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Art. 2786 codice civile: Costituzione

Il pegno si costituisce con la consegna al creditore della cosa o del documento che conferisce l’esclusiva disponibilità della cosa (1) (2).

La cosa o il documento possono essere anche consegnati a un terzo designato dalle parti o possono essere posti in custodia di entrambe, in modo che il costituente sia nell’impossibilità di disporne senza la cooperazione del creditore (3).


Commento

Pegno: [v. 2784]; Documento: [v. 2801].

 

Consegna: consiste nel materiale trasferimento del bene oggetto di pegno dal debitore al creditore pignoratizio.

 

Custodia: consiste, nel caso di specie, nell’amministrare e conservare le cose oggetto di pegno; in genere l’obbligo di (—) incombe su chiunque abbia ricevuto una cosa con l’obbligo di restituirla.

 

(1) Per la nascita del diritto di pegno occorre anche la notifica per i crediti, l’annotazione nei rispettivi registri per i titoli di credito nominativi (es.: azioni societarie) e la consegna effettiva del bene per le cose mobili, che preclude la disponibilità materiale del bene al debitore.

 

(2) Gli imprenditori agricoli, per garantire l’adempimento delle obbligazioni contratte nell’esercizio dell’impresa agricola, possono costituire in pegno, ai sensi dell’art. 2806, anche le quote di produzione, i diritti all’aiuto e i diritti di reimpianto della propria azienda.

 

(3) La consegna del bene oggetto del pegno può essere fatta anche ad un terzo, con il quale si instaura un rapporto di deposito [v. 1766]. Può anche verificarsi che entrambe le parti, debitore e creditore, diventano custodi del bene, purché il debitore non possa utilizzare il bene se non con la collaborazione del creditore.

 

La consegna ha ragion d’essere in quanto forma rudimentale di pubblicità. Essa, infatti, determina quello spossessamento del costituente che consente di rendere conoscibile ai terzi l’esistenza del vincolo di garanzia: pertanto la consegna ha funzione analoga all’iscrizione dell’ipoteca [v. 2808].

Il pegno si estingue per perimento del bene, distruzione cioè dello stesso; per rinuncia alla garanzia da parte del creditore; per confusione [v. 1253], che si verifica allorché, per esempio, il creditore pignoratizio acquista la proprietà del bene oggetto del pegno; ed infine per prescrizione [v. 2934], per scadenza del termine e per avveramento di una eventuale condizione risolutiva [v. 1553] apposta al pegno.

 


Giurisprudenza annotata

Pegno

In tema di pegno, sebbene le parti, nella loro autonomia negoziale, abbiano il potere di determinarne l'oggetto, la durata ed, eventualmente, la possibilità di sostituzione mediante il meccanismo cosiddetto rotativo, non hanno anche la facoltà di qualificarlo come regolare o irregolare, discendendo tale conseguenza giuridica dalle norme del codice civile in tema di diritti reali di garanzia opponibili a terzi, che hanno carattere indisponibile. Rigetta, App. Lecce, 21/10/2010

Cassazione civile sez. I  31 gennaio 2014 n. 2120  

 

Caratteristica essenziale della costituzione di pegno è la perdita della disponibilità del bene oggetto della garanzia da parte del debitore o del terzo, disponibilità che viene trasferita al creditore ex art. 2786 c.c., al quale, in caso di inadempimento dell'obbligazione garantita, è rimessa la scelta del se e del quando soddisfarsi sul bene pignorato; ne consegue che legittimamente la banca creditrice omette di eseguire l'ordine di vendita anche eventualmente impartitole dal terzo datore di pegno.

Tribunale Monza sez. fallimentare  12 marzo 2013 n. 769  

 

Il pegno di cosa futura rappresenta una fattispecie a formazione progressiva che trae origine dall'accordo delle parti (accordo in base al quale vanno determinate la certezza della data e la sufficiente specificazione del credito garantito), avente meri effetti obbligatori, e si perfeziona con la venuta ad esistenza della cosa e con la consegna di essa al creditore. In tale fattispecie la volontà delle parti è già perfetta nel momento in cui nell'accordo sono determinati sia il credito da garantire che il pegno da offrire in garanzia, mentre l'elemento che deve verificarsi in futuro, per il completamento della fattispecie, è meramente materiale, consistendo esso (oltre che nella venuta ad esistenza della cosa) nella consegna di questa al creditore, ovvero a un terzo designato dalle parti, come espressamente prevede l'art. 2786, comma 2, c.c..

Cassazione civile sez. I  26 marzo 2010 n. 7257  

 

Nel pegno rotativo, l'espressa previsione che la sostituzione dei beni oggetto di garanzia sia accompagnata dalla consegna, e che i beni in sostituzione non abbiano valore superiore ai precedenti, non costituiscono elementi essenziali del patto richiesti a pena di nullità, ma solo condizioni di opponibilità ai terzi del diritto di prelazione del creditore su quanto ricevuto in pegno.

Cassazione civile sez. III  26 gennaio 2010 n. 1526  

 

In tema di pegno, la forma scritta è prevista dall'art. 2787, comma 3, c.c. ai soli fini della prelazione del creditore pignoratizio sulla cosa oggetto della garanzia, mentre la convenzione costitutiva del pegno si perfeziona, ai sensi dell'art. 2786 c.c., con la consegna della casa al creditore.

Cassazione civile sez. III  26 gennaio 2010 n. 1526  

 

L'art 2800 c.c., il quale condiziona l'esistenza della prelazione, nel pegno di credito, alla notificazione della costituzione del pegno medesimo al debitore ovvero alla sua accettazione con atto di data certa, non trova applicazione nell'ipotesi del pegno di titoli di credito, tanto regolare quanto irregolare, ove per la costituzione del vincolo pignoratizio sono sufficienti, ai sensi degli art. 1997 e 2786 c.c., la consegna del titolo (nella specie, certificato di deposito al portatore) al creditore pignoratizio ed il correlativo spossessamento del debitore.

Cassazione civile sez. I  25 marzo 2009 n. 7214  

 

In tema di pegno di titoli azionari, ai sensi dell'art. 2001 c.c., la disciplina speciale dettata dall'art. 3 r.d. 29 marzo 1942 n. 239 prevale su quella prevista in via generale dall'art. 2786 c.c., con la conseguenza che per la costituzione del vincolo e per la sua opponibilità ai terzi non è sufficiente lo spossessamento del titolo accompagnato da una scrittura avente data certa, ma è necessaria la doppia annotazione sul titolo e nel libro dei soci, ovvero la consegna del titolo accompagnata dalla girata in garanzia, senza che assuma alcun rilievo, a tal fine, la distinzione tra il terzo portatore del titolo ed altri terzi.

Cassazione civile sez. I  28 febbraio 2007 n. 4766  

 

Nel rapporto tra le parti, ai sensi del combinato disposto di cui agli art. 2786, comma 1, e 2787, comma 3, c.c., il pegno è validamente costituito con la sola consegna della cosa senza la necessità di alcuna formalità, la forma scritta e l'identificazione del credito garantito e dei beni assoggettati alla garanzia essendo necessari per la prelazione, cioè per rendere opponibile la garanzia agli altri creditori del datore di pegno. Allo stesso modo, quando il pegno è costituito da un terzo, il mancato rispetto delle condizioni necessarie per il sorgere della prelazione giova agli altri creditori del terzo datore, ai quali la garanzia pignoratizia è quindi inopponibile, non già agli altri creditori del debitore garantito. In quanto non richiesto "ad substantiam", il requisito della forma scritta può considerarsi sussistente in presenza di documento o atto idoneo che sia autentico ed idoneo a dimostrare l'esistenza del diritto fatto valere in giudizio, ovvero a documentare il rapporto negoziale o a far desumere, contro il dichiarante, la prova del contenuto e dei limiti del contratto verbale concluso tra le parti: ne consegue che è idoneo ad integrare detto requisito il verbale dell'udienza avanti al giudice dell'esecuzione, ove è raccolta la dichiarazione resa dal terzo ai sensi dell'art. 547 c.p.c. Inoltre, dando luogo a mera inopponibilità, la mancanza dell'atto scritto - così come della datazione - non può essere rilevata d'ufficio dal giudice, ed integrando una eccezione - in senso stretto - dev'essere prospettata con l'osservanza, a pena di decadenza, delle norme stabilite dall'art. 183 c.p.c. (nel testo novellato dalla legge n. 353 del 1990), e dunque non per la prima volta in sede di precisazione delle conclusioni.

Cassazione civile sez. III  05 settembre 2006 n. 19059  



 
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