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Art. 2736 codice civile: Specie

Il giuramento è di due specie:

1) è decisorio quello che una parte deferisce all’altra per farne dipendere la decisione totale o parziale della causa;

2) è suppletorio quello che è deferito d’ufficio dal giudice a una delle parti al fine di decidere la causa quando la domanda o le eccezioni non sono pienamente provate, ma non sono del tutto sfornite di prova, ovvero quello che è deferito al fine di stabilire il valore della cosa domandata, se non si può accertarlo altrimenti.


Commento

Giuramento: dichiarazione resa, in forma solenne, da una delle parti (cd. delato) sulla verità dei fatti di causa. A differenza della confessione, il (—) proviene dalla parte alla quale i fatti oggetto della dichiarazione non nuociono, ma giovano.

 

Giuramento decisorio: si ha (—) quando una parte sfida l’altra a giurare sulla verità di fatti a questa favorevoli, facendo dipendere la decisione totale o parziale della causa dal giuramento medesimo.

 

Giuramento suppletorio: è provocato (deferito) dal giudice senza che occorra un’espressa domanda di parte (cioè d’ufficio) quando, in sede di decisione, egli ritenga che le prove non siano sufficienti a formare il suo convincimento. Il giuramento estimatorio è una species del giuramento suppletorio, in quanto serve a completare il convincimento del giudice quando sia impossibile determinare con altri mezzi il valore di una cosa.

 

(1) Questa forma di giuramento può servire, talvolta, a semplificare i litigi se, ad es., la parte alla quale il giuramento è deferito sa, o quanto meno può temere, che l’altra parte sia in grado di denunciarne e dimostrarne l’eventuale falsità.


Giurisprudenza annotata

Giuramento

La libertà di scelta del giurante non è garantita solo dalla formula di giuramento "affermo o nego che", ma anche da quella, più semplice, "affermo che" ovvero "nego che", dovendosi ritenere la possibilità d'invertire in senso contrario una delle suddette formule implicita nella stessa natura del giuramento (decisorio o suppletorio) diretto a confermare in modo solenne, in senso positivo o negativo, la verità o meno di un fatto decisivo ai fini della risoluzione della lite, senza che ciò costituisca, in realtà, una modificazione della formula stessa, ma soltanto la scelta dell'alternativa che si è inteso porre al giurante quale particolare sistema di risoluzione della lite. Cassa con rinvio, App. Napoli, 01/03/2012

Cassazione civile sez. VI  10 dicembre 2014 n. 26027  

 

L'ordinanza ammissiva del giuramento decisorio può essere revocata anche dopo la prestazione dello stesso se il giudice si convinca che non sussistevano le condizioni per il suo deferimento, senza che assuma rilevanza il contegno processuale delle parti, in quanto trattasi di mezzo istruttorio per il quale la legge pone condizioni di ammissibilità non derogabili dalle parti e dunque non rimesse alla loro disponibilità. Rigetta, App. Napoli, 27/04/2011

Cassazione civile sez. III  28 ottobre 2014 n. 22805  

 

La formula del giuramento decisorio - attese le finalità di questo speciale mezzo di prova - deve essere tale che, a seguito della prestazione del giuramento stesso, altro non resta al giudice che verificare l'"an iuratum sit", onde accogliere o respingere la domanda sul punto che ne ha formato oggetto. La valutazione (positiva o negativa) della decisorietà della formula del giuramento è rimessa all'apprezzamento del giudice del merito, il cui giudizio circa l'idoneità della formula a definire la lite è sindacabile in sede di legittimità con esclusivo riferimento alla sussistenza di vizi logici o giuridici attinenti all'apprezzamento espresso dal predetto giudice. Rigetta, App. Venezia, 27/07/2006

Cassazione civile sez. I  07 maggio 2014 n. 9831  

 

Il giuramento, sia decisorio che suppletorio, non può vertere sull'esistenza o inesistenza di rapporti giuridici o di situazioni giuridiche, né può deferirsi per provocare l'espressione di apprezzamenti od opinioni, e, tantomeno, di valutazioni giuridiche, dovendo la sua formula avere ad oggetto circostanze determinate, che, quali fatti storici, siano stati percepiti dal giurante con i sensi o con l'intelligenza, sicché non può costituirne oggetto la qualità di amministratore di condominio, essa implicando l'accettazione della nomina, che è un atto negoziale e non un fatto storico. Cassa con rinvio, App. Trieste, 28/06/2006

Cassazione civile sez. II  30 aprile 2013 n. 10184  

 

Il giudice di merito che ritenga la causa giunta ad un stato di semiplena probatio ha la facoltà ma non dell'obbligo di deferire il giuramento suppletorio ai sensi del disposto dell'art. 2736 n. 2 c.c., così che dovrà ritenersi sindacabile soltanto la decisione positiva del giudice di ricorrere a tale mezzo istruttorio (e solo limitatamente al profilo dell'adeguatezza e della correttezza logica della relativa motivazione in ordine alle circostanze della effettiva esistenza di una semiplena probatio e del maggior contenuto probatorio che si presume offerto dalla parte prescelta a prestare il giuramento), ma non anche quella negativa di non farne uso in applicazione della regola generale di cui all'art. 2697 c.c., senza che, in quest'ultimo caso, possa invocarsi l'omessa motivazione di tale, discrezionale decisione.

Cassazione civile sez. III  02 aprile 2009 n. 8021  

 

In una causa avente ad oggetto il corrispettivo per un incarico professionale, la prova documentale presente nel fascicolo di parte, la prova per presunzioni semplici e la prova per testi escussa nel corso dell’istruttoria possono costituire nel loro complesso “semiplena probatio” che legittimano il Giudice ad esercitare correttamente il potere istruttorio di ufficio (ex art. 2736 n. 2 c.c.) di disporre il giuramento suppletorio deferendolo ad una o ad entrambe le parti.

Tribunale Trani  14 febbraio 2008

 

Il giuramento decisorio, per essere ammesso, deve avere a oggetto circostanze dalle quali dipende la decisione di uno o più capi della domanda, ossia circostanze tali che al giudice, previo accertamento sull'"an iuratum sit", non resti altro che accogliere o rigettare la domanda o singoli capi di essa, mentre se il predetto giuramento fosse ammissibile anche su circostanze attinenti a fasi dell'iter logico per decidere detti capi non sarebbe distinguibile da altre risultanze processuali soggette alla valutazione del giudice per pervenire alla decisione della causa. (Nella specie, quanto alle prestazioni rese da un avvocato, la Corte ha osservato che la predisposizione di una transazione, la totale rielaborazione di testi o di bozze contrattuali ricevute da altri, la partecipazione a riunioni e incontri, di cui non vengono specificati il numero, le date e l'importanza delle questioni trattate, non costituiscono circostanze dalle quali possano trarsi elementi certi di valutazione in ordine all'attività prestata dal professionista, per quanto riguarda, in particolare, la distinzione tra attività di redazione di contratti e di assistenza nella stipulazione dei medesimi e l'applicazione della relativa percentuale tra il minimo e il massimo previsti dalla tariffa).

Corte appello Roma sez. III  12 febbraio 2008

 

Non può il giudice disporre d'ufficio, in quanto tardiva, il deferimento del giuramento suppletorio ex art. 2736 n. 2 c.c. nei confronti dei convenuti, laddove tale deferimento abbia ad oggetto la prova di una domanda giudiziale, qualora tale richiesta sia stata formulata nella memoria ex art. 183, comma 5 c.p.c. (nella versione antecedente alla riforma del 2005), dovendo, bensì, essere formulata nella fase antecedente nel corso della prima udienza di trattazione ai sensi dell’art. 183, comma 4 c.p.c.

Tribunale Trani  01 febbraio 2008



 
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