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Art. 2756 codice civile: Crediti per prestazioni e spese di conservazione e miglioramento

I crediti per le prestazioni e le spese relative alla conservazione o al miglioramento di beni mobili hanno privilegio sui beni stessi, purché questi si trovino ancora presso chi ha fatto le prestazioni o le spese (1).

Il privilegio ha effetto anche in pregiudizio dei terzi che hanno diritti sulla cosa, qualora chi ha fatto le prestazioni o le spese sia stato in buona fede (2).

Il creditore può ritenere la cosa soggetta al privilegio finché non è soddisfatto del suo credito e può anche venderla secondo le norme stabilite per la vendita del pegno (3).


Commento

Privilegio: [v. 2745]; Buona fede: [v. 1147]; Pegno: [v. 2784].

 

Miglioramento: attività diretta ad aumentare l’utilità ed il valore della cosa, compiuta da chi possiede o detiene la cosa senza esserne il proprietario. Determina il sorgere di un’obbligazione in capo al proprietario avente ad oggetto un indennizzo a favore dell’autore.

 

(1) Presupposto fondamentale per l’applicazione della norma è che tali beni si trovino presso chi ha sostenuto la spesa o compiuto le prestazioni.

 

(2) Il creditore ha, naturalmente, l’onere di fornire la prova della sua buona fede.

 

(3) L’ultimo comma attribuisce al creditore un diritto di ritenzione della cosa, finché non sia soddisfatto, ossia il diritto di trattenere una cosa che egli avrebbe l’obbligo di restituire al proprietario, al fine di indurre quest’ultimo a soddisfare un suo debito. Si tratta di un mezzo di pressione sulla volontà del debitore.

 

La norma vuole tutelare coloro che hanno in qualche modo apportato dei miglioramenti alla cosa mobile.


Giurisprudenza annotata

Diritti di ritenzione e privilegio

I diritti di ritenzione e privilegio sulle cose trasportate, previsti dagli art. 2761 e 2756 c.c. in favore dei crediti dipendenti dal contratto di trasporto, richiedono soltanto che la causa del credito sia il trasporto e cioè che vi sia un rapporto di connessione tra le cose e il credito, si che tale privilegio è esercitabile anche su cose oggetto di un trasporto diverso da quello per cui è sorto il credito, se i singoli trasporti costituiscono esecuzione di un unico contratto.

Tribunale Milano sez. XI  18 luglio 2012 n. 8797  

 

Il credito per la custodia di un veicolo concesso in leasing alla società fallita abbandonato in seguito ad autorizzazione del giudice delegato ex art. 41 comma 4 l.f. deve essere ammesso allo stato passivo in via chirografaria e non con il rango privilegiato di cui all’art. 2756 c.c..

Tribunale Milano sez. II  13 aprile 2012 n. 4339  

 

Qualora il proprietario della cosa (nella specie, autoveicolo), affidata da un terzo ad un prestatore d'opera perché vi esegua delle riparazioni, ometta di spiegare come mai chi ha consegnato il bene al riparatore si sia trovato a poterne disporre, ben può il Giudice di merito ritenere sussistente (in relazione ad una sua adeguata valutazione delle particolari circostanze di fatto) una praesumptio hominis di sussistenza della buona fede del soggetto che ha fatto le prestazioni, ai fini del riconoscimento del privilegio per il pagamento del corrispettivo, ai sensi dell'art. 2756, comma 2, c.c., apparendo ragionevole ritenere che il soggetto il quale abbia la disponibilità del bene e lo consegni per le riparazioni sia egli stesso il proprietario o un incaricato dell'incombenza da parte dell'avente diritto.

Cassazione civile sez. III  22 giugno 2009 n. 14533  

 

Il privilegio che assiste i crediti per le prestazioni e le spese relative alla conservazione o al miglioramento dei beni mobili può avere effetto ai sensi dell'art. 2756 c.c., anche in pregiudizio dei terzi che hanno diritti sulla cosa, qualora chi ha fatto le prestazioni o le spese sia stato in buona fede. La buona fede del creditore si identifica con l'ignoranza non già del difetto di titolo dell'affidante a trasferire il dominio, ma del difetto di capacità di affidare la cosa per la conservazione o per il miglioramento.

Cassazione civile sez. III  22 giugno 2009 n. 14533  

 

Deve ritenersi illegittimo l’esercizio del diritto di ritenzione in relazione al mancato pagamento del saldo correlato alla prima prestazione d’opera, atteso che la perdita volontaria del possesso-detenzione con la restituzione del bene oggetto della pretesa (nella specie: veicolo riparato) da parte del creditore/prestatore d’opera, determina anche la perdita del privilegio speciale, senza che il creditore, rientrato in possesso del mezzo in relazione ad altra successiva obbligazione (poi rimasta ineseguita), possa fondatamente invocare la ritenzione in riferimento al residuo credito vantato per la prima prestazione. Infatti, il privilegio (e il relativo diritto di ritenzione) sul bene mobile non rivive nell’ipotesi in cui i beni gravati vengano riconsegnati dal committente al creditore ai fini dell’esecuzione di altre prestazioni, non collegate da un nesso di interdipendenza con la prima obbligazione rimasta dal committente (in tutto o in parte) inadempiuta. Sicché, il rifiuto di restituzione dell’autoveicolo non può dirsi giustificato ex art. 2756 c.c. ma integra, conseguentemente, uno spoglio del possesso tutelabile con l’azione ex art. 1168 c.c.

Tribunale Bari  15 ottobre 2007

 

Nel deposito a titolo oneroso, il depositario conserva il diritto al compenso anche per il periodo durante il quale esercita il diritto di ritenzione sulle cose depositate a norma degli art. 2756 e 2761 c.c., fino alla soddisfazione del suo credito, atteso il protrarsi della prestazione di custodia e tenuto conto che, altrimenti, l’esercizio di una facoltà riconosciuta dall’ordinamento al depositario, quale creditore insoddisfatto, ed imposta dall’esigenza di conservare il privilegio sulle cose depositate a tutela dei crediti nascenti dal deposito, si risolverebbe in pregiudizio per lo stesso creditore.

Tribunale Savona  16 agosto 2005

 

I diritti di ritenzione e privilegio sulle cose trasportate previsti dagli art. 2761 e 2756 c.c. in favore dei crediti dipendenti dal contratto di trasporto richiedono soltanto che la causa del credito sia il trasporto, e cioè che vi sia un rapporto di connessione tra le cose ed il credito, sì che tale privilegio è esercitabile anche su cose oggetto di un trasporto diverso da quello per cui è sorto il credito, se i singoli trasporti costituiscono esecuzione di un unico contratto.

Cassazione civile sez. III  28 giugno 2005 n. 13905  

 

Nell'ipotesi in cui i beni mobili oggetto di privilegio di cui all'art. 2756 c.c. siano di proprietà di soggetto diverso dal debitore e il creditore privilegiato intenda procedere alla vendita, deve notificare l'intimazione prevista dall'art. 2797 c.c. anche al proprietario del bene; in mancanza di notificazione, quest'ultimo è legittimato a proporre opposizione agli atti esecutivi per far valere il suo diritto al corretto svolgimento della procedura esecutiva, senza che possa aversi riguardo alla decorrenza del termine perentorio di cinque giorni previsto dall'art. 617 c.p.c., atteso che tale termine non può iniziare a decorrere dal compimento di un atto (notificazione dell'intimazione) che è stato omesso, e senza che possa in contrario sostenersi la possibilità di ricorrere all'opposizione prevista dal comma 2 dell'art. 2797 c.c., posto che tale possibilità è stata impedita al proprietario proprio dalla mancata notifica dell'intimazione che ha determinato il vizio iniziale della procedura esecutiva.

Cassazione civile sez. III  02 agosto 2000 n. 10111  

 

Nell'ambito della speciale procedura ex art. 2756, 2797 c.c. (nella quale l'interessato agisce senza uno speciale titolo esecutivo), deve ritenersi legittima la proposizione, da parte del debitore, di questioni non soltanto di rito, ma anche di merito, con riferimento al diritto ex adverso azionato, con conseguente preclusione della ulteriore proseguibilità della procedura "de qua" nel caso di contestazione della esistenza stessa del diritto vantato dal creditore privilegiato. (Nella specie, sulla base di un asserito credito da opere di revisione di un autoveicolo era stata proposta intimazione di pagamento ex art. 2756, 2797 c.c., ma il debitore aveva, in tal sede, contestato la esecuzione stessa dei lavori, con conseguente pronuncia di improseguibilità della procedura di vendita coatta da parte del giudice di merito: la S.C., nel confermare la sentenza, ha affermato il principio di diritto di cui in massima).

Cassazione civile sez. II  24 novembre 1998 n. 11893  

 



 
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