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Art. 278 codice civile: Autorizzazione all’azione

Nei casi di figlio nato da persone (1), tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità in linea retta, l’azione per ottenere che sia giudizialmente dichiarata la paternità o la maternità non può essere promossa senza previa autorizzazione ai sensi dell’articolo 251.


Commento

Parentela: [v. 74]; Affinità: [v. 78].

 

(1) Art., da ultimo, così sostituito ex d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Attuazione riforma filiazione) (art. 35), in vigore dal 7-2-2014 (art. 108 d.lgs. cit.).


Giurisprudenza annotata

Filiazione

Ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 279 c.c., norma richiamata, peraltro, dall'art. 580 c.c., l'impossibilità di proporre l'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità deve essere assoluta, cioè originaria e dovuta a cause di forza maggiore, e non soltanto relativa perché voluta e provocata, con la conseguenza che all'assegno vitalizio ex art. 580 (279 c.c.) c.c. non ha diritto il figlio nato in costanza di matrimonio, che, divenuto maggiorenne, abbia volutamente omesso di esperire l'azione di disconoscimento del padre legittimo pur nella consapevolezza di essere figlio naturale (adulterino) e nella ricorrenza dei presupposti e delle condizioni occorrenti per il disconoscimento "de quo", nonché in assenza di cause impeditive di forza maggiore. Diversamente opinando, al figlio che non ha voluto esercitare le azioni cui avrebbe potuto ricorrere andrebbe riconosciuto anche il diritto di partecipare all'eredità del genitore legittimo ed alla eredità del genitore naturale.

Tribunale Brindisi  22 febbraio 2007

 

Può e deve il tribunale minorile concedere la legittimazione per provvedimento giudiziale, se conforme agli interessi del figlio, richiesta dalla sola madre di lui, dopo averlo riconosciuto, mentre l'altro genitore che non ha riconosciuto il figlio, disinteressandosene sempre e del tutto, ha contratto matrimonio con donna diversa dalla madre del legittimando.

Corte appello Roma  15 giugno 2004

 

La scissione della pronuncia sull' "an debeatur" da quella sul "quantum" è consentita, ai sensi dell'art. 278, comma 1, c.c., ogniqualvolta vi sia, nel corso del giudizio ed anche in sede di conclusioni, conforme ed esplicita richiesta della parte interessata, senza che a ciò possa essere di ostacolo la circostanza che, con la domanda introduttiva del giudizio, sia stata avanzata istanza di risarcimento dei danni da liquidare nel medesimo giudizio.

Cassazione civile sez. III  13 dicembre 2002 n. 17832  

 

È incostituzionale l' art. 278 comma 1 c.c,, nella parte in cui esclude la dichiarazione giudiziale della paternità e della maternità naturali e le relative indagini, nei casi in cui, a norma dell'art. 251 comma 1 c.c., è vietato il riconoscimento dei figli incestuosi.

Corte Costituzionale  28 novembre 2002 n. 494  

 

È esperibile l'azione per la dichiarazione giudiziale della paternità e della maternità naturali anche nelle ipotesi previste dall'art. 251, comma 1, c.c., per l'illegittimità costituzionale dell'art. 278, comma 1, c.c., nella parte in cui esclude la dichiarazione giudiziale della paternità e della maternità naturali e le relative indagini nei casi in cui il riconoscimento dei figli incestuosi è vietato.

Corte Costituzionale  28 novembre 2002 n. 494  

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 278 comma 1 c.c., nella parte in cui esclude la dichiarazione giudiziale della paternità e della maternità naturali e le relative indagini, nei casi in cui, a norma dell'art. 251 comma 1 c.c., il riconoscimento dei figli incestuosi è vietato.

Corte Costituzionale  28 novembre 2002 n. 494

 

La Corte costituzionale ha dichiarato la parziale illegittimità costituzionale dell'art. 278 comma 1 c.c., nella parte in cui esclude la dichiarazione giudiziale della paternità e maternità naturali e le relative indagini, nei casi in cui, a norma dell'art. 251 comma 1 c.c., il riconoscimento dei figli incestuosi è vietato. Però l'accoglimento della questione proposta dalla prima sezione civile della Cassazione non coinvolge il parallelo divieto di riconoscimento da parte dei genitori che continua a permanere.

Corte Costituzionale  28 novembre 2002 n. 494  

 



 
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