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Art. 2796 codice civile: Vendita della cosa

Il creditore per il conseguimento di quanto gli è dovuto può far vendere la cosa ricevuta in pegno secondo le forme stabilite dall’articolo seguente.


Commento

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Pegno

La natura giuridica del pegno irregolare comporta che le somme di danaro o i titoli depositati presso il creditore diventano - diversamente che nell'ipotesi di pegno regolare - di proprietà del creditore stesso, che ha diritto a soddisfarsi, pertanto, non secondo il meccanismo di cui agli art. 2796-2798 c.c. (che postula l'altruità delle cose ricevute in pegno), bensì direttamente sulla cosa, al di fuori del concorso con gli altri creditori; esistendo unicità (ovvero accessorietà) di rapporti tra pegno irregolare e credito a garanzia del quale esso è stato costituito, l'estinzione del credito stesso è effetto di un'operazione meramente contabile, che resta fuori, pertanto, dall'ambito di operatività dell'istituto della compensazione.

Cassazione civile sez. III  10 febbraio 2015 n. 2479  

 

Non è riconducibile al pegno irregolare la consegna di titoli di credito accompagnata da accordi rivolti a disciplinare i poteri e i compiti della banca al fine della cessione a terzi dei titoli stessi in caso di inadempimento del debitore, giacché tali previsioni, indipendentemente dalla circostanza che abbiano un contenuto riproduttivo degli art. 2796 e 2797 c.c. in tema di vendita della cosa ricevuta in pegno regolare, o che introducano legittime modifiche convenzionali alla disciplina di legge, sono radicalmente incompatibili con il passaggio della titolarità, mentre si armonizzano soltanto con i connotati del pegno regolare, nel quale il creditore non si soddisfa trattenendo il bene già a lui trasferito, ma deve custodirlo in attesa dell'adempimento, e restituirlo se questo si verifica, potendo altrimenti soltanto richiedere la vendita o l'assegnazione.

Tribunale S.Maria Capua V.  03 marzo 2010

 

Qualora un istituto di credito abbia ricevuto in pegno dei titoli per un'apertura di credito, in riferimento ai quali ne abbia successivamente ricevuto ordine di vendita, è legittima la desistenza dalla vendita in attesa, da parte del depositario, di una chiara manifestazione di volontà circa la destinazione del ricavato.

Tribunale Torino sez. I  05 febbraio 2010

 

Nel pegno irregolare le somme di denaro o i titoli depositati presso il creditore, considerati quali beni fungibili, diventano di proprietà dello stesso creditore di modo che il soddisfacimento di quest'ultimo non avviene mediante il meccanismo di cui agli art. da 2796 a 2798 c.c, atteso che l'effetto è quello di permettere al creditore pignoratizio di soddisfarsi sulla cosa al di fuori del concorso con gli altri creditori sin dal momento in cui viene a scadenza il suo credito.

Corte appello Milano  03 giugno 2004

 

Nella figura del pegno irregolare di titoli di credito - caratterizzata dal conferimento alla banca della facoltà di disporne, con obbligo di restituire la parte eccedente l'ammontare delle sue ragioni (di tal che il soddisfacimento della banca non abbisogna di alienazione od assegnazione dell'oggetto del pegno, ma si realizza automaticamente e direttamente mediante la conservazione di quella titolarità, con un sistema di compensazione - sostituzione del credito garantito con il credito rappresentato dai titoli, e con il dovere di restituzione dell'eccedenza) non è riconducibile la consegna di titoli di credito accompagnata da accordi rivolti a disciplinare i poteri ed i compiti della banca al fine della cessione a terzi dei titoli stessi in caso di inadempimento del debitore, giacché tali previsioni, indipendentemente dalla circostanza che abbiano un contento riproduttivo degli art. 2796 e 2797 c.c. in tema di vendita della cosa ricevuta in pegno regolare, ovvero introducano legittime modifiche convenzionali alla disciplina di legge, sono radicalmente incompatibili con l'indicato passaggio della titolarità(necessariamente indicante piena disponibilità), mentre si armonizzano soltanto con i connotati del pegno regolare, nel quale il creditore non si soddisfa trattenendo il bene già a lui trasferito, ma deve custodirlo in attesa dell'adempimento, e restituirlo, se questo si verifichi, potendo altrimenti soltanto richiedere la vendita o l'assegnazione. Alla qualificazione come regolare di un pegno siffatto non osta neppure il carattere "rotativo" dello stesso (derivante dal fatto che il suo oggetto sia destinato a mutare quando i titoli inizialmente consegnati, una volta scaduti, siano sostituiti con altri titoli), atteso che i successivi atti negoziali della banca, occorrenti per tale prosecuzione della garanzia, non si collegano necessariamente al potere dispositivo proprio del pegno irregolare, potendo integrare iniziative da porsi in essere in nome e per conto del costituente, tanto più che lo stesso meccanismo del pegno "rotativo", in assenza di diversa previsione, non è in sintonia con i connotati e con la funzione, sostanzialmente satisfattiva, del pegno irregolare.

Cassazione civile sez. I  05 marzo 2004 n. 4507  

 

 

Fallimento

La rimessa bancaria effettuata su conto corrente scoperto, che trae origine da un rimborso, richiesto dallo stesso correntista, di titoli a lui intestati, depositati presso la banca, è assoggettabile, da un punto di vista oggettivo, a revocatoria ex art. 67 comma 2 l. fall. poiché, operando su un conto scoperto, ne riduce in maniera consistente e durevole il saldo passivo. Tale operazione non può essere confusa con le tipiche attività di escussione del pegno laddove, a differenza di queste ultime, la liquidazione di titoli avvenga su disposizione dello stesso titolare e non mediante autoliquidazione da parte dell’istituto di credito divenutone proprietario, come si verifica nel caso del pegno irregolare, o secondo il meccanismo di cui agli art. 2796 e 2798 c.c., come avviene per il pegno regolare.

Tribunale Roma sez. fallimentare  04 febbraio 2013 n. 2369  

 

Il ricavato della escussione di un pegno posto a garanzia dell'affidamento che la banca ha concesso ad un proprio cliente ben può essere assoggettato a revocatoria non assumendo rilievo la circostanza che il ricavato della vendita sia destinato a soddisfare un credito privilegiato, in quanto l'"eventus damni" deve considerarsi "in re ipsa", consistendo nella lesione della "par condicio creditorum" ricollegabile all'uscita del bene dalla massa in forza dell'atto dispositivo, e non potendosi escludere a priori il pregiudizio alle ragioni di altri creditori privilegiati, insinuatisi in seguito al passivo.

Tribunale Napoli  11 novembre 2011

 

La natura giuridica del pegno irregolare comporta che le somme di danaro o i titoli depositati presso il creditore diventano - diversamente che nell'ipotesi di pegno regolare - di proprietà del creditore stesso, che ha diritto di soddisfarsi, pertanto, non secondo il meccanismo di cui agli art. 2796 - 2798 c.c. (che postula l'altruità delle cose ricevute in pegno), bensì direttamente sulla cosa, al di fuori del concorso con gli altri creditori, per effetto di un'operazione contabile, parimenti estranea all'ambito di operatività della compensazione.

Cassazione civile sez. I  01 febbraio 2008 n. 2456  



 
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