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Art. 2790 codice civile: Conservazione della cosa e spese relative

Il creditore è tenuto a custodire la cosa ricevuta in pegno e risponde, secondo le regole generali, della perdita e del deterioramento di essa (1).

Colui che ha costituito il pegno è tenuto al rimborso delle spese occorse per la conservazione della cosa (2).


Commento

Creditore pignoratizio: [v. 2748]; Custodire: [v. 2786].

 

Perdita e deterioramento: distruzione o alterazione della cosa, tale che essa non possa essere più utilizzata.

 

Conservazione: attività volta a mantenere l’integrità del bene evitando le modificazioni che possono determinarne l’alterazione o il perimento.

 

(1) Il creditore pignoratizio ha, pertanto, l’obbligo, giuridicamente vincolante, di evitare che si verifichino quei fattori esterni che possono danneggiare la cosa pignorata, ed anche di arrestare i fattori, intrinseci alla natura della cosa, di deterioramento.

 

(2) Il costituente è tenuto, poi, a rimborsare al creditore le spese da questi sostenute per migliorare la cosa pignorata, soltanto nei limiti in cui egli abbia lucrato un ingiustificato arricchimento [v. 2041-2042].

 

Il creditore pignoratizio è in realtà un vero e proprio custode del bene e risponde, secondo le regole generali [v. 1176, 1218], del deterioramento della cosa oggetto del pegno. È evidente che se la cosa è custodita da un terzo sarà questi a risponderne.


Giurisprudenza annotata

Pegno

Ai sensi dell'art. 2790 c.c. il creditore pignoratizio ha normalmente la custodia del bene pignorato, che si sostanzia nell'obbligo di mantenere la cosa nel medesimo stato e modo di essere in cui si trovava al momento costitutivo dell'obbligo (ovvero all'atto della sua consegna), con la conseguente necessità di adottare tutte le misure al riguardo idonee, in relazione alle circostanze concrete del caso, rispondendo in caso contrario il suddetto creditore della perdita e del deterioramento della cosa stessa secondo le regole generali.

Cassazione civile sez. III  30 ottobre 2007 n. 22860  

 

Nell'ipotesi di pegno costituito mediante consegna al creditore della fede di deposito e della nota di pegno di merce depositata presso i magazzini generali, la responsabilità per la perdita della detta merce incombe, ex art. 1787 c.c., sul depositario e non sul creditore pignoratizio che, non avendo il possesso materiale delle cose, non può rispondere della loro perdita o deterioramento ai sensi dell'art. 2790 c.c..

Cassazione civile sez. III  27 marzo 1990 n. 2472  

 

Il creditore di una società a responsabilità limitata, il quale, ottenuta dai soci la costituzione in pegno delle quote, ometta, nella qualità di possessore di tali quote, di vigilare sul buon andamento dell'amministrazione della società, al fine di proteggerne l'integrità del patrimonio, non può essere chiamato, da un altro creditore della società medesima, a rispondere direttamente del pregiudizio provocatogli con detta omissione, tenendo conto che una siffatta responsabilità diretta non è invocabile nè sotto il profilo della inosservanza dell'obbligo di custodia e conservazione della cosa data in pegno, di cui all'art. 2790 c.c., denunciabile solo da coloro che hanno costituito la cosa stessa in pegno, nè sotto il profilo dell'illecito aquiliano di cui all'art. 2043 c.c., vertendosi in tema di comportamento che investe la garanzia generica offerta dal patrimonio del debitore, e che quindi viene a ledere le ragioni di detto altro creditore non secondo un nesso di causalità immediata, ma solo in via eventuale ed indiretta (salva restando peraltro la facoltà di quel creditore danneggiato di far valere, in via surrogatoria, a norma dell'art. 2900 c.c., i diritti e le azioni che spettino al proprio debitore).

Cassazione civile sez. I  01 marzo 1986 n. 1309  



 
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