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Art. 2740 codice civile: Responsabilità patrimoniale

Il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri.

Le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge (1).


Commento

Obbligazione: [v. Libro IV, Titolo I].

 

Responsabilità patrimoniale: assoggettabilità del patrimonio del debitore all’azione esecutiva del creditore. Si realizza in tal modo la tutela del creditore il quale può, nonostante l’inadempimento dell’obbligato, soddisfare le proprie ragioni.

 

Limitazioni della responsabilità: consistono nella sottrazione di taluni beni del debitore dall’eventuale azione esecutiva del creditore.

Non rientrano nella previsione dell’articolo in esame le clausole che limitano l’ammontare del quantum debeatur (cioè che stabiliscono l’importo massimo fino a concorrenza del quale l’inadempiente si obbliga a rispondere) o che addirittura escludono il sorgere della responsabilità (ad esempio, nei casi di colpa lieve).

 

(1) Non si esclude, tuttavia, che le parti possano stabilire un ordine di priorità nell’aggressione dei beni oggetto della garanzia patrimoniale, purché non venga resa più difficoltosa la soddisfazione delle ragioni del creditore.

 

Fondamento della norma è la tutela del creditore. Quest’ultimo potrà, in caso di inadempimento, vedere soddisfatte le sue pretese agendo esecutivamente su tutti i beni che appartengono al debitore.


Giurisprudenza annotata

Fallimento

L'azione di responsabilità dei creditori sociali nei confronti degli amministratori di società ex art. 2394 c.c. promossa dal curatore fallimentare ex art. 146 l. fall. (nel testo vigente prima della riforma avvenuta con il d.lg. 9 gennaio 2006, n. 5, applicabile "ratione temporis") è soggetta a prescrizione che decorre dal momento dell'oggettiva percepibilità, da parte dei creditori, dell'insufficienza dell'attivo a soddisfare i debiti (e non anche dall'effettiva conoscenza di tale situazione), che, a sua volta, dipendendo dall'insufficienza della garanzia patrimoniale generica (art. 2740 c.c.), non corrisponde allo stato d'insolvenza di cui all'art. 5 della legge fall., derivante, "in primis", dall'impossibilità di ottenere ulteriore credito. In ragione della onerosità della prova gravante sul curatore, sussiste una presunzione "iuris tantum" di coincidenza tra il "dies a quo" di decorrenza della prescrizione e la dichiarazione di fallimento, spettando pertanto all'amministratore la prova contraria della diversa data anteriore di insorgenza dello stato di incapienza patrimoniale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito sul presupposto che l'ammissione della società controllante all'amministrazione controllata non fosse sufficiente a vincere la menzionata presunzione, in quanto, da un lato, la diversità soggettiva tra le due società impediva di ritenere automaticamente estensibili alla controllata le difficoltà economiche della controllante e, dall'altro, il presupposto oggettivo dell'amministrazione controllata, cioè la temporanea difficoltà di adempiere le obbligazioni, è concetto diverso dallo stato di insolvenza). Rigetta, App. Napoli, 21/03/2007

Cassazione civile sez. I  12 giugno 2014 n. 13378

 

 

Comunione e condominio

Qualora il condominio, nella propria attività di gestione, costituisca fondi per l'amministrazione del bene (in particolare, mediante il deposito di somme su di un conto corrente bancario o postale intestato formalmente all'"ente di gestione "), la concretizzazione del vincolo di destinazione impresso su di essi determina una sottrazione della disponibilità dai condomini e la formazione di un "patrimonio" che ben può essere aggredito direttamente dal creditore nel condominio senza necessità della preventiva escussione dei condomini morosi (ex art. 63 delle disposizioni di attuazione del c.c.), il tutto secondo un criterio ordinario di responsabilità patrimoniale ex art. 2740 c.c. che considera il debitore obbligato a far fronte ai propri debiti con le risorse allo stesso riferibili.

Tribunale Reggio Emilia  14 maggio 2014

 

 

Trust

Il vincolo di cui all’art. 2645 ter c.c., norma da interpretare restrittivamente per non svuotare di significato il principio della responsabilità patrimoniale del debitore ex art. 2740 c.c., non può essere unilateralmente autodestinato su di un bene già in proprietà con un negozio destinatorio puro, ma può unicamente collegarsi ad altra fattispecie negoziale tipica od atipica dotata di autonoma causa. In ogni caso, anche ipotizzando l’ammissibilità di un negozio destinatorio puro, gli interessi meritevoli di tutela che legittimano il vincolo devono essere esplicitati nell’atto di costituzione, devono essere valutati in modo stringente e devono essere prevalenti rispetto agli interessi sacrificati dei creditori del disponente estranei al vincolo.

Tribunale Reggio Emilia  12 maggio 2014

 

La disposizione dell’art. 2645 ter c.c. non riconosce, sul piano sostanziale, la possibilità dell’auto-destinazione unilaterale: sotto il profilo testuale, la norma presenta rilevanti indici che depongono in senso contrario alla cosiddetta “auto-destinazione” patrimoniale a carattere unilaterale; poi, sotto il profilo sistematico, in un sistema caratterizzato dal principio della responsabilità patrimoniale illimitata e dal carattere eccezionale delle fattispecie limitative di tale responsabilità (art. 2740 c.c.), la portata applicativa della norma deve essere interpretata in senso restrittivo e, quindi, limitata alle sole ipotesi di destinazione “traslativa”.

Tribunale S.Maria Capua V.  28 novembre 2013

 

 

Revocatoria ordinaria

L'art. 2901 c.c. pone le condizioni per l'esercizio dell'azione revocatoria e le indica nelle seguenti: a) l'esistenza di un valido rapporto di credito, come elemento costitutivo della fattispecie e come presupposto dell'azione, tra il creditore che agisce in revocatoria e il debitore disponente; b) l'effettività del danno, inteso come lesione della garanzia patrimoniale del credito conseguente al compimento da parte del debitore dell'atto traslativo; c) la ricorrenza in capo al creditore ed eventualmente al terzo della consapevolezza che, con l'atto di disposizione, il debitore sta diminuendo la consistenza del suo patrimonio e, quindi, le garanzie spettanti ai creditori secondo la previsione dell'art. 2740 c.c.

Cassazione civile sez. III  05 febbraio 2014 n. 2617

 

 

Esecuzione forzata

Nel processo di esecuzione, la regola secondo cui il titolo esecutivo deve esistere dall'inizio alla fine della procedura va intesa nel senso che essa presuppone non necessariamente la continuativa sopravvivenza del titolo del creditore procedente, bensì la costante presenza di almeno un valido titolo esecutivo (sia pure dell'interventore) che giustifichi la perdurante efficacia dell'originario pignoramento. Ne consegue che, qualora, dopo l'intervento di un creditore munito di titolo, sopravviene la caducazione del titolo esecutivo comportante l'illegittimità dell'azione esecutiva intrapresa dal creditore procedente, il pignoramento, se originariamente valido, non è caducato, bensì resta quale primo atto dell'iter espropriativo riferibile anche al creditore titolato intervenuto, che anteriormente ne era partecipe accanto al creditore pignorante. Rigetta, Trib. Larino, 27/06/2006

Cassazione civile sez. un.  07 gennaio 2014 n. 61  

 

Nel processo di esecuzione forzata, al quale partecipino più creditori concorrenti, le vicende relative al titolo esecutivo del creditore procedente (sospensione, sopravvenuta inefficacia, caducazione, estinzione) non possono ostacolare la prosecuzione dell'esecuzione sull'impulso del creditore intervenuto il cui titolo abbia conservato la sua forza esecutiva. Tuttavia, occorre distinguere: a) se l'azione esecutiva si sia arrestata prima o dopo l'intervento, poiché nel primo caso, non esistendo un valido pignoramento al quale gli interventi possano ricollegarsi, il processo esecutivo è improseguibile; b) se il difetto del titolo posto a fondamento dell'azione esecutiva del creditore procedente sia originario o sopravvenuto, posto che solo il primo impedisce che l'azione esecutiva prosegua anche da parte degli interventori titolati, mentre il secondo consente l'estensione in loro favore di tutti gli atti compiuti finché il titolo del creditore procedente ha conservato validità. Rigetta, Trib. Larino, 27/06/2006

Cassazione civile sez. un.  07 gennaio 2014 n. 61  

 



 
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Commenti
9 Feb 2016 giorgio chemotti

ho una ingiunzione di pagamento del giudice ho solo la pensione inail volevo sapere se e pignorabile grazie