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Art. 2729 codice civile: Presunzioni semplici

Le presunzioni non stabilite dalla legge sono lasciate alla prudenza del giudice, il quale non deve ammettere che presunzioni gravi, precise e concordanti.

Le presunzioni non si possono ammettere nei casi in cui la legge esclude la prova per testimoni.


Commento

Prova per testimoni: [v. 2721].

 

Presunzione semplice: deduzione che il giudice compie per formare il proprio convincimento in ordine a fatti non provati: ciò è consentito, però, solo quando è ammissibile la prova per testi [v. 2721] e quando la deduzione si fondi su fatti che offrano elementi gravi, precisi, concordanti. Esse ammettono sempre la prova contraria.

 

 


Giurisprudenza annotata

Fallimento

In merito ai profili concernenti l'elemento soggettivo della "scientia decoctionis", nell'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare, non ponendo la legge alcun limite ai mezzi di prova esperibili da parte del curatore, gli elementi indicativi della concreta conoscibilità della situazione di insolvenza ben possono risultare indirettamente da semplici indizi, sul piano della logica concatenazione di eventi e condotte che, in base al criterio della "comune prudenza e avvedutezza" o della "normale e ordinaria diligenza" assunto a parametro di valutazione, consentano la prova presuntiva della "scientia decoctionis", purché a tali indizi sia attribuita l'efficacia probatoria delle cd. presunzioni semplici (e non assolute o legali), onde formare oggetto di una concreta valutazione da parte del giudice di merito, da compiersi in applicazione del disposto degli art. 2727 e 2729 c.c. (“ex multis" Cass. n. 11369 e n. 11060 del 1998).

Tribunale Napoli sez. fallimentare  09 gennaio 2015 n. 285  

 

In tema di revocatoria fallimentare, la mera levata di protesti non rappresenta una circostanza idonea di per sé a rivelare lo stato di insolvenza dell'imprenditore giacché la conoscenza dello stesso da parte del terzo contraente deve essere effettiva, e non meramente potenziale, potendosi tuttavia la relativa dimostrazione basare anche su elementi indiziari caratterizzati dagli ordinari requisiti della gravità, precisione e concordanza, in applicazione del disposto degli art. 2727 e 2729 c.c. i quali conducono a ritenere che il terzo, facendo uso della sua normale prudenza e avvedutezza, rapportata anche alle sue qualità personali e professionali, nonché alle condizioni in cui egli si è trovato concretamente a operare, non possa non aver percepito i sintomi rivelatori dello stato di decozione del debitore.

Tribunale Bari sez. IV  16 giugno 2014 n. 2994  

 

 

Prove

L’elencazione delle prove civili contenuta nel codice di rito non è tassativa, e quindi devono ritenersi ammissibili le prove atipiche, la cui efficacia probatoria è quella di presunzioni semplici ex art. 2729 c.c. od argomenti di prova.

Tribunale Reggio Emilia sez. II  01 dicembre 2014 n. 1622  

 

La prova per testi o per presunzioni contraria al contenuto della quietanza è inammissibile, ai sensi degli artt. 2726 e 2729 cod. civ., ove diretta a provare il mancato pagamento, mentre è ammissibile se sia tesa a dimostrare circostanze differenti, quali l'effettuazione del pagamento in un diverso momento storico, utili a ricostruire una fattispecie più complessa del rapporto controverso tra le parti. Rigetta, App. Roma, 02/09/2008

Cassazione civile sez. III  27 novembre 2014 n. 25213  

 

In tema di prova testimoniale, l'unitarietà della disciplina risultante dagli artt. 2725 cod. civ. e 2729 cod. civ. esclude l'esistenza di un diverso regime processuale in ordine al rilievo dell'inammissibilità della prova testimoniale con riferimento ai contratti per i quali la forma scritta sia richiesta "ad probationem" ovvero "ad substantiam", sicché quando, per legge o per volontà delle parti, sia prevista, per un certo contratto, la forma scritta "ad probationem", la prova testimoniale (e quella per presunzioni) che abbia ad oggetto, implicitamente o esplicitamente, l'esistenza del contratto, è inammissibile, salvo che non sia volta a dimostrare la perdita incolpevole del documento. Rigetta, App. Ancona, 10/07/2010

Cassazione civile sez. III  14 agosto 2014 n. 17986  

 

L’elencazione delle prove civili contenuta nel codice di rito non è tassativa, e quindi devono ritenersi ammissibili le prove atipiche, la cui efficacia probatoria è quella di presunzioni semplici ex art. 2729 c.c. od argomenti di prova.

Tribunale Reggio Emilia sez. II  02 luglio 2014 n. 1000  

 

Obbligazioni e contratti

La presunzione di conoscibilità di un atto giuridico recettizio richiede la prova, anche presuntiva, ma avente i requisiti di cui all'art. 2729 cod. civ. (gravità, univocità e concordanza), che esso sia giunto all'indirizzo del destinatario, sicché, in caso di contestazione, la prova della spedizione non è in sé sufficiente a fondare la presunzione di conoscenza, salvo il caso in cui, per le modalità di trasmissione dell'atto (raccomandata, anche senza avviso di ricevimento o telegramma), e per i particolari doveri di consegna dell'agente postale, si possa presumere l'arrivo nel luogo di destinazione. Ne consegue che, laddove l'invio dell'atto sia avvenuto per posta semplice, tale presunzione non opera, in quanto sarebbe eccessivamente gravoso per il destinatario l'onere della prova della impossibilità incolpevole di averne avuto cognizione. Rigetta, App. Catania, 04/05/2007

Cassazione civile sez. III  25 settembre 2014 n. 20167

 

Nel contratto bancario regolato in conto corrente, gli atti di accreditamento e di prelevamento non sono qualificabili alla stregua di autonomi negozi giuridici o di pagamenti, vale a dire come atti estintivi di obbligazioni, ma si presumono, fino a prova contraria, atti di utilizzazione dell'unico contratto ad esecuzione ripetuta. Ne consegue che i relativi documenti non costituiscono prova di debito o di credito, ma solo della correttezza della posta contabile che concorre al saldo esigibile dall'una o dall'altra parte, onde può esserne dimostrata l'erroneità senza i limiti previsti, per la prova per testi, per presunzioni ed in tema di confessione, rispettivamente, dagli artt. 2725, 2726, 2729, comma secondo, e 2732 cod. civ.(Nella specie, in una controversia per l'accertamento dell'errore commesso da un cassiere, che aveva accreditato al correntista una somma maggiore di quella effettivamente versata, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto provato dalla banca, in via presuntiva, l'errore di scritturazione). Rigetta, Trib. Roma, 12/01/2007

Cassazione civile sez. I  06 agosto 2014 n. 17732  

 

 

Danni

L'art. 2059 cod. civ., interpretato in modo conforme a Costituzione, prevede una categoria unitaria di danno non patrimoniale per lesione di interessi, inerenti la persona, non connotati da rilevanza economica, in cui rientrano sia il danno alla salute in senso stretto, cd. biologico, sia quello di tipo cd. esistenziale, intesi come tipologie descrittive e non strutturali; è indubbio che, ai fini della sua risarcibilità, tale danno deve essere allegato e provato tanto nella sussistenza che nel nesso eziologico. In particolare si ammette, quanto al danno propriamente biologico, che il verificarsi della menomazione dell'integrità psico-fisica della persona possa essere accertato facendo ricorso alle presunzioni e che la sua quantificazione possa avvenire in via equitativa, occorrendo tuttavia che la motivazione indichi gli elementi di fatto i quali, nel caso concreto, sono stati tenuti presenti e i criteri adottati nella liquidazione equitativa. Quanto al danno esistenziale, a maggior ragione si ammette il ricorso a presunzioni, trattandosi di pregiudizio ad un bene immateriale, diverso dal biologico e consistente nel danno, di natura non meramente emotiva ed interiore ma oggettivamente accertabile, arrecato alle attività non remunerative del soggetto passivo, costretto ad alterare le proprie abitudini ed i propri assetti relazionali ed a sottostare a scelte di vita diverse dalle precedenti in ordine all'espressione ed alla realizzazione della sua personalità anche nel mondo esterno. Quanto alle presunzioni, esse vanno intese nel senso tecnico di presunzioni semplici e non assolute, ossia di «¿conseguenze che (...) il giudice trae da un fatto noto per risalire a un fatto ignorato¿» (art. 2727 cod. civ.), che sono «¿lasciate alla prudenza del giudice¿» stesso «¿il quale non deve ammettere che presunzioni gravi, precise e concordanti¿» (art. 2729 cod. civ.), e che non costituiscono, nella gerarchia dei mezzi di prova, uno strumento probatorio di rango secondario rispetto alla prova diretta o rappresentativa, valendo sostanzialmente, come la presunzione legale, a facilitare l'assolvimento dell'onere della prova da parte di chi ne è onerato mediante trasferimento sulla controparte dell'onere della prova contraria. Ne consegue che il convincimento del giudice può ben fondarsi anche su una sola presunzione, purché grave e precisa, e non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, essendo sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile, secondo regole di esperienza. (ConfermaTarLiguria, sez. II, 118 del 2008).

Consiglio di Stato sez. III  25 febbraio 2014 n. 906  



 
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