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Art. 2777 codice civile: Preferenza delle spese di giustizia e di altri crediti

I crediti per spese di giustizia enunciati dagli articoli 2755 e 2770 sono preferiti ad ogni altro credito anche pignoratizio o ipotecario (1).

Immediatamente dopo le spese di giustizia sono collocati i crediti aventi privilegio generale mobiliare di cui all’articolo 2751-bis nell’ordine seguente:

a) i crediti di cui all’articolo 2751-bis, n. 1;

b) i crediti di cui all’articolo 2751-bis, numeri 2 e 3;

c) i crediti di cui all’articolo 2751-bis, numeri 4 e 5.

I privilegi che le leggi speciali dichiarano preferiti ad ogni altro credito sono sempre posposti al privilegio per le spese di giustizia ed ai privilegi indicati nell’articolo 2751-bis (2).


Commento

Privilegio generale: [v. 2746]; Leggi speciali: [v. 2750].

 

Credito pignoratizio: credito garantito da pegno [v. 2784].

 

Credito ipotecario: credito garantito con ipoteca [v. 2808 ss.].

 

(1) La norma evidenzia un ordine di priorità nei privilegi. I crediti per spese di giustizia, che consistono nelle spese sopportate per atti conservativi o espropriativi, prevalgono rispetto ad ogni altro credito, pignoratizio o ipotecario che sia.

 

(2) I crediti per spese di giustizia e quelli indicati nell’art. 2751bis prevalgono anche sui crediti privilegiati da leggi speciali (cfr. artt. 42 e 46, c. 4, d.lgs. 385/1993).

 

Il fondamento della norma va rinvenuto nell’esigenza pratica di stabilire un ordine nei crediti da privilegiare.


Giurisprudenza annotata

Preferenza delle spese di giustizia

Nel caso di vendita forzata di un immobile, l'in.v.im. costituisce una spesa prededucibile della procedura esecutiva, al cui pagamento - per conto del debitore esecutato, che è il soggetto passivo d'imposta - è obbligato il cancelliere, il quale ha l'onere di riscuoterla al momento della richiesta di registrazione del decreto di trasferimento. Ne consegue che, ove tale adempimento sia stato effettuato, l'Amministrazione finanziaria può recuperare il proprio credito in sede di distribuzione del ricavato della vendita, ai sensi dell'art. 2777, comma 1, c.c.; ove, per contro, il suddetto adempimento sia stato omesso, l'Amministrazione finanziaria ha l'onere di proporre l'opposizione di cui all'art. 512 c.p.c., intervenendo nella procedura esecutiva. Nell'uno come nell'altro caso, resta escluso che l'acquirente dell'immobile possa ritenersi obbligato, in solido col debitore esecutato, al pagamento dell'in.v.im..

Cassazione civile sez. trib.  04 giugno 2007 n. 12996

 

Ai fini dell'ammissione al passivo fallimentare, i crediti del professionista per rivalsa i.v.a. e per il rimborso del contributo integrativo da versarsi alla Cassa di previdenza avvocati (sugli affari soggetti ad i.v.a.) hanno una collocazione diversa da quella spettante al credito per le corrispettive prestazioni professionali, atteso che i primi due crediti non costituiscono semplici accessori di quest'ultimo, ma conservano rispetto a lui una loro distinta individualità, che è confermata dalla diversa disciplina dei privilegi che li assistono. Pertanto, il credito per la prestazione professionale, che può essere accertato anche con prova testimoniale, può essere ammesso allo stato passivo del fallimento in grado privilegiato ex art. 2751 bis n. 2 c.c. con la graduazione prevista dall’art. 2777 comma 2 lett. b, il credito per la cassa avvocati può essere ammesso allo stato passivo in chirografo (non godendo di alcun privilegio), mentre il credito per rivalsa i.v.a., può essere ammesso in privilegio ai sensi dell'art. 2758 comma 2 c.c., con la graduazione di cui all’art. 2778 n. 7 c.c.

Tribunale Tivoli  16 maggio 2007

 

È manifestamente infondata l'eccezione di illegittimità costituzionale dell'art. 2777 c.c., per contrasto con gli art. 3 e 24 cost., sotto il profilo della ingiustificata disparità di trattamento tra il creditore garantito da pegno rispetto al creditore garantito dal privilegio speciale del depositario (non prevalendo quest'ultimo, a differenza del primo, sui creditori assistiti da privilegio speciale ex art. 2751 bis c.c.). Infatti l'analogia tra le due situazioni è limitata alla identica disciplina che esse ricevono nell'art. 53 l. fall., mentre non è dato confondere le modalità di esercizio della prelazione con la natura delle cause di prelazione stessa, derivanti dalla valutazione sociale della causa del credito, quanto ai privilegi, e dalla volontà delle parti, quanto al pegno.

Cassazione civile sez. I  18 dicembre 2006 n. 27044  

 

Il credito del depositario, assistito da privilegio speciale ai sensi dell'art. 2761, comma 3, c.c., non è preferito ai crediti assistiti da privilegio generale mobiliare di cui all'art. 2751 bis c.c., come si ricava dal fatto che esso è collocato, nell'art. 2778 c.c., al tredicesimo posto nell'ordine di graduazione dei privilegi sui beni mobili. Da un lato, infatti, l'ultimo comma dell'art. 2777 c.c., con lo stabilire che i privilegi che le leggi speciali dichiarano preferiti ad ogni altro credito sono sempre posposti al privilegio per le spese di giustizia ed ai privilegi indicati nell'art. 2751 bis, indica chiaramente che il principio generale secondo cui il credito assistito da privilegio speciale è preferito al credito assistito da privilegio generale mobiliare soffre deroghe espresse da parte del legislatore; dall'altro la circostanza che, nell'ordine preferenziale dettato dall'art. 2778 c.c., il credito per contributi contemplato dall'art. 2753 ed assistito da privilegio generale mobiliare sia preferito al credito tutelato dal privilegio speciale del depositario, comporta che quest'ultimo credito non possa prevalere sui crediti assistiti dal privilegio generale mobiliare di cui all'art. 2751 bis, i quali, in ragione del disposto dell'art. 2777, comma 2, prevalgono sui crediti di cui all'art. 2753.

Cassazione civile sez. I  18 dicembre 2006 n. 27044  

 

In tema di in.v.im. e con riferimento ai trasferimenti immobiliari a titolo oneroso conseguenti a vendite forzate, assoggettate ad imposizione dall'art. 2, comma 2, del d.P.R. n. 643 del 1972 (come sostituito dal d.P.R. n. 688 del 1974), il soggetto passivo dell'imposta va individuato nel debitore esecutato ed essa va liquidata e riscossa al momento della registrazione del decreto di trasferimento, con conseguente obbligo del cancelliere di chiedere la registrazione dell'atto e di pagare tale imposta, mediante prelievo dell'importo dal prezzo di vendita, ove l'esecutato non l'assolva (art. 4, 5, 9 d.P.R. n. 643 del 1972 e 10, 11, 16, comma 1, 52 del d.P.R. n. 634 del 1972). In tale caso il pagamento dell'in.v.im. costituisce una spesa prededucibile della procedura esecutiva, che l'Amministrazione finanziaria può recuperare in sede di distribuzione del ricavato prezzo dell'immobile venduto, a norma dell'art. 2777, comma 1, c.c., con preferenza rispetto a ogni altro credito, anche pignoratizio o ipotecario. Peraltro, pur essendo il trasferimento ricollegabile ad un comportamento del titolare del diritto, esso non avviene per un suo atto di alienazione, ma per effetto del decreto di trasferimento emesso dal giudice e la disciplina della solidarietà, in caso di trasferimento coattivo del bene, si scioglie, lasciando il posto alla ordinaria responsabilità tributaria a base individuale, riferibile in questo caso alla persona del venditore e, per suo conto, al cancelliere della procedura esecutiva.

Cassazione civile sez. trib.  15 dicembre 2006 n. 26912  

 

In virtù della espressa previsione di cui all'art. 95 c.p.c. (secondo cui sono a carico di chi ha subito l'esecuzione le spese sostenute dal creditore procedente e da quelli intervenuti che partecipano utilmente alla distribuzione), il recupero delle spese sostenute dai creditori può trovare realizzazione solo in caso dell'utile partecipazione di costoro alla distribuzione, all'esito di risultata fruttuosa esecuzione, che abbia cioè consentito la realizzazione di una massa attiva da distribuire, formata da quanto proviene dall'assoggettamento ad espropriazione del patrimonio del debitore (art. 2740 c.c.), comprensivo di beni e di crediti, a carico del quale vengono quindi in definitiva a gravare le spese dell'esecuzione. Ne consegue che, a parte le spese fatte nell'interesse comune dei creditori da soddisfarsi in prededuzione dalla massa attiva in ragione del privilegio che le assiste (art. 2755, 2770, 2777 c.c.), le altre spese sostenute dal creditore procedente e dai creditori intervenuti sono collocate nello stesso grado del credito, e possono trovare soddisfazione - al pari del credito per capitale ed interessi - solamente in caso di capienza.

Cassazione civile sez. III  29 maggio 2003 n. 8634  

 

Non costituiscono debiti della massa fallimentare ma eventualmente possono essere ammesse al passivo le spese necessarie della procedura di accettazione d'eredità con beneficio d'inventario dell'imprenditore fallito "post mortem". Esse in quanto volte all'acquisizione, conservazione, realizzazione della garanzia patrimoniale di quest'ultimo godono del privilegio previsto dall'art. 2777 c.c.

Tribunale Firenze  06 dicembre 2000

 

Con l'introduzione dell'art. 11 l. 29 luglio 1975 n. 426, che ha modificato l'art. 2777 comma 3 c.c., i crediti assistiti dal privilegio generale di cui all'art. 2751 bis c.c. (oltre ai crediti per spese di giustizia) prevalgono, in virtù del criterio cronologico, sui crediti assistiti dai privilegi dichiarati preferiti ad ogni altro e, quindi, anche sul privilegio speciale mobiliare in favore dei crediti dell'Aima ex art. 6 d.P.R. n. 532 del 1973. Il legislatore, modificando l'originario testo del richiamato art. 2777 c.c., ha inteso applicare il principio costituzionalmente garantito dalla tutela del lavoro attraverso il conferimento di un privilegio e, in particolare, di una priorità assoluta di tale privilegio, a tutti quei crediti che, trovando la loro fonte in prestazioni di attività lavorativa, hanno, quale comune denominatore, quello di apprestare al lavoratore i mezzi di sostentamento per sè e per la sua famiglia.

Tribunale Salerno  29 aprile 2000

 

In materia di accertamento presuntivo ai fini i.v.a., è illegittimo l'atto impositivo che accetti superficialmente le deduzioni contenute in un accertamento non definitivo dell'ufficio delle imposte dirette, in quanto l'ufficio finanziario procedente ha l'obbligo di effettuare autonome indagini per poter compilare un avviso di accertamento induttivo rispettoso del disposto dell'art. 2777 c.c. La norma stabilisce, infatti che: le presunzioni sono le conseguenze che la legge o il giudice ricava da un fatto noto ad un fatto ignoto, pertanto, non può considerarsi noto un fatto individuato in un atto di accertamento presuntivo eseguito da un altro organo dell'Amministrazione finanziaria e da questo risalire al fatto ignoto dell'esistenza di un maggiore reddito senza aver verificato precedentemente se l'atto di accertamento è divenuto definitivo per mancata opposizione o per rigetto del ricorso del contribuente con sentenza passata in giudicato, solo in tal caso acquista il contenuto di atto impositivo con carattere di certezza.

Comm. trib. reg. Firenze sez. XXVI  21 marzo 2000 n. 15  

 

Non è fondata, in riferimento all'art. 3 cost., la q.l.c. dell'art. 2751 bis n. 3 c.c. (e, per quanto occorra, dell'art. 2777 comma 2 lett. b) c.c.), nella parte in cui prevede che hanno privilegio sui mobili i crediti relativi alle provvigioni derivanti dal rapporto di agenzia e non i crediti per provvigioni dovute all'agente, atteso che la previsione va letta, conformemente a Costituzione, nel senso di escludere dal suo ambito applicativo i crediti delle società di capitali.

Corte Costituzionale  07 gennaio 2000 n. 1  

 

Non è fondata, nei sensi di cui in motivazione, con riferimento all'art. 3 cost., la q.l.c. dell'art. 2751 bis n. 3 e 2777 comma 2 lett. b) c.c., sollevata sul presupposto interpretativo che dette norme attribuiscano natura privilegiata ai crediti per provvigioni derivanti dal rapporto di agenzia e alle indennità dovute per la cessazione del rapporto medesimo, indipendentemente dalla qualità rivestita dal soggetto creditore e, quindi, anche ai crediti, di tal natura, vantati da società di capitali, svolgente attività di agenzia. Infatti - posto che l'art. 2751 bis è stato introdotto nel codice civile dall'art. 2 l. 29 luglio 1975 n. 426 allo scopo, reso palese dai lavori preparatori, di attribuire ai crediti dei lavoratori autonomi, una tutela di grado pari a quella già riconosciuta dalla l. 30 aprile 1969 n. 153 ai crediti dei lavoratori subordinati, assegnando loro il primo posto nell'ordine di prelazione di cui all'art. 2778 c.c.; che, pertanto, la "ratio" dell'intero articolo 2751 bis c.c., è quella di riconoscere una collocazione privilegiata a determinati crediti, in quanto derivanti dalla prestazione di attività lavorativa svolta in forma subordinata o autonoma e, perciò, destinati a soddisfare le esigenze di sostentamento del lavoratore; e che l'assimilazione, quanto ai privilegi, delle società di capitali comporterebbe una ingiustificata equiparazione di situazioni diverse in contrasto con il principio di eguaglianza - alla stregua del canone ermeneutico rappresentato dalla "ratio legis" e di quello, secondo cui tra più significati possibili occorre preferire quello conforme a Costituzione, le disposizioni denunciate devono essere diversamente interpretate nel senso della loro non riferibilità ai crediti delle società di capitali, per la diversità causale di tali crediti rispetto a quelli che il legislatore ha inteso tutelare, restando con ciò appunto escluso il denunciato profilo di violazione dell'art. 3 cost.

Corte Costituzionale  07 gennaio 2000 n. 1

 

Il privilegio generale sui mobili di cui al n. 5 bis dell'art. 2751 bis c.c., introdotto dall'art. 18, comma 2, della l. n. 59 del 1992 con riferimento ai crediti delle società cooperative agricole e dei loro consorzi per i corrispettivi della vendita dei loro prodotti, si colloca (attesa, tra l'altro, la scelta del numero, 5 bis anziché 6) nello stesso grado del precedente n. 5 della stessa norma (crediti dell'impresa artigiana e delle cooperative di produzione agricola), avendo il legislatore inteso, così, superare la pregressa distinzione tra cooperative agricole di produzione e lavoro in agricoltura e cooperative agricole per la trasformazione dei prodotti costituite fra imprenditori agricoli, (intenzionalmente) omettendo, di conseguenza, di provvedere alla collocazione del nuovo privilegio tramite opportuna integrazione dell'art. 2777 c.c., con conseguente parificazione del relativo trattamento.

Cassazione civile sez. I  10 luglio 1998 n. 6704  



 
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