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Art. 277 codice civile: Effetti della sentenza

La sentenza che dichiara la filiazione (naturale) (1) produce gli effetti del riconoscimento (2) (3).
Il giudice può anche dare i provvedimenti che stima utili per l’affidamento, il mantenimento (4), l’istruzione e la educazione del figlio e per la tutela degli interessi patrimoniali di lui (5).


Commento

Filiazione: [v. Libro I, Titolo VII]; Riconoscimento: [v. 250]; Mantenimento (obbligo di): [v. 315bis].

 

(1) La parola in parentesi è stata soppressa ex art. 34, c. 1, lett. a), d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Attuazione riforma filiazione), in vigore dal 7-2-2014 (art. 108 d.lgs. cit.).

 

(2) Gli effetti della sentenza retroagiscono fino al momento della nascita del soggetto di cui è stato accertato il rapporto di filiazione.

 

(3) Cfr. artt. 28, 43, d.P.R. 3-11-2000, n. 396 (Semplificazione dell’ordinamento dello stato civile).

 

(4) Si pensi al provvedimento con cui si determinano le somme dovute dal genitore nei cui confronti è stato dichiarato il rapporto di filiazione.

 

(5) Comma sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (Riforma del diritto di famiglia) (art. 119); successivamente le parole «l’affidamento,» sono state inserite ex art. 34, c. 1, lett. b), d.lgs. 154/2013 cit.

 

Con la sentenza che accerta il rapporto di filiazione e il riconoscimento del figlio nato fuori del matrimonio si raggiunge lo stesso scopo: l’accertamento del rapporto di filiazione.

 


Giurisprudenza annotata

Filiazione

In materia di filiazione naturale, il diritto al rimborso delle spese a favore del genitore che ha provveduto al mantenimento del figlio fin dalla nascita, ancorché trovi titolo nell'obbligazione legale di mantenimento imputabile anche all'altro genitore, ha natura in senso lato indennitaria, in quanto diretto ad indennizzare il genitore, che ha riconosciuto il figlio, degli esborsi sostenuti da solo per il mantenimento della prole. Ne consegue che il giudice di merito, ove l'importo non sia altrimenti quantificabile nel suo preciso ammontare, legittimamente provvede, per le somme dovute dalla nascita fino alla pronuncia, secondo equità trattandosi di criterio di valutazione del pregiudizio di portata generale, fermo restando che, essendo la richiesta di indennizzo assimilabile ad un'azione di ripetizione dell'indebito, gli interessi, in assenza di un precedente atto stragiudiziale di costituzione in mora, decorrono dalla data della domanda giudiziale. Rigetta, App. Brescia, 01/03/2012

Cassazione civile sez. I  22 luglio 2014 n. 16657

 

In tema di accertamento della paternità naturale, mentre la condanna al rimborso della quota del genitore che, prima della pronuncia, abbia provveduto integralmente al mantenimento della prole, presuppone la domanda di parte, non è necessaria alcuna specifica richiesta in ordine ai provvedimenti relativi al mantenimento del minore per il periodo successivo alla proposizione dell'azione, in relazione ai quali il giudice è dotato di poteri ufficiosi. Rigetta, App. Firenze, 03/05/2012

Cassazione civile sez. I  21 maggio 2014 n. 11211  

 

In materia di mantenimento del figlio naturale, il diritto al rimborso "pro quota" delle spese sostenute dalla nascita del figlio, spettante al genitore che lo ha allevato, non è utilmente azionabile se non dal momento della sentenza di accertamento della filiazione naturale, che conseguentemente costituisce il "dies a quo" della decorrenza della ordinaria prescrizione decennale. Rigetta, App. Torino, 21/05/2009

Cassazione civile sez. I  04 aprile 2014 n. 7986  

 

Ritenuto che ex art. 2, 3, 30 e 31 cost., ex art. 147 e 148 c.c., ex art. 24 Carta dei diritti fondamentali dell'Ue, nonché ai sensi della convenzione di New York 20 novembre 1989 (ratificata e resa esecutiva dalla legge italiana 27 maggio 1991 n. 176), ogni figlio ha diritto di essere mantenuto, curato ed assistito dai genitori, diritto sorgente fin dalla nascita e discendente dal mero fatto della procreazione, il soggetto di sesso maschile, che abbia avuto rapporti sessuali con la donna divenuta madre di prole, ha il dovere, ancor prima di un provvedimento giudiziario definitivo a suo carico, che accerti, oltre ogni ragionevole dubbio, la propria paternità, di adoperarsi spontaneamente in ogni modo, non esclusa la via medico-legale e giudiziaria, per acclarare la propria qualità parentale, pur se la donna-madre e i nati da lei abbiano atteso moltissimi anni prima di agire giudizialmente a tutela dei propri diritti, e pur se non sia da escludere che la donna abbia intrattenuto con altri uomini, diversi dal convenuto, rapporti sessuali in un periodo coincidente con il periodo attribuito a quest'ultimo, che con la propria prolungata inattività - sordo, come ha mostrato di rimanere, alle confidenze della donna fatte a terzi ed alle sue richieste, sordo ai suggerimenti dei servizi sociali, e sordo agli scrupoli morali e religiosi prospettatigli dai parroco - ha omesso di mantenere, curare ed assistere i nati dalla donna, ai quali ha così arrecato un grave danno d'ordine personale, economico, familiare, sociale ed esistenziale, danno risarcibile, pur non sussistendo alcun reato, in via equitativa: malgrado la verosimile consapevolezza del concepimento a lui dovuto, il convenuto, in violazione dell'art. 30 cost. (e delle pertinenti norme) contenenti un principio fondamentale di responsabilità per la procreazione, non ha adempiuto al dovere di attivarsi non sotto il profilo formale, ma sotto il profilo sostanziale consistente nel dovere di approfondire la veridicità delle pretese materne e filiali mediante le analisi ematologiche già disponibili all'epoca, senza attendere, per inerzia assai poco commendevole la richiesta di un riconoscimento giudiziale, avanzata dalla madre e dagli asseriti figli; la natura del diritto da questi ultimi azionato rende del tutto giustificabile, in mancanza di limiti temporali legali, l'esercizio del diritto "de quo" solo in una fase della loro maturità compatibile con il coinvolgimento personale ed emotivo all'iniziativa giudiziaria connesso.

Cassazione civile sez. I  22 novembre 2013 n. 26205  

 



 
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