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Art. 2723 codice civile: Patti posteriori alla formazione del documento

Qualora si alleghi che, dopo la formazione di un documento, è stato stipulato un patto aggiunto o contrario al contenuto di esso, l’autorità giudiziaria può consentire la prova per testimoni soltanto se, avuto riguardo alla qualità delle parti, alla natura del contratto e a ogni altra circostanza, appare verosimile che siano state fatte aggiunte o modificazioni verbali.


Commento

Prova per testimoni: [v. 2721].

 

Patto: accordo con il quale le parti, successivamente alla stipula del contratto, ne integrano o modificano le statuizioni. Non rientra, invece, in tale previsione, l’accordo diretto ad estinguere il rapporto contrattuale.

 

Entrambe le norme esprimono la prevalenza della prova documentale sulla prova testimoniale e si fondano sul principio in base al quale, se le parti hanno reso per iscritto i termini del loro accordo, è poco credibile che ne esistano di diversi (precedenti o contemporanei all’atto) non riportati nel documento. In tali casi è assolutamente vietata la prova testimoniale.


Giurisprudenza annotata

Prova testimoniale

L'inammissibilità della prova testimoniale, ai sensi degli artt. 2722 e 2723 cod. civ., derivando non da ragioni di ordine pubblico processuale, quanto dall'esigenza di tutelare interessi di natura privata, non può essere rilevata d'ufficio, ma deve essere eccepita dalla parte interessata, prima dell'ammissione del mezzo istruttorio; qualora, peraltro, nonostante l'eccezione d'inammissibilità, la prova sia stata egualmente espletata, è onere della parte interessata eccepirne la nullità, nella prima istanza o difesa successiva all'atto, o alla notizia di esso, ai sensi dell'art. 157, secondo comma, cod. proc. civ., l'una eccezione, quella d'inammissibilità, non dovendo essere confusa con l'altra, quella di nullità, né potendo ad essa sovrapporsi, perché la prima eccezione opera "ex ante", per impedire un atto invalido, mentre la seconda agisce "ex post", per evitare che i suoi effetti si consolidino. Cassa con rinvio, App. Roma, 11/01/2007

Cassazione civile sez. II  19 settembre 2013 n. 21443  

 

Rientra nella previsione dell'art. 2723 cod. civ. la pattuizione verbale modificativa della durata del contratto risultante dal documento, qualora la proroga sia convenuta verbalmente mentre il rapporto sia ancora in vita; deve, pertanto, ritenersi ammissibile la prova testimoniale nei limiti del citato art. 2723 cod. civ. Rigetta, App. Torino, 19/05/2006

Cassazione civile sez. III  03 aprile 2013 n. 8118  

 

La pattuizione verbale modificativa della durata del contratto risultante dal documento, qualora la proroga sia convenuta verbalmente mentre il rapporto sia ancora in vita, rientra nella previsione dell'art. 2723 c.c., la quale si riferisce alle aggiunte o modificazioni apportate al documento posteriormente alla sua formazione. Da ciò discende che, nel caso in questione, la prova testimoniale è comunque ammissibile.

Cassazione civile sez. III  03 aprile 2013 n. 8118  

 

L'espressione documento usata negli art. 2722 e 2723 c.c. va intesa nel senso di atto scritto avente contenuto convenzionale, con il quale contrasti il patto aggiunto o contrario che si vuole provare con testimoni, con la conseguenza che i limiti alla prova testimoniale stabiliti dalle norme suddette non operano nel caso di atto formato unilateralmente.

Tribunale Bolzano  01 aprile 2008

 

La valutazione delle circostanze, in presenza delle quali è consentita, a norma dell'art. 2723 c.c., l'ammissione della prova per testimoni di patti, aggiunti o contrari, posteriori alla formazione di un documento, è demandata al potere discrezionale del giudice di merito, il quale può anche attribuire, in negativo o in positivo, valore preminente ad una od alcune di esse, con apprezzamento che, se congruamente motivato, si sottrae al sindacato di legittimità.

Cassazione civile sez. III  22 maggio 2006 n. 11932  

 

In materia di procedimento civile, la facoltà attribuita al giudice dall'art. 2723 c.c. di ammettere la prova per testimoni di un patto aggiunto o contrario al contenuto di un documento soltanto se, avuto riguardo alla qualità delle parti, alla natura del contratto e ad ogni altra circostanza appare verosimile che siano state fatte aggiunte o modificazioni verbali attiene all'esercizio di un potere discrezionale che, se congruamente motivato, sfugge al sindacato del giudice di legittimità. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, pur avendo erroneamente affermato l'esistenza del divieto di prova testimoniale sulla base del disposto di cui all'art. 2722 c.c., aveva congruamente valutato l'attendibilità del teste escusso in primo grado con riferimento alla qualità delle parti, al vincolo di affinità del testimone e alla considerazione che era strano il mancato uso della forma scritta).

Cassazione civile sez. III  20 marzo 2006 n. 6109  

 

 

Lavoro subordinato

L'art. 421, comma 2, parte prima, c.p.c., nell'attribuire al giudice del lavoro la responsabilità ed il potere di ammettere d'ufficio ogni mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti dal codice civile, si riferisce non ai requisiti di forma previsti dal codice per alcuni tipi di contatto (sia ad substantiam che ad probationem), ma ai limiti fissati da detto codice alla prova testimoniale, in via generale, negli articoli 2721, 2722 e 2723 c.c..

Cassazione civile sez. lav.  29 luglio 2009 n. 17614  

 

Ai fini della prova della simulazione nelle controversie soggette al rito del lavoro, è in facoltà del giudice ammettere ogni mezzo di prova anche al di fuori dello specifico limite della prova testimoniale (e, correlativamente, di quella presuntiva) di cui all'art. 1417 c.c., in quanto l'art. 421 c.p.c. - nel consentire al giudice, nell'ambito del rito speciale, di ammettere mezzi di prova senza i limiti fissati dal codice civile - si riferisce ai limiti stabiliti per la prova testimoniale dalle relative disposizioni generali degli art. 2721, 2722 e 2723 c.c., alle quali si ricollega l'art. 1417 citato, che, d'altronde, fa applicazione, in tema di simulazione, della regola generale, di cui al menzionato art. 2722, dell'inammissibilità della prova testimoniale di patti contrari al contenuto di un documento.

Cassazione civile sez. lav.  15 aprile 2009 n. 8928  



 
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