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Art. 2758 codice civile: Crediti per tributi indiretti

I crediti dello Stato per i tributi indiretti hanno privilegio sui mobili ai quali i tributi si riferiscono e sugli altri beni indicati dalle leggi relative, con l’effetto da esse stabilito.

Eguale privilegio hanno i crediti di rivalsa verso il cessionario ed il committente previsti dalle norme relative all’imposta sul valore aggiunto, sui beni che hanno formato oggetto della cessione o ai quali si riferisce il servizio.

Il privilegio, per quanto riguarda l’imposta di successione, non ha effetto in pregiudizio dei creditori che hanno esercitato il diritto di separazione dei beni del defunto da quelli dell’erede.


Commento

Privilegio: [v. 2745]; Imposta sul valore aggiunto (IVA): [v. 2752]; Separazione dei beni del defunto da quelli dell’erede: [v. 512].

 

Tributi indiretti: tributi che colpiscono i trasferimenti di ricchezza e i consumi, intesi come indice rivelatore della capacità contributiva [Cost. 53] in quanto manifestazioni indirette della stessa.

 

Cessionario: colui al quale viene ceduto un bene, nell’esercizio di un’impresa.

 

Committente: chi ordina il lavoro o si impegna all’acquisto per altri.

 

La norma attribuisce un privilegio speciale ai crediti dello Stato per tributi indiretti. Tra questi sono da segnalare: l’imposta di registro; l’imposta di bollo; l’imposta sul valore aggiunto (cd. IVA).

 


Giurisprudenza annotata

Crediti per tributi indiretti

La mancata indicazione da parte del creditore del bene, o dei beni, sui quali egli intende debba trovare collocazione il titolo di prelazione speciale richiesto, non consente al giudice di valutare se il privilegio abbia o non un contenuto, ed inoltre se egli sia privo di contenuto ab origine ed in maniera assoluta, ovvero per situazione contingente, per cui la relativa domanda non può essere considerata carente in relazione all'individuazione in concreto della prelazione richiesta ed il credito essere ammesso al passivo con rango chirografario (fattispecie relativa alla richiesta di ammessione in via privilegiata, ex art. 2758, secondo comma, c.c., di un cerdito Iva, relativo a prestazioni professionali esercitate per conto della società fallita).

Cassazione civile sez. I  19 giugno 2014 n. 13978  

 

Ai fini del riconoscimento del privilegio speciale ex art. 2758, secondo comma, cod. civ. del credito insinuato al passivo fallimentare da un professionista per l'attività professionale compiuta (nella specie, stragiudiziale) è necessaria la sussistenza del bene oggetto della prelazione al momento della verifica del credito o, quanto meno, la sua individuabilità, cosicché non possa escludersi la successiva acquisizione all'attivo fallimentare; nel caso in cui, invece, il credito nasca "ab origine" senza un possibile oggetto sul quale far valere il privilegio, esso va considerato alla stregua di un chirografario, mancando il possibile valore sul quale la causa di prelazione possa trovare collocazione. Costituisce onere del creditore, da adempiersi in sede di domanda di ammissione al passivo, quello di indicare non solo il titolo del privilegio speciale richiesto, ma anche il bene costituente l'oggetto specifico del diritto di prelazione. Rigetta, Trib. Chiavari, 27/04/2012

Cassazione civile sez. I  28 marzo 2014 n. 7414  

 

Il contributo dovuto al CONAI, legato alla produzione di imballaggi e parametrato alla quantità, al peso e alla tipologia del materiale di cui essi sono costituiti (art. 224 comma 3 lett. h) d.lg. 3 aprile 2006 n. 152), in quanto segno diretto della immissione nell'ambiente di rifiuti di un certo tipo e non segno indiretto di capacità reddituale, non partecipa della natura dei tributi indiretti e, pertanto non gode del privilegio ad essi riconosciuto dall'art. 2758, comma 1, c.c. (peraltro in favore dello Stato e non di soggetti privati, qual è il consorzio). Né v'è spazio per un'interpretazione estensiva - considerati i limiti lessicali - ovvero analogica della citata disposizione con riferimento alla disciplina della tariffa integrata ambientale (c.d. "TIA 2", art. 238 d.lg. n. 152 del 2006), atteso che quest'ultima non è un tributo indiretto, ma una tassa di scopo, cui compete il diverso privilegio di cui all'art. 2752 ultimo comma c.c. Cassa con rinvio, App. Firenze, 14/06/2012

Cassazione civile sez. I  06 novembre 2013 n. 24970  

 

Il credito di rivalsa i.v.a. di un professionista che, eseguite prestazioni a favore di imprenditore poi dichiarato fallito ed ammesso per il relativo capitale allo stato passivo in via privilegiata, emetta la fattura per il relativo compenso in costanza di fallimento (nella specie, a seguito del pagamento ricevuto in esecuzione di un riparto parziale), non è qualificabile come credito di massa, da soddisfare in prededuzione ai sensi dell'art. 111, comma 1, legge fall. (applicabile nel testo "ratione temporis"), in quanto la disposizione dell'art. 6 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, secondo cui le prestazioni di servizi si considerano effettuate all'atto del pagamento del corrispettivo, non pone una regola generale rilevante in ogni campo del diritto, ma individua solo il momento in cui l'operazione è assoggettabile ad imposta e può essere emessa fattura (in alternativa al momento di prestazione del servizio), cosicché, in particolare, dal punto di vista civilistico la prestazione professionale conclusasi prima della dichiarazione di fallimento resta l'evento generatore anche del credito di rivalsa i.v.a., autonomo rispetto al credito per la prestazione, ma ad esso soggettivamente e funzionalmente connesso. Il medesimo credito di rivalsa, non essendo sorto verso la gestione fallimentare, come spesa o credito dell'amministrazione o dall'esercizio provvisorio, può giovarsi del solo privilegio speciale di cui all'art. 2758, comma 2, c.c., nel caso in cui sussistano beni — che il creditore ha l'onere di indicare in sede di domanda di ammissione al passivo — su cui esercitare la causa di prelazione. Nel caso, poi, in cui detto credito non trovi utile collocazione in sede di riparto, nemmeno è configurabile una fattispecie di indebito arricchimento, ai sensi dell'art. 2041 c.c., in relazione al vantaggio conseguibile dal fallimento mediante la detrazione dell'Iva di cui alla fattura, poiché tale situazione è conseguenza del sistema di contabilizzazione dell'imposta e non di un'anomalia distorsiva del sistema concorsuale.

Cassazione civile sez. I  11 aprile 2011 n. 8222

 

L'emissione di fattura in pendenza di fallimento non qualifica il credito i.v.a. come di massa da soddisfare in prededuzione, ma come credito assistito da privilegio ex art. 2758 c.c., purché sussistano beni, che il creditore ha l'onere di indicare nella domanda di ammissione al passivo, su cui possa esercitarsi la causa di prelazione.

Cassazione civile sez. I  11 aprile 2011 n. 8222

 

Il credito di rivalsa Iva di un professionista che, eseguite prestazioni a favore di imprenditore poi dichiarato fallito, emetta la fattura per il relativo compenso in costanza di fallimento (nella specie, a seguito del pagamento ricevuto in esecuzione di un riparto parziale), non è qualificabile come credito di massa, da soddisfare in prededuzione ai sensi dell'art. 111, comma 1, l. fall. (applicabile nel testo ratione temporis), in quanto la disposizione dell'art. 6 del d.P.R. n. 633 del 1972, secondo cui le prestazioni di servizi si considerano effettuate all'atto del pagamento del corrispettivo, non pone una regola generale rilevante in ogni campo del diritto, cosicché, in particolare, dal punto di vista civilistico la prestazione professionale conclusasi prima della dichiarazione di fallimento resta l'evento generatore del credito di rivalsa Iva, autonomo rispetto al credito per la prestazione, ma ad esso soggettivamente e funzionalmente connesso. Il medesimo credito di rivalsa può giovarsi del solo privilegio speciale di cui all'art. 2758, comma 2, c.c., nel testo di cui all'art. 5 della legge n. 426 del 1975, nel caso in cui sussistano beni - che il creditore ha l'onere di indicare in sede di domanda di ammissione al passivo - su cui esercitare la causa di prelazione. Nel caso, poi, in cui detto credito non trovi utile collocazione in sede di riparto, non è configurabile una fattispecie di indebito arricchimento, ai sensi dell'art. 2041 c.c., in relazione al vantaggio conseguibile dal fallimento mediante la detrazione dell'Iva di cui alla fattura, poiché tale situazione è conseguenza del sistema normativo concorsuale.

Cassazione civile sez. I  12 giugno 2008 n. 15690  

 



 
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