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Art. 2741 codice civile: Concorso dei creditori e cause di prelazione

I creditori hanno eguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore, salve le cause legittime di prelazione (1).

Sono cause legittime di prelazione i privilegi, il pegno e le ipoteche.


Commento

Privilegio: [v. 2745]; Pegno: [v. 2784]; Ipoteca: [v. 2808].

 

Concorso dei creditori: si verifica allorquando più creditori avanzano pretese nei confronti di un unico debitore.

 

Cause legittime di prelazione: titoli in base ai quali il creditore cd. privilegiato è preferito nel riparto del prezzo ricavato dalla vendita forzata, rispetto agli altri creditori, non assistiti da privilegi, detti chirografari.

 

(1) Pertanto, in caso di concorso di diverse azioni esecutive, tutti i creditori hanno uguale diritto di agire sul patrimonio del debitore, al fine di realizzare le proprie pretese (cd. par condicio creditorum), salva l’esistenza di cause di prelazione.

 

Il principio della par condicio creditorum trova piena applicazione, in caso di insolvenza, soltanto nei confronti del debitore che sia imprenditore commerciale poiché la procedura fallimentare coinvolge necessariamente tutti i creditori, che non possono far valere individualmente i loro crediti.


Giurisprudenza annotata

Conto corrente

L'art. 63, comma 3, disp. att. c.c. non esclude affatto che ove il creditore individui beni riferibili al condominio non possa aggredirli direttamente, senza dover procedere all'escussione dei singoli condomini, secondo un criterio ordinario di responsabilità patrimoniale ex art. 2741 c.c. che considera il debitore obbligato a fare fronte ai propri debiti con le risorse allo stesso riferibili.

Tribunale Reggio Emilia  16 maggio 2014

 

 

Fallimento

In tema di bancarotta preferenziale, il bene giuridico tutelato è individuato dalla giurisprudenza costante nell’interesse al trattamento paritetico dei creditori in caso di insolvenza, in ossequio al principio della "par condicio creditorum" affermato dall’art. 2741 c.c.

Corte appello Milano sez. II  26 febbraio 2009

 

In mancanza di una espressa previsione normativa, non è estensibile in via analogica il privilegio generale sui mobili così come previsto dall'art. 2752 c.c. per l'imposta locale sui redditi (i.lo.r.) ai crediti a titolo di imposta regionale sulle attività produttive (i.r.a.p.), istituita dal d.lg. n. 466 del 1997, poiché le norme che prevedono i privilegi sono di stretta interpretazione, per il carattere di eccezione alla regola generale, ancora posta come tale dall'art. 2741, comma 1, c.c., e neppure alla stregua di una interpretazione estensiva del comma 1 del richiamato art. 2752 c.c., per la diversità di natura tra le due imposte, poiché mentre l'i.lo.r. era un'imposta che colpiva i redditi (fondiari, di capitale, di impresa e diversi), l'i.r.a.p. è invece una i.v.a. prodotto dalle attività autonomamente organizzate.

Tribunale Pescara  25 ottobre 2006 n. 1896  

 

In mancanza di una espressa previsione normativa, non è estensibile in via analogica il privilegio generale sui mobili così come previsto dall'art. 2752 c.c. per l'imposta locale sui redditi (i.lo.r.) ai crediti a titolo di imposta regionale sulle attività produttive (i.r.a.p.), istituita dal d.lg. n. 466 del 1997, poiché le norme che prevedono i privilegi sono di stretta interpretazione, per il carattere di eccezione alla regola generale, ancora posta come tale dall'art. 2741, comma 1, c.c., e neppure alla stregua di una interpretazione estensiva del comma 1 del richiamato art. 2752 c.c., per la diversità di natura tra le due imposte, poiché mentre l'i.lo.r. era un'imposta che colpiva i redditi (fondiari, di capitale, di impresa e diversi), l'i.r.a.p. è invece una i.v.a. prodotto dalle attività autonomamente organizzate.

Tribunale Pescara  25 ottobre 2006 n. 1896  

 

 

Assicurazione

Le riserve tecniche che figurano nella contabilità delle imprese di assicurazione e sono poste dalla legge in relazione esclusiva con l'adempimento delle obbligazioni assunte dall'impresa coi contratti cui si riferiscono, non costituiscono patrimoni separati, ma semplici poste contabili facenti parte del passivo dell'impresa, mentre la garanzia effettiva dell'adempimento delle obbligazioni è fornita non dalle riserve, ma dalle attività patrimoniali dell'impresa; nè è sufficiente, per configurare un patrimonio separato, il riferimento del patrimonio stesso ad uno scopo, essendo anche necessario che intervenga una disciplina particolare, diversa da quella che regola il residuo patrimonio del soggetto, perché la separazione è uno strumento eccezionale, di cui soltanto la legge può disporre, essendo diretto ad interrompere la normale corrispondenza tra soggettività e unicità del patrimonio, per destinare una parte di questo al soddisfacimento di alcuni creditori, determinando in tal modo l'insensibilità dei beni separati alla sorte giuridica degli altri, in deroga ai principi fissati dagli art. 2740 e 2741 c.c.

Cassazione civile sez. I  28 aprile 2004 n. 8090  

 

Le riserve tecniche che figurano nella contabilità delle imprese di assicurazione e sono poste dalla legge in relazione esclusiva con l'adempimento delle obbligazioni assunte dall'impresa coi contratti cui si riferiscono, non costituiscono patrimoni separati, ma semplici poste contabili facenti parte del passivo dell'impresa, mentre la garanzia effettiva dell'adempimento delle obbligazioni è fornita non dalle riserve, ma dalle attività patrimoniali dell'impresa; nè è sufficiente, per configurare un patrimonio separato, il riferimento del patrimonio stesso ad uno scopo, essendo anche necessario che intervenga una disciplina particolare, diversa da quella che regola il residuo patrimonio del soggetto, perché la separazione è uno strumento eccezionale, di cui soltanto la legge può disporre, essendo diretto ad interrompere la normale corrispondenza tra soggettività e unicità del patrimonio, per destinare una parte di questo al soddisfacimento di alcuni creditori, determinando in tal modo la insensibilità dei beni separati alla sorte giuridica degli altri, in deroga ai principi fissati dagli art. 2740 e 2741 c.c.

Cassazione civile sez. I  28 aprile 2004 n. 8090

 

 

Credito edilizio

Con riguardo a mutui di credito edilizio, destinati alla "costruzione, ricostruzione, riparazione, trasformazione e sopraelevazione di edifici ad uso prevalente di abitazione non di lusso", l'art. 3 l. n. 474 del 1949 - secondo cui l'ammontare di ciascun mutuo non può eccedere la metà del valore cauzionale dell'immobile - è norma imperativa, in quanto, in forza di essa e delle altre disposizioni di settore, da un lato, l'ammontare del mutuo è collegato con lo scopo di agevolare la disponibilità di abitazioni non di lusso e ogni diversità rispetto alle previsioni di legge costituirebbe violazione di detto scopo di carattere pubblico, e dall'altro, essendo l'ipoteca, collegata al mutuo medesimo, posta a garanzia di un certo ammontare del credito - e non oltre - rispetto al valore del bene ipotecato, il superamento del limite attribuirebbe al creditore una causa di prelazione non solo illegittima, ma anche nulla, perché contraria al principio della "par condicio creditorum" sancito dall'art. 2741 c.c. Pertanto, a norma degli art. 1418 e 1419 c.c., la stipulazione di un mutuo di violazione dell'indicata norma dà luogo a nullità del relativo contratto, che può essere anche solo parziale (trattandosi di nullità di parte del contenuto del contratto, scindibile nelle sue obbligazioni e riducibile ad un contenuto minore), ove risulti che le parti avrebbero in ogni caso posto in essere il contenuto "ridotto" del contratto.

Cassazione civile sez. I  01 settembre 1995 n. 9219  

 

Con riguardo a mutui di credito edilizio, destinati alla "costruzione, ricostruzione, riparazione, trasformazione e sopraelevazione di edifici ad uso prevalente di abitazione non di lusso", l'art. 3 della l. n. 474 del 1949 - secondo cui l'ammontare di ciascun mutuo non può eccedere la metà del valore cauzionale dell'immobile - è norma imperativa, in quanto, in forza di essa e delle altre disposizioni di settore, da un lato, l'ammontare del mutuo è collegato con lo scopo di agevolare la disponibilità di abitazioni non di lusso e ogni diversità rispetto alle previsioni di legge costituirebbe violazione di detto scopo di carattere pubblico, e dall'altro, essendo l'ipoteca, collegata al mutuo medesimo, posta a garanzia di un certo ammontare del credito - e non oltre - rispetto al valore del bene ipotecato, il superamento del limite attribuirebbe al creditore una causa di prelazione non solo illegittima, ma anche nulla, perché contraria al principio della "par condicio creditorum" sancito dall'art. 2741 c.c. Pertanto, a norma degli art. 1418 e 1419 c.c., la stipulazione di un mutuo di violazione dell'indicata norma dà luogo a nullità del relativo contratto, che può essere anche solo parziale (trattandosi di nullità di parte del contenuto del contratto, scindibile nelle sue obbligazioni e riducibile ad un contenuto minore), ove risulti che le parti avrebbero in ogni caso posto in essere il contenuto "ridotto" del contratto.

Cassazione civile sez. I  01 settembre 1995 n. 9219  

 

 



 
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