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Art. 2731 codice civile: Capacità richiesta per la confessione

La confessione non è efficace se non proviene da persona capace di disporre del diritto, a cui i fatti confessati si riferiscono (1). Qualora sia resa da un rappresentante, è efficace solo se fatta entro i limiti e nei modi in cui questi vincola il rappresentato (2).


Commento

Confessione: [v. 2730]; Capacità di disporre (capacità di agire): [v. 2]; Rappresentante: [v. 1388].

 

(1) Poiché la confessione può comportare l’assunzione di obblighi, si richiede la capacità di disporre dei diritti ai quali si riferiscono i fatti dichiarati dalla parte; in mancanza, la confessione sarà inefficace, e potrà essere soltanto oggetto di libero apprezzamento da parte del giudice. Se la parte non ha il libero esercizio del diritto controverso (nel senso che non può disporne) perché incapace (ad es.: interdetto o minore non emancipato) la confessione è resa dal rappresentante legale.

 

(2) Il comma 2 si riferisce all’ipotesi di rappresentanza volontaria [v. 1387]: se la confessione è resa dal rappresentante, occorre che a questi siano stati conferiti i poteri relativi mediante un’autorizzazione espressa; altrimenti, la confessione sarà priva della sua normale efficacia probatoria e potrà costituire soltanto oggetto di libero apprezzamento da parte del giudice.

 


Giurisprudenza annotata

Capacità di prestare la confessione

Le deduzioni del curatore fallimentare in un giudizio civile sono prive di qualsiasi valore confessorio, stante la sua qualità di terzo rispetto all'imprenditore fallito. Rigetta, App. Cagliari, 27/07/2006

Cassazione civile sez. I  11 novembre 2013 n. 25286  

 

Ai sensi dell'art. 2731 cod. civ., l'efficacia probatoria della confessione postula che essa sia resa da persona capace di disporre del diritto cui i fatti confessati si riferiscono, ossia da persona che abbia la capacità e la legittimazione ad agire negozialmente riguardo al diritto. Ne consegue che non hanno valore confessorio le dichiarazioni rese dal mandatario del titolare del diritto medesimo. Rigetta, Trib. Paterno' 09/03/2007

Cassazione civile sez. II  20 giugno 2013 n. 15538

 

Il genitore, non avendo il potere di disporre dei beni dei figli minori senza l'autorizzazione del giudice tutelare (art. 320 c.c.), non ha neppure il potere di confessare (giudizialmente o extragiudizialmente), senza tale autorizzazione, fatti dalla cui prova il diritto del figlio possa risultare pregiudicato, perché l'art. 2731 c.c., nel prevedere che la confessione non è efficace se non proviene da persona che è capace di disporre del diritto, equipara la confessione ad un atto di disposizione, che, come è precisato nel comma 2 del medesimo articolo, il rappresentante può compiere solo nei limiti in cui dispone del potere di vincolare il rappresentato, e si riferisce, perciò, non solo ai diritti indisponibili considerati dagli art. 2733 e 2735 c.c. (a norma dei quali la confessione fa piena prova contro colui che l'ha fatta purché non verta su fatti relativi a diritti non disponibili) ma, più in generale, alla capacità correlata allo stato del soggetto confitente, cioè alla capacità di disporre. La confessione resa da soggetto incapace sotto il profilo probatorio ha il valore di un mero indizio che il giudice può liberamente valutare unitamente agli altri elementi di prova acquisiti al processo.

Cassazione civile sez. III  14 febbraio 2006 n. 3188  

 

L'art. 2731 c.c., che lega l'efficacia probatoria della confessione alla capacità di disporre del diritto a cui i fatti si riferiscono, riguarda la capacità e la legittimazione ad agire e non la capacità processuale richiesta dall'art. 75 c.p.c., con la conseguenza che la capacità di stare in giudizio (con l'autorizzazione del giudice tutelare o senza, per le liti passive) del rappresentante del minore non implica la capacità di questo di rendere confessione dei fatti sfavorevoli al minore e favorevoli all'altra parte.

Cassazione civile sez. II  06 aprile 1995 n. 4015  

 

l genitore, non avendo il potere di disporre dei beni dei figli minori senza l'autorizzazione del giudice tutelare (art. 320 c.c.), non ha neppure il potere di confessare (giudizialmente o extragiudizialmente), senza tale autorizzazione, fatti dalla cui prova il diritto del figlio possa risultare pregiudicato, perché l'art. 2731 c.c., nel prevedere che la confessione non è efficace se non proviene da persona che è capace di disporre del diritto, equipara la confessione ad un atto di disposizione, che, come è precisato nel comma 2 del medesimo articolo, il rappresentante può compiere solo nei limiti in cui dispone del potere di vincolare il rappresentato, e si riferisce, perciò, non solo ai diritti indisponibili considerati dagli art. 2733 e 2735 c.c. (a norma dei quali la confessione a piena prova contro colui che l'ha fatta purché non verta su fatti relativi a diritti non disponibili) ma, più in generale, alla capacità correlata allo stato del soggetto confitente, cioè alla capacità di disporre. Il genitore, conseguentemente, non può confessare la gratuità di un atto di alienazione apparentemente oneroso se tale diversa natura dell'atto ne comportasse la nullità per vizio di forma (nella specie, perché stipulato senza i due testimoni prescritti dall'art. 48 l. 16 febbraio 1913 n. 89) con effetti pregiudizievoli per il minore, essendo sufficiente, per qualificare come confessorio il predetto fatto, l'accertamento delle sue pratiche conseguenze sfavorevoli in relazione all'oggetto della controversia ed ai termini della contestazione, anche quando queste conseguenze siano collegate a profili ed elementi strettamente giuridici dell'istituto del tutto estranei al contenuto della dichiarazione.

Cassazione civile sez. II  06 aprile 1995 n. 4015  

 

L'efficacia piena ed incondizionata della confessione, superabile solo con la prova dell'errore di fatto o della violenza (art. 2732 c.c.), postula che essa non abbia avuto ad oggetto diritti indisponibili, atteso che, a norma dell'art. 2731 c.c., il confidente deve avere la capacità di disporre del diritto. Tale capacità non sussiste nel caso di una quietanza - che integra una ipotesi di confessione stragiudiziale proveniente dal creditore e rivolta al debitore - sottoscritta dal lavoratore a favore del datore di lavoro, nella quale il primo affermi di aver percepito l'anticipazione dell'integrazione salariale, atteso che tale integrazione, posta dalla legge a carico dell'INPS - ma il principio vale anche per l'anticipazione fattane dal datore di lavoro, quale adiectus solutionis causa o mandatario ex lege dell'Istituto -, costituisce una prestazione economica di natura previdenziale, in quanto tale indisponibile perché destinata al perseguimento di un interesse pubblico sul quale non possono prevalere interessi individuali.

Cassazione civile sez. lav.  07 ottobre 1994 n. 8229  

 

Poiché la confessione deve provenire da chi ha la disponibilità del diritto controverso, non hanno valore confessorio le dichiarazioni rese da chi, come un mandatario, pur legittimato ad agire, non sia titolare del diritto su cui verte la lite.

Cassazione civile sez. III  06 luglio 1990 n. 7125  



 
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