codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 2734 codice civile: Dichiarazioni aggiunte alla confessione

Quando alla dichiarazione indicata dall’art. 2730 si accompagna quella di altri fatti o circostanze tendenti a infirmare l’efficacia del fatto confessato ovvero a modificarne o a estinguerne gli effetti, le dichiarazioni fanno piena prova nella loro integrità se l’altra parte non contesta la verità dei fatti o delle circostanze aggiunte (1). In caso di contestazione, è rimesso al giudice di apprezzare, secondo le circostanze, l’efficacia probatoria delle dichiarazioni (2).


Commento

Confessione: [v. 2730].

 

(1) Nell’ipotesi di confessione complessa, ossia di confessione accompagnata da ulteriori dichiarazioni, ove queste ultime non siano contestate, trova piena applicazione il principio dell’inscindibilità per il quale esse avranno efficacia di prova legale al pari della confessione cui si aggiungono.

 

(2) Anche nell’ipotesi di confessione complessa con contestazione delle dichiarazioni aggiunte, vige il principio dell’inscindibilità: anche la confessione, al pari delle dichiarazioni aggiunte contestate, perde efficacia di prova legale e diviene liberamente valutabile.

 

La norma enuncia il cd. principio di inscindibilità della confessione, peraltro temperato dal raccordo con il sistema processuale che rafforza il principio del libero convincimento del giudice.


Giurisprudenza annotata

Confessione

Nell'ipotesi di dichiarazioni aggiunte alla confessione, opera, ai sensi dell'art. 2734 cod. civ., il principio di inscindibilità, nel senso che la mancata contestazione di controparte comporta l'esonero del dichiarante dall'onere di provare i fatti aggiunti, assumendo, in tal caso, la dichiarazione valore di prova legale nel suo complesso, mentre solo quando la controparte contesta le dichiarazioni il confitente ha l'onere di provare i fatti aggiunti, restando affidato al giudice, in difetto di tale prova, l'apprezzamento dell'efficacia probatoria delle dichiarazioni stesse. Rigetta, App. Napoli, 08/09/2006

Cassazione civile sez. II  05 novembre 2013 n. 24754  

 

In tema di crediti dell'amministratore di condominio uscente, la ricognizione di debito dell'amministratore subentrante non può essere considerata dichiarazione aggiunta alla confessione stragiudiziale, ai sensi dell'art. 2734 c.c., resa dal mandatario sostituito, pur se contenuta nel medesimo documento; essa, infatti, non provenendo dallo stesso soggetto che ha reso confessione non può essere considerata circostanza tendente a infirmare l'efficacia del fatto confessato ovvero a modificarne o a estinguerne gli effetti.

Cassazione civile sez. VI  26 giugno 2013 n. 16119  

 

Le dichiarazioni aggiunte alla confessione, tendenti ad infirmare l'efficacia del fatto confessato ovvero a modificarne o ad estinguerne gli effetti, sono solo quelle provenienti dallo stesso soggetto confitente, in quanto l'art. 2734 cod. civ., che ne disciplina l'efficacia probatoria, presuppone l'unicità della fonte delle dichiarazioni. Cassa con rinvio, App. Roma, 27/10/2010

Cassazione civile sez. VI  26 giugno 2013 n. 16119  

 

Nel giudizio promosso dal soggetto danneggiato da un incidente stradale nei confronti dell'assicuratore, del conducente e del contraente la polizza, la confessione del conducente non proprietario, contenuta nel modello Cid, mentre è oggetto di libera valutazione del giudice nei confronti dell'assicuratore e del proprietario del mezzo, ha valore di piena prova nei confronti del confitente medesimo, ai sensi degli artt. 2733, 2734 e 2735 c.c., trattandosi di un'ipotesi di litisconsorzio facoltativo. (Nel caso di specie la Cassazione ha cassato con rinvio la sentenza di secondo grado, ritenendola erronea nella misura in cui ha equiparato la confessione resa dal proprietario conducente del veicolo responsabile a quella promanante dal conducente non proprietario).

Cassazione civile sez. III  21 giugno 2012 n. 10304  

 

In caso di dichiarazioni aggiunte dal confitente alla confessione, ai sensi dell'art. 2734 c.c., la contestazione della controparte - che impedisce alle dichiarazioni del confitente di fare piena prova nella loro integrità e permette al giudice di apprezzarle liberamente - può risultare, anche in modo implicito, dal comportamento processuale e nella specie dalle conclusioni per l'accoglimento della propria pretesa, quando l'accoglimento stesso sia incompatibile con le predette dichiarazioni aggiunte.

Corte appello Bari sez. III  20 febbraio 2012 n. 109  

 

Le ammissioni rese in sede di interrogatorio formale, ove siano accompagnate da dichiarazioni aggiunte idonee a modificare o estinguere gli effetti della confessione, non hanno efficacia confessoria piena, ai sensi degli art. 2733 e 2734 c.c., e debbono pertanto essere oggetto di valutazione unitaria e complessiva da parte del giudice.

Cassazione civile sez. II  10 febbraio 2009 n. 3244  

 

A norma del combinato disposto degli art. 2733 e 2734 c.c. non fanno più prova certa contro il confidente le ammissioni accompagnate da dichiarazioni aggiunte idonee a modificare o estinguere gli effetti della confessione.

Cassazione civile sez. II  10 febbraio 2009 n. 3244  

 

In tema di risarcimento del danno derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, con riferimento alla disciplina del modello di constatazione amichevole dell'incidente (cosiddetto Cid) e del litisconsorzio nel giudizio, secondo le norme, " ratione temporis" applicabili, rispettivamente, dell'art. 5 d.l. 23 dicembre 1976 n. 857 conv. l. 26 febbraio 1977 n. 39, e dell'art. 23 l. 24 dicembre 1969 n. 990, poiché in ipotesi di litisconsorzio necessario, ai sensi dell'art. 2733, comma 3, c.c., la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti è liberamente apprezzata dal giudice in relazione a tutti i litisconsorti e non solo ai non confitenti, le affermazioni confessorie sottoscritte dal conducente nel suddetto modello di constatazione vanno liberamente apprezzate nei confronti dell'assicuratore e del proprietario del veicolo, mentre fanno piena prova nei confronti del conducente confidente secondo gli art. 2733, comma 2, 2734 e 2735 c.c. Infatti, il litisconsorzio necessario, di cui al citato art. 23 l. 24 dicembre 1969 n. 990, sussiste solo tra il responsabile (il proprietario del veicolo) e l'assicuratore, mentre non sussiste, a norma dell'art. 2054, comma 3, c.c., tra il conducente e tale assicuratore, ovvero tra il primo ed il proprietario, in tal caso derivando soltanto un'ipotesi di obbligazione solidale e quindi di litisconsorzio facoltativo.

Cassazione civile sez. III  07 maggio 2007 n. 10304  

 

La norma dettata dall'art. 2734 c.c. in tema di dichiarazioni aggiunte alla confessione va interpretata nel senso di considerare ricomprese nella relativa sfera di applicazione tanto l'ipotesi della cd. "confessione complessa" (che sussiste qualora le aggiunte si riferiscano a fatti diversi da quello confessato, tali da modificarne o estinguerne gli effetti ab estrinseco), quanto a quella della confessione cd. "qualificata" (che ricorre tutte le volte in cui i vari fatti dichiarati siano strettamente connessi - tanto che l'uno si profila come la necessaria conseguenza dell'altro - ovvero incidano sulla sua essenza e si riflettano sulla sua efficacia, come per il negozio condizionato), con la conseguenza che, in entrambe le ipotesi, qualora la verità dei fatti o delle circostanze aggiunte idonee a modificare o estinguere gli effetti della confessione sia contestata, le dette dichiarazioni non fanno piena prova nella loro integrità nè determinano alcuna inversione dell'onus probandi, ma risultano invece suscettibili, nel loro complesso, di libero apprezzamento da parte del giudice, ai sensi dell'art. 116 c.p.c.

Cassazione civile sez. III  20 dicembre 2004 n. 23637  

 

Il significato ampio e comprensivo della formula usata dal legislatore nell'art. 2734 c.c. circa il contenuto e la portata della dichiarazione aggiunta alla confessione ed il carattere unitario della relativa disciplina, comportano che rientrano nella sfera dell'applicazione della norma sia l'ipotesi della cosiddetta confessione "complessa", che sussiste allorché le aggiunte si riferiscono a fatti distinti da quello confessato, tali da estinguere o modificarne gli effetti "ab estrinseco" che quella della cosiddetta confessione "qualificata", che ricorre se i vari fatti dichiarati siano strettamente connessi tanto che l'uno si profili come la necessaria conseguenza dell'altro, ovvero incidono sulla sua essenza e si riflettono sulla sua efficacia come per il negozio condizionato. Ciò comporta che in entrambe le ipotesi, qualora la verità dei fatti o delle circostanze aggiunte, idonee a modificare o estinguere gli effetti della confessione, sia contestata, le stesse (dichiarazioni aggiunte) non fanno piena prova nella loro integrità nè determinano alcuna inversione dell'onere della prova, ma sono invece suscettibili, nel loro complesso, di essere liberamente apprezzate dal giudice ai sensi dell'art. 116 c.p.c.

Tribunale Milano  22 giugno 2004



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti