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Art. 2787 codice civile: Prelazione del creditore pignoratizio

Il creditore ha diritto di farsi pagare con prelazione sulla cosa ricevuta in pegno.

La prelazione non si può far valere se la cosa data in pegno non è rimasta in possesso del creditore o presso il terzo designato dalle parti (1).

Quando il credito garantito eccede la somma di lire cinquemila, la prelazione non ha luogo se il pegno non risulta da scrittura con data certa, la quale contenga sufficiente indicazione del credito e della cosa.

Se però il pegno risulta da polizza o da altra scrittura di enti che, debitamente autorizzati, compiono professionalmente operazioni di credito su pegno, la data della scrittura può essere accertata con ogni mezzo di prova (2).


Commento

Creditore pignoratizio: [v. 2748]; Prelazione (causa legittima di): [v. 2741]; Pegno: [v. 2784].

 

Polizza: scrittura privata, predisposta con clausola a stampa; mediante la (—) generalmente, è concluso il contratto di assicurazione [v. 1882].

 

Operazioni di credito: attività relative a prestiti e, in generale, operazioni monetarie. Per esemplificare, le operazioni delle banche o dei monti di pegno.

 

(1) Effetto del pegno è che il creditore acquista il diritto di soddisfarsi per primo sulla cosa oggetto della garanzia.

 

(2) Tra gli enti di cui al comma 4 si ricomprendono non soltanto i monti di pegno e gli istituti comunque abilitati all’esercizio del credito pignoratizio, ma anche gli istituti di credito in genere.

 

La norma in esame stabilisce le condizioni necessarie perché la prelazione del creditore pignoratizio possa essere esercitata. Tali condizioni hanno lo scopo di evitare frodi a scapito degli altri creditori.


Giurisprudenza annotata

Prelazione del creditore pignoratizio

Non sussiste la prelazione, da far valere nell'ambito di una procedura fallimentare, in relazione a una convenzione di pegno che ha a oggetto non titoli di Stato ma il credito del mandante (debitore) nei confronti di una banca mandataria (creditore) all'acquisto e alla consegna di una determinata quantità di titoli (Cct) per un controvalore determinato, senza che tali titoli risultino ancora materialmente formati al momento della convenzione né successivamente.

Cassazione civile sez. un.  02 ottobre 2012 n. 16725  

 

In tema di revocatoria fallimentare, qualora il cliente della banca, a garanzia del proprio adempimento, vincoli un titolo di credito o un documento di legittimazione individuati, anche al portatore, e non conferisca alla banca il potere di disporre del relativo diritto, si esula dall'ipotesi del pegno regolare e si rientra nella disciplina del pegno regolare (art. 1997 e 2787 ss. c.c.), in base alla quale la banca non acquisisce la somma portata dal titolo o dal documento, con l'obbligo di riversare il relativo ammontare, ma è tenuta a restituire il titolo e il documento. In tale ipotesi il creditore assistito da pegno regolare è tenuto a insinuarsi nel passivo fallimentare, ai sensi dell'art. 53 l. fall., per il soddisfacimento del proprio credito, dovendosi escludere la compensazione che opera invece nel pegno irregolare come modalità tipica di esercizio della prelazione. Pertanto, nell'ipotesi di soddisfacimento della banca mediante incameramento della somma portata dal libretto offerto in pegno regolare, sussistono i presupposti per l'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare.

Cassazione civile sez. I  12 settembre 2011 n. 18597  

 

La concessione di un bene in pegno è negozio di disposizione patrimoniale suscettibile di determinare una diminuzione della garanzia generica del debitore, potendo concretamente condurre, seppure in modo mediato, allo stesso risultato finale dell'alienazione del bene oggetto della garanzia reale e, quindi, a un depauperamento dell'obbligato, di talché del tutto irrilevante è il valore economico del bene stesso. Peraltro, a norma dell'art. 2787 c.c., il creditore in cui favore il pegno è costituito ha, in via di principio, il diritto di farsi pagare con prelazione, il che ancor più circoscrive le concrete possibilità per i creditori chirografari di fare affidamento, per la soddisfazione dei loro crediti, sulla cosa data in pegno.

Cassazione civile sez. III  11 gennaio 2011 n. 439  

 

In tema di pegno, la forma scritta è prevista dall'art. 2787, comma 3, c.c. ai soli fini della prelazione del creditore pignoratizio sulla cosa oggetto della garanzia, mentre la convenzione costitutiva del pegno si perfeziona, ai sensi dell'art. 2786 c.c., con la consegna della casa al creditore.

Cassazione civile sez. III  26 gennaio 2010 n. 1526  

 

In tema di pegno a garanzia di crediti, il principio di accessorietà desumibile dall'art. 2784 c.c. comporta la nullità per difetto di causa dell'atto costitutivo della prelazione stipulato in relazione ad un credito non ancora esistente, ma non esclude, in applicazione analogica dell'art. 2852 c.c., l'ammissibilità della costituzione della garanzia a favore di crediti condizionali o che possano eventualmente sorgere in dipendenza di un rapporto già esistente; in quest'ultimo caso, peraltro, è necessaria, ai fini della validità del contratto, la determinazione o la determinabilità del credito, la quale postula l'individuazione non solo dei soggetti del rapporto, ma anche della sua fonte; ferma restando la validità e l'efficacia del contratto inter parte, comunque, la mera determinabilità del rapporto comporta l'inopponibilità del pegno agli altri creditori (ivi compreso il curatore, in caso di fallimento del soggetto che abbia costituito la garanzia), qualora, dovendo trovare applicazione l'art. 2787, comma 3, c.c., manchi la sufficiente indicazione del credito garantito.

Cassazione civile sez. I  25 marzo 2009 n. 7214  

 

Ai fini dell'ammissibilità in via privilegiata di un credito garantito da pegno al passivo fallimentare, deve escludersi l'opponibilità della prelazione in favore dell'istituto bancario creditore pignoratizio, quando non vengano rispettate le condizioni imposte dall'art. 2787, comma 3, c.c., riguardanti sia la certezza della data che l'indicazione del credito garantito e della cosa data in pegno. Non può, pertanto, ritenersi sufficiente l'annotazione nel libro pegni della banca, ancorché regolarmente vidimato, che non contenga la riproduzione della scrittura relativa al credito garantito, indicata come prova della costituzione del pegno, ma esclusivamente l'indicazione di un simbolo numerico o altri segni identificativi, con totale omissione del contenuto del contratto.

Cassazione civile sez. I  19 novembre 2007 n. 23839  

 

Agli effetti dell'art. 2787 c.c., la sufficiente indicazione del credito garantito, può essere desunta in via indiretta, in base ad elementi che comunque portino alla identificazione del credito in questione, che siano presenti all'interno della scrittura o anche ad essa esterni, purché il documento contenga indici di collegamento utili alla individuazione del credito e della cosa. (Nel caso di specie la S.C. ha ritenuto che la scrittura costitutiva di pegno recasse l'indicazione dell'ammontare del credito garantito e della sua natura e che la banca avesse concesso un'apertura di credito in conto corrente sino alla concorrenza della somma indicata nell'atto costitutivo di pegno ed ha, quindi, cassato con rinvio la sentenza impugnata che aveva ritenuto la nullità del pegno per indeterminatezza del credito garantito.

Cassazione civile sez. I  02 ottobre 2007 n. 20699  

 

Nel rapporto tra le parti, ai sensi del combinato disposto di cui agli art. 2786, comma 1, e 2787, comma 3, c.c., il pegno è validamente costituito con la sola consegna della cosa senza la necessità di alcuna formalità, la forma scritta e l'identificazione del credito garantito e dei beni assoggettati alla garanzia essendo necessari per la prelazione, cioè per rendere opponibile la garanzia agli altri creditori del datore di pegno. Allo stesso modo, quando il pegno è costituito da un terzo, il mancato rispetto delle condizioni necessarie per il sorgere della prelazione giova agli altri creditori del terzo datore, ai quali la garanzia pignoratizia è quindi inopponibile, non già agli altri creditori del debitore garantito. In quanto non richiesto "ad substantiam", il requisito della forma scritta può considerarsi sussistente in presenza di documento o atto idoneo che sia autentico ed idoneo a dimostrare l'esistenza del diritto fatto valere in giudizio, ovvero a documentare il rapporto negoziale o a far desumere, contro il dichiarante, la prova del contenuto e dei limiti del contratto verbale concluso tra le parti: ne consegue che è idoneo ad integrare detto requisito il verbale dell'udienza avanti al giudice dell'esecuzione, ove è raccolta la dichiarazione resa dal terzo ai sensi dell'art. 547 c.p.c. Inoltre, dando luogo a mera inopponibilità, la mancanza dell'atto scritto - così come della datazione - non può essere rilevata d'ufficio dal giudice, ed integrando una eccezione - in senso stretto - dev'essere prospettata con l'osservanza, a pena di decadenza, delle norme stabilite dall'art. 183 c.p.c. (nel testo novellato dalla legge n. 353 del 1990), e dunque non per la prima volta in sede di precisazione delle conclusioni.

Cassazione civile sez. III  05 settembre 2006 n. 19059  

 

Agli effetti dell'art. 2787, comma 3, c.c., in tema di prelazione del creditore pignoratizio, perché il credito garantito possa ritenersi sufficientemente indicato, non occorre che esso venga specificato, nella scrittura costitutiva del pegno, in tutti i suoi elementi oggettivi, bastando che la scrittura medesima contenga elementi che comunque portino alla identificazione del credito garantito, i quali siano presenti all'interno della scrittura o anche ad essa esterni, purché il documento contenga indici di collegamento utili alla individuazione del credito e della cosa. Resta, invece, inopponibile la prelazione se, per la genericità delle espressioni usate, il credito garantito possa essere individuato solo con l'ausilio di ulteriori elementi esterni, ancor più se non preesistenti o almeno coevi alla formazione della scrittura, la cui insorgenza solo dopo la convenzione, tanto più se lontana da essa, comporti che il pegno sia stato costituito in previsione di indeterminate ed eventuali operazioni creditizie, ed in mancanza, dunque, dei caratteri di accessorietà ed inerenza, venuti ad esistenza solo ex post .

Cassazione civile sez. I  26 gennaio 2006 n. 1532  

 

In tema di prelazione del creditore pignoratizio, il requisito della "sufficiente indicazione della cosa" nella scrittura costitutiva del pegno, di cui all'art. 2787, comma 3 c.c., mira essenzialmente ad evitare che la cosa medesima possa essere sostituita con altre di maggior valore, a tutela degli interessi degli altri creditori, e, pertanto, nel caso di pegno di titolo di credito al portatore (nella specie, obbligazioni pubbliche), deve ritenersi soddisfatto dalla menzione della natura del titolo e dell'ammontare del credito in esso incorporato, senza necessità di ulteriore specificazione di tutti gli elementi occorrenti per l'esatta identificazione del documento.

Cassazione civile sez. I  28 ottobre 2005 n. 21084



 
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