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Art. 2738 codice civile: Efficacia

Se è stato prestato il giuramento deferito o riferito, l’altra parte non è ammessa a provare il contrario, né può chiedere la revocazione della sentenza qualora il giuramento sia stato dichiarato falso (1).

Può tuttavia domandare il risarcimento dei danni nel caso di condanna penale per falso giuramento. Se la condanna penale non può essere pronunziata perché il reato è estinto, il giudice civile può conoscere del reato al solo fine del risarcimento (2) (3).

In caso di litisconsorzio necessario, il giuramento prestato da alcuni soltanto dei litisconsorti è liberamente apprezzato dal giudice (4).



Commento

Giuramento: [v. 2736]; Risarcimento dei danni: [v. Libro IV, Titolo IX]; Litisconsorzio necessario: [v. 2733].

 

Deferimento: atto mediante il quale una parte «sfida», cioè invita, l’altra a prestare giuramento. Il (—) è normalmente atto di parte e non già del giudice. Questi può ammettere o meno il giuramento, ma non può egli stesso deferirlo, perché ciò comporterebbe una violazione del principio dispositivo.

 

Riferimento: se i fatti da provare sono comuni ad entrambe le parti, la parte che dovrebbe giurare può riferire (cioè sfidando a sua volta) il giuramento a colui che lo aveva deferito, chiedendogli di giurare su quei medesimi fatti.

 

(1) La norma attribuisce al giuramento l’efficacia di prova legale vincolando il giudice, in sede di decisione della causa, alle risultanze probatorie.

 

(2) La piena efficacia probatoria del giuramento fa sì che neanche la falsità del giuramento possa modificare la decisione che su di esso è stata fondata. L’unica conseguenza che deriva dalla falsità del giuramento è la possibilità di chiedere il risarcimento del danno alla parte che ha giurato il falso (dopo il giudizio penale).

 

(3) La Corte cost., con sent. 4-4-1996, n. 105 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma 2 nella parte in cui «non prevede che il giudice civile possa conoscere del reato di falso giuramento al solo fine del risarcimento anche nel caso in cui la sentenza irrevocabile di assoluzione pronunziata nel giudizio penale non abbia efficacia di giudicato nei confronti del danneggiato».

 

(4) Anche qui, come nel caso della confessione [v. 2733], si prevede che il giuramento prestato da uno solo dei litisconsorti [v. 2733] sia valutato discrezionalmente dal giudice.


Giurisprudenza annotata

Giuramento della parte

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell'art. 2738, comma 2, c.c., nella parte in cui non prevede che il giudice civile può conoscere del reato di falso giuramento al solo fine del risarcimento dei danni ove sia intervenuta sentenza di applicazione della pena ai sensi dell'art. 444 c.p.p. Il rimettente, infatti, ha omesso di indicare i parametri costituzionali violati - peraltro neppure desumibili in modo implicito dal contesto dell'ordinanza di rimessione - e di motivare in ordine alla non manifesta infondatezza ed alla rilevanza della questione, formulata, peraltro, sulla base di una premessa interpretativa erronea, in quanto il rimettente ha altresì omesso di verificare se il combinato disposto degli art. 2738, comma 2, primo periodo, c.c. e 445, comma 1 bis, ultimo periodo, c.p.p. consenta di ritenere che, anche in caso di applicazione della pena su richiesta per falso giuramento della parte, il giudice civile possa conoscere di detto reato al fine del risarcimento dei danni (sent. n.99 del 1977, 64 del 2009; ord. n.252 del 2000, 277 del 2006, 312 del 2008, 190 del 2009, 85, 146 del 2010).

Corte Costituzionale  03 dicembre 2010 n. 352  

 

Va dichiarata inammissibile la domanda di condanna al risarcimento dei danni patiti a seguito del falso giuramento prestato dal convenuto in un precedente giudizio civile tra le parti che sia condizionata alla condanna penale del convenuto medesimo, principalmente perché, in tal caso, si chiede al giudice civile di condannare la controparte al risarcimento del danno senza accertare preventivamente la responsabilità della stessa, privando il decidente del potere di accertamento giurisdizionale devolutogli dall'ordinamento in base all'art. 2738 c.c.

Tribunale Torre Annunziata sez. I  02 dicembre 2009

 

 

Procedimento civile

La prestazione del giuramento suppletorio (così come di quello decisorio), ai sensi dell'art. 2738 c.c., implicando una presunzione iuris et de iure in ordine all'esistenza dei fatti che ne hanno formato oggetto svincola l'esito del giudizio civile da quello dell'eventuale procedimento penale per falsità del giuramento stesso, la cui definizione può soltanto costituire titolo per le pretese risarcitorie da avanzare verso chi abbia giurato il falso. Ne consegue che, nell'ipotesi di un giuramento così configurato, deve considerarsi erronea la sospensione necessaria del procedimento civile, non ricorrendo alcun caso di pregiudizialità né alcuna delle altre situazioni legali che autorizzino detta sospensione.

Cassazione civile sez. III  16 ottobre 2009 n. 22037  

 

Il giudice del merito deve sempre ammettere il giuramento decisorio, sia esso de scientia o de veritate, ed, in particolare, anche quando dalla confessione giudiziale o stragiudiziale o da altra prova privilegiata, già risulti provata una situazione di fatto contraria a quella che con il giuramento si intende provare. (Nella specie, la Corte ha cassato la sentenza del giudice di secondo grado, che aveva ritenuto inammissibile il giuramento decisorio diretto a dimostrare il mancato pagamento di fatture recanti l'annotazione «pagato»).

Cassazione civile sez. II  27 gennaio 2009 n. 1901  

 

Il giuramento da deferire alla controparte difetta del requisito della decisorietà allorquando non attenga a fatti di cui il soggetto chiamato a prestarlo sia stato autore o partecipe (giuramento cosiddetto de veritate) ovvero non contenga la specificazione che il fatto altrui sia stato, in qualche modo, inequivocabilmente appreso o constatato da chi debba prestarlo (giuramento cosiddetto de scientia), cosicché la solenne affermazione o negazione finirebbe con l'esprimere una mera valutazione personale.

Cassazione civile sez. II  15 gennaio 2008 n. 647  

 

In materia di giuramento decisorio, le disposizioni dell'art. 2738, comma 1, c.c., sono indicative della volontà del legislatore di impedire ogni possibilità di rimettere in discussione, per effetto delle deduzioni difensive delle parti, l'esito della causa determinato dalla prestazione del giuramento. Ne consegue che la domanda risarcitoria in forma specifica, respinta in quel giudizio e coperta dal giudicato per mancata impugnazione, non può essere ammessa nel giudizio di rinvio, ancorché la falsità del giuramento sia successivamente dichiarata dal giudice penale, salva restando la possibilità di domande di risarcimento soltanto per equivalente e di pretese risarcitorie nei confronti della parte che ha giurato il falso.

Cassazione civile sez. III  17 gennaio 2005 n. 737  

 

L'ammissione - sull'accordo delle parti - della formula del giuramento decisorio non preclude, neanche in sede di decisione sul merito, una nuova valutazione delle condizioni per l'ammissibilità del giuramento, prestato su quella formula, in quanto il doveroso esercizio, da parte del giudice, dell'indicato controllo non trova ostacolo nè nell'art. 2738, comma 1, c.c. - che attribuisce efficacia di prova legale al prestato giuramento, con preclusione di ogni prova contraria - nè nell'art. 177, comma 3 n. 1, c.p.c., che sancisce l'irrevocabilità delle ordinanze emesse sull'accordo delle parti in materia della quale queste possano disporre, e, perciò, non può riferirsi ad un mezzo istruttorio quale il giuramento decisorio, per il quale la legge pone condizioni di ammissibilità non derogabili dalle parti e dunque non rimesse alla loro disponibilità.

Cassazione civile sez. II  24 maggio 2004 n. 9927  

 

Tenuto conto dell'autonomia processuale della posizione del successore a titolo particolare nel diritto controverso, intervenuto nel giudizio ai sensi dell'art. 111 c.p.c., rispetto a quella dell'alienante, la confessione prestata da uno soltanto di loro, mentre ha efficacia di prova legale contro il dichiarante, non è opponibile nei confronti dell'altro, in relazione al quale può essere liberamente apprezzata dal giudice quale indizio, al pari delle altre risultanze processuali, secondo quanto espressamente previsto dal comma 3 dell'art. 2733 c.c. e per il giuramento dal comma 3 dell'art. 2738 c.c.

Cassazione civile sez. II  01 aprile 2003 n. 4904  

 

È rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità per contrasto con gli art. 3, 24 e 111 cost. dell'art. 2738 c.c., nella parte in cui non prevede che il giuramento suppletorio prestato (che ha un'efficacia sostanzialmente decisoria) sia in ogni caso liberamente apprezzato dal giudice, come già avviene nel caso in cui esso sia prestato da alcuni soltanto dei litisconsorti necessari ai sensi dell'ultimo comma della medesima disposizione.

Tribunale Napoli  20 novembre 2002

 

È manifestamente infondata l'eccezione di incostituzionalità dell'art. 2738, commi 1 e 2, c.c. in relazione agli art. 3 e 24 cost. in quanto le sentenze n. 105 e 334 del 1996 rese dalla Corte cost., nel dichiarare la parziale incostituzionalità della norma, sia in relazione ai riferimenti religiosi della formula di ammonimento, sia in relazione alla mancata previsione della possibilità di conoscenza da parte del giudice civile del reato di falso giuramento, hanno in ogni caso ribadito la validità del giuramento come mezzo di prova nel nostro ordinamento.

Cassazione civile sez. II  29 marzo 2000 n. 3821  

 

In materia di giuramento decisorio, le disposizioni dell'art. 2738, comma 1, c.c., sono indicative della volontà del legislatore di impedire, anche prima del passaggio in giudicato della sentenza, ogni possibilità di rimettere in discussione, per effetto delle deduzioni difensive delle parti, l'esito della causa determinato dalla prestazione del giuramento. Ne consegue che, ove il convenuto abbia eccepito la prescrizione presuntiva del credito azionato e l'attore abbia al medesimo deferito il giuramento decisorio sull'avvenuta estinzione dell'obbligazione, la prestazione di tale mezzo di prova condiziona la decisione, a nulla valendo, se successiva, l'eventuale asserzione della parte che possa essere valutata come ammissione della non avvenuta estinzione dell'obbligazione. (Nella specie, dopo che i convenuti avevano prestato il giuramento loro deferito, confermando di avere soddisfatto il creditore, il loro difensore nella comparsa conclusionale aveva rilevato che comunque l'attore non aveva provato il diritto azionato).

In materia di giuramento decisorio, le disposizioni dell'art. 2738, comma 1, c.c., sono indicative della volontà del legislatore di impedire, anche prima del passaggio in giudicato della sentenza, ogni possibilità di rimettere in discussione, per effetto delle deduzioni difensive delle parti, l'esito della causa determinato dalla prestazione del giuramento. Ne consegue che, ove il convenuto abbia eccepito la prescrizione presuntiva del credito azionato e l'attore abbia al medesimo deferito il giuramento decisorio sull'avvenuta estinzione dell'obbligazione, la prestazione di tale mezzo di prova condiziona la decisione, a nulla valendo, se successiva, l'eventuale asserzione della parte che possa essere valutata come ammissione della non avvenuta estinzione dell'obbligazione. (Nella specie, dopo che i convenuti avevano prestato il giuramento loro deferito, confermando di avere soddisfatto il creditore, il loro difensore nella comparsa conclusionale aveva rilevato che comunque l'attore non aveva provato il diritto azionato).

Cassazione civile sez. II  22 gennaio 1997 n. 631  



 
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