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Art. 2771 codice civile

ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 6 LUGLIO 2011, N. 98, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 15 LUGLIO 2011, N. 111


Giurisprudenza annotata

Privilegi

I privilegi ex art. 2752, comma 1, 2759, comma 1 e 2771, comma 1, c.c. trovano la loro giustificazione nel rapporto di strumentalità esistente tra i beni costituenti l’oggetto del privilegio e la produzione del reddito gravato dall’imposta costituente l’oggetto dei crediti previsti dalle norme suindicate; conseguentemente, non essendo l’i.r.a.p. un’imposta sul reddito, al relativo credito non può riconoscersi il privilegio generale sui mobili previsto dall’art. 2752, comma 1, c.c. (neppure alla stregua di una sua interpretazione estensiva).

Tribunale Vercelli  14 luglio 2006

 

In tema di privilegi sopra gli immobili per crediti per le imposte sui redditi immobiliari e con riguardo alla dichiarazione di fallimento del contribuente, l'art. 2771, comma 2, c.c., che limita il privilegio alle imposte iscritte nei ruoli principali, suppletivi, speciali o straordinari posti in riscossione nell'anno in cui si procede all'esecuzione e nell'anno precedente, deve essere inteso nel senso che detto privilegio è temporalmente limitato alle imposte poste in riscossione mediante l'iscrizione nei ruoli dell'anno in corso al momento in cui l'esattore si insinua al passivo del fallimento e dell'anno anteriore, purché il presupposto di imposta (produzione del reddito imponibile) si sia verificato anteriormente alla dichiarazione di fallimento, senza che tale interpretazione trovi ostacolo nel disposto dell'art. 2916 c.c. (che stabilisce la inefficacia dei privilegi dei crediti sorti dopo il pignoramento) o dell'art. 52 l. fall. (che limita il concorso ai crediti sorti prima della dichiarazione di fallimento).

Cassazione civile sez. I  14 gennaio 1999 n. 330  

 

I privilegi generali sui beni mobili ed immobili, previsti dagli art. 2752 e 2771 c.c. per i crediti tributari, non si estendono alle soprattasse in materia di imposte dirette, essendo insuscettibili di applicazione analogica le norme eccezionali di cui al comma 3 e 4 dell'art. 2752 c.c., che, viceversa, assoggettano a privilegio le soprattasse in materia di Iva ed Invim.

Cassazione civile sez. un.  06 maggio 1993 n. 5246  

 

In tema d'imposta sul reddito, il privilegio previsto dagli art. 2752, comma 1, e 2771 c.c., richiamati dall'art. 56 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, si applica anche alle soprattasse ed all'indennità di mora per l'omesso versamento di ritenute IRPEF alla fonte (art. 30, 92 e 95 del citato decreto), considerato che esse hanno la stessa natura del debito tributario, costituendo, le prime, una prestazione integrativa del tributo (imposta dalla legge per reperire entrate al fine di far fronte al costo dell'organizzazione statale) e, la seconda, un accessorio naturale e necessario del tributo stesso, quale indennizzo del mancato pagamento in termini.

Cassazione civile sez. I  10 agosto 1991 n. 8753  

 

In tema d'imposte sul reddito, il privilegio di cui agli art. 2752, comma 1 e 2771 c.c., richiamati dall'art. 56 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, si applica anche alle soprattasse per omesso versamento delle ritenute alla fonte (art. 92 e 95 del citato decreto), considerato che queste, pur avendo la funzione anche sanzionatoria, configurano prestazioni integrative del debito tributario, e, quindi, ne assumono la stessa natura.

Cassazione civile sez. I  18 gennaio 1991 n. 494  

 

In tema di IRPEF, il principio, secondo cui il reddito di una società di persone è imputato a ciascun socio, indipendentemente dall'effettiva percezione ed in proporzione della quota di partecipazione (cosiddetta personalizzazione del debito d'imposta, prevista dall'art. 5 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 597 e poi ribadita nel testo unico approvato con d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917), non incide sull'autonomia patrimoniale della società rispetto al socio, con la conseguenza che la società medesima, in relazione all'imposta discendente a carico del socio dall'applicazione di detto principio, non può essere chiamata a rispondere, perché non è debitrice, nè può vedere i propri beni soggetti ai privilegi di cui agli art. 2752 e 2771 c.c., riguardanti il debitore (ed altresì si sottrae al privilegio speciale contemplato dall'art. 2759 c.c. su beni di terzi, non sussistendone i relativi presupposti).

Cassazione civile sez. I  12 gennaio 1989 n. 87  



 
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