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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2792 codice civile: Divieto di uso e disposizione della cosa

Il creditore non può, senza il consenso del costituente, usare della cosa, salvo che l’uso sia necessario per la conservazione di essa (1). Egli non può darla in pegno (2) o concederne ad altri il godimento.

In ogni caso, deve imputare l’utile ricavato prima alle spese e agli interessi e poi al capitale.


Commento

Creditore pignoratizio: [v. 2748]

 

(1) L’uso necessario alla conservazione si riscontra, ad esempio, nel cd. pegno d’azienda.

 

(2) È, cioè, vietato il cd. subpegno.

 

Il fondamento della norma sta nel fatto che il creditore non diviene proprietario del bene, ma solo possessore. Egli non può quindi utilizzare o disporre pienamente della cosa. Egli risponde per i danni eventualmente prodotti al bene in seguito all’uso dello stesso. Il divieto di uso non trova, ovviamente, applicazione nell’ipotesi di pegno irregolare, ossia di pegno avente ad oggetto cose fungibili.


Giurisprudenza annotata

Fallimento

Mentre nel caso di pegno irregolare il creditore pignoratizio diventa proprietario della "res" costituita in pegno, ed ha l'obbligo di restituire solo il "tantundem", sicché in caso di inadempimento può compensare il proprio debito restitutorio col credito insoddisfatto, nel caso di pegno regolare di crediti il creditore pignoratizio non diventa proprietario del credito, ma può soltanto riscuoterlo e versare al debitore l'eventuale eccedenza. Ne consegne che, nel caso di pegno regolare di titoli di credito, il pagamento effettuato dal terzo al debitore pignoratizio ha natura solutoria, ed è soggetto all'azione revocatoria fallimentare, ex art. 67 comma 2 r.d. 16 marzo 1942 n. 267. Per stabilire se la costituzione in pegno di denaro o di un titolo di credito abbia natura regolare o irregolare, occorre distinguere: se il denaro o i titoli non sono stati individuati al momento della consegna, ovvero, nonostante la loro individuazione, si è espressamente conferito al creditore pignoratizio il potere di disporne, il pegno ha natura irregolare; se, per contro, il denaro o i titoli sono stati individuati, e senza conferire al creditore pignoratizio la facoltà di disporne il pegno ha natura regolare. Il pegno regolare o irregolare di titoli di credito, qualora il credito garantito ecceda la somma di euro 2, 58, esige "ad substantiam" la forma scritta avente data certa, la quale va provata nei modi previsti dall'art. 2704 c.c. La banca la quale ha emesso un certificato di deposito, costituito in pegno regolare a garanzia di un credito della banca stessa nei confronti del portatore del titolo, nel caso di inadempimento del debitore ha due possibilità: o compensare direttamente il proprio debito cartolare con il credito costituito in pegno; ovvero incassare il titolo costituito in pegno, in virtù del mandato a riscuotere conferitole unitamente alla costituzione della garanzia. In questo secondo caso, però, il pagamento non ha causa compensativa, ma solutoria, ed è quindi soggetto all'azione revocatoria. L'estinzione del credito per compensazione avviene non già per effetto di un atto di volontà, ma discende "ope legis" dal verificarsi dei presupposti legali (coesistenza di reciproci debiti e crediti). Ne consegue che non l'effetto estintivo della compensazione è assoggettabile "ex se" a revocatoria fallimentare, ma soltanto l'atto negoziale che ha prodotto l'effetto compensativo.

Tribunale Cassino  04 luglio 2002



 
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