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Art. 2769 codice civile: Sequestro della cosa soggetta a privilegio

Il creditore che ha privilegio su una cosa mobile, se ha fondati motivi di temere la rimozione della cosa dalla particolare situazione alla quale è subordinata la sussistenza del privilegio, può domandarne il sequestro conservativo.


Commento

Privilegio: [v. 2745]; Sequestro conservativo: [v. 2905].

 

Rimozione: significa distruzione, alterazione o sottrazione della cosa, che produce un mutamento dello stato di fatto.

 

La norma non mira a tutelare la garanzia generica costituita dai beni del debitore contro il pericolo di sottrazione ed alterazione, bensì a conservare la situazione di fatto da cui dipende il privilegio.

 


Giurisprudenza annotata

Strade

Nonostante il difetto dell'iscrizione di una strada nell'elenco delle strade comunali, l'appartenenza della strada stessa all'ente pubblico territoriale può essere desunta da una serie di elementi presuntivi aventi i requisiti di gravità, precisione e concordanza prescritti dall'art. 2729 c.c., quali, in particolare, le risultanze delle mappe del catasto.

Cassazione civile sez. II  17 marzo 1995 n. 3117  

 

 

Trasporto marittimo ed aereo

Qualora il credito per compenso di controstallia sia esigibile in epoca successiva all'ultimazione della discarica il vettore può procedere al sequestro conservativo delle cose trasportate a tutela del suo privilegio sulle stesse, a norma dell'art. 2769 c.c.

Tribunale Genova  18 aprile 1980

 

 

Privilegi in materia di navigazione

L'art. 2769 c.c., che consente il sequestro conservativo delle cose gravate da privilegio per evitare la loro rimozione è applicabile anche ai privilegi marittimi.

Tribunale Genova  18 aprile 1980

 

 

Crediti per atti conservativi o di espropriazione

Al creditore istante per la dichiarazione di fallimento del suo debitore va riconosciuto il privilegio per le spese di giustizia (di cui agli artt. 2755, 2770 c.c. e 95 c.p.c. ) con riferimento alle spese all'uopo sostenute, atteso il sostanziale parallelismo tra creditore procedente nella procedura esecutiva singolare e creditore istante nella procedura concorsuale.

Cassazione civile sez. I  31 gennaio 2014 n. 2112  

 

Anche in assenza di consecutio temporale tra la procedura di concordato preventivo rinunciata e la nuova domanda di concordato preventivo, i crediti maturati nell'ambito della procedura rinunciata dal commissario giudiziale e dal perito estimatore devono ritenersi maturati in occasione e/o in funzione della procedura concorsuale ex art. 111 l. fall. e pertanto devono essere soddisfatti integralmente prima di tutti gli altri ex art. 2755 e 2770 c.c.

Tribunale Isernia  11 ottobre 2013

 

Se il credito prededucibile del professionista incaricato dal debitore è pacificamente ammissibile col privilegio ex art. 2751 bis n. 2 c.c., il credito maturato dalle figure di nomina giudiziale (commissario giudiziale, liquidatore, curatore) è meritevole del (duplice) privilegio potiore per spese di giustizia ex art. 2755 e 2770 c.c., trattandosi di soggetti che svolgono istituzionalmente il compito di conservazione e/o liquidazione dei beni della procedura, nell'interesse comune dei creditori, analogamente a quanto accade per i compensi del custode e del legale del creditore procedente nella procedura esecutiva.

Tribunale Terni  13 giugno 2011

 

Al creditore istante per la dichiarazione di fallimento del suo debitore va riconosciuto il privilegio di cui agli art. 2755, 2770 c.c. e 95 c.p.c. (privilegio per spese di giustizia) con riferimento alle spese all'uopo sostenute, atteso il sostanziale parallelismo tra creditore procedente nella procedura esecutiva singolare e creditore istante nella procedura concorsuale.

Tribunale Fermo  15 gennaio 2010

 

È indubbio che il privilegio di cui all'art. 2770 c.c., spetta al creditore soltanto in relazione alle spese utili alla conservazione del patrimonio del debitore sostenute nell'interesse di tutti i creditori, e, che l’eventuale sequestro conservativo proposto sia idoneo ad assicurare tale garanzia.

Tribunale Bari sez. II  10 aprile 2008 n. 910  

 

Le spese del giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento liquidate in favore del creditore istante non costituiscono credito di massa ex art. 111 n. 1 l. fall. Ad esse può riconoscersi collocazione privilegiata ai sensi degli art. 2755 e 2770 c.c. solo laddove l’attività processuale svolta dal creditore ricorrente abbia fornito concreti elementi al giudice dell'opposizione per rigettare l’opposizione medesima.

Tribunale Monza  13 luglio 2005

 

Al creditore istante per la dichiarazione di fallimento del suo debitore non può essere riconosciuto, con riferimento alle spese di giustizia all'uopo sostenute, il privilegio di cui agli art. 2755, 2770 c.c. in quanto non risulta individuato alcun bene specifico sul quale il privilegio speciale di cui ai citati articoli possa attuarsi.

Tribunale Roma  04 dicembre 2003

 

 

Spese giudiziali

In virtù della espressa previsione di cui all'art. 95 c.p.c. (secondo cui sono a carico di chi ha subito l'esecuzione le spese sostenute dal creditore procedente e da quelli intervenuti che partecipano utilmente alla distribuzione), il recupero delle spese sostenute dai creditori può trovare realizzazione solo in caso dell'utile partecipazione di costoro alla distribuzione, all'esito di risultata fruttuosa esecuzione, che abbia cioè consentito la realizzazione di una massa attiva da distribuire, formata da quanto proviene dall'assoggettamento ad espropriazione del patrimonio del debitore (art. 2740 c.c.), comprensivo di beni e di crediti, a carico del quale vengono quindi in definitiva a gravare le spese dell'esecuzione. Ne consegue che, a parte le spese fatte nell'interesse comune dei creditori da soddisfarsi in prededuzione dalla massa attiva in ragione del privilegio che le assiste (art. 2755, 2770, 2777 c.c.), le altre spese sostenute dal creditore procedente e dai creditori intervenuti sono collocate nello stesso grado del credito, e possono trovare soddisfazione - al pari del credito per capitale ed interessi - solamente in caso di capienza.

Cassazione civile sez. III  29 maggio 2003 n. 8634  



 
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