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Art. 2797 codice civile: Forme della vendita

Prima di procedere alla vendita il creditore, a mezzo di ufficiale giudiziario, deve intimare al debitore di pagare il debito e gli accessori, avvertendolo che, in mancanza, si procederà alla vendita. L’intimazione deve essere notificata anche al terzo che abbia costituito il pegno (1).

Se entro cinque giorni dall’intimazione (2) non è proposta opposizione (3), o se questa è rigettata, il creditore può far vendere la cosa al pubblico incanto, o, se la cosa ha un prezzo di mercato, anche a prezzo corrente, a mezzo di persona autorizzata a tali atti. Se il debitore non ha residenza o domicilio eletto nel luogo di residenza del creditore, il termine per l’opposizione è determinato a norma dell’art. 166 del codice di procedura civile.

Il giudice, sull’opposizione del costituente, può limitare la vendita a quella tra più cose date in pegno, il cui valore basti a pagare il debito.

Per la vendita della cosa data in pegno le parti possono convenire forme diverse.


Commento

Creditore pignoratizio: [v. 2748]; Ufficiale giudiziario: [v. 2955]; Incanto: [v. 2893]; Residenza: [v. 43]; Domicilio: [v. 43].

 

Intimazione: atto col quale si richiede al destinatario di tenere un particolare comportamento.

 

Opposizione: atto con cui il debitore contesta il diritto a procedere della parte istante.

 

(1) L’intimazione non è, però, richiesta a pena di nullità: essa, infatti, mira ad assicurare che la diffida ad adempiere sia effettivamente pervenuta al debitore e che essa abbia data certa. Pertanto, se tale funzione è realizzata, essa può essere sostituita da qualunque dichiarazione del creditore non contestata dal debitore.

 

(2) Il termine di cinque giorni per l’adempimento, trascorso il quale si può procedere alla vendita, deriva direttamente dalla previsione normativa, e non occorre, dunque, che sia concessa al debitore dal creditore.

 

(3) L’opposizione va proposta con citazione davanti al giudice competente a conoscere nel merito la vicenda controversa (cd. giudice di cognizione).

 

La forma speciale di vendita di cui alla norma (esecuzione forzata pignoratizia) è prevista al fine di un rafforzamento della garanzia, ed anche di una più rapida soddisfazione del credito.


Giurisprudenza annotata

Forme della vendita

La particolare procedura di soddisfacimento del credito del vettore non richiede necessariamente la sussistenza di un titolo esecutivo di natura giudiziale, in quanto la procedura di cui all'art. 2797 cod. civ. costituisce una sorta di esecuzione espropriativa privata, effettuata, su incarico del creditore, da persona che vi è autorizzata con la modalità previste da tale norma. Tale vendita peraltro non può avere luogo nel caso di opposizione da parte del debitore.

Tribunale Vercelli  13 settembre 2011

 

In tema di pegno, la disciplina dettata dall'art. 2797 c.c. è derogabile consensualmente, non solo mediante la previsione di forme di vendita diverse da quelle prescritte dal secondo comma, ma anche mediante la dispensa dall'intimazione al debitore ed al terzo garante e dal rispetto del termine per l'opposizione, il cui unico scopo consiste nel consentire al debitore ed al terzo datore del pegno di adempiere spontaneamente o di opporsi alla vendita, senza che l'omissione di tali forme faccia venir meno la riferibilità della vendita alla realizzazione della garanzia pignoratizia, purché essa sia il risultato dell'accordo intervenuto in proposito tra le parti per il soddisfacimento del creditore.

Cassazione civile sez. III  15 aprile 2011 n. 8721  

 

Anche l'opposizione speciale prevista dall'art. 2797 c.c., al pari dei rimedi oppositori contemplati nel codice di rito, è assoggettata alla deroga prevista dall'art. 3 l. n. 742 del 1969, con riguardo alla sospensione feriale dei termini processuali. Tanto si desume ove si consideri che, per costante giurisprudenza, l'opposizione alla vendita della cosa data in pegno, prevista dall'art. 2797 c.c., ha la sostanziale natura di opposizione all'esecuzione, riconducibile all'art. 615 c.p.c., ed è perciò soggetta alle stesse regole processuali di quest'ultima, ivi compresa, dunque, quella della non applicabilità della sospensione dei termini processuali.

Tribunale Nola sez. I  10 maggio 2010

 

Non è riconducibile al pegno irregolare la consegna di titoli di credito accompagnata da accordi rivolti a disciplinare i poteri e i compiti della banca al fine della cessione a terzi dei titoli stessi in caso di inadempimento del debitore, giacché tali previsioni, indipendentemente dalla circostanza che abbiano un contenuto riproduttivo degli art. 2796 e 2797 c.c. in tema di vendita della cosa ricevuta in pegno regolare, o che introducano legittime modifiche convenzionali alla disciplina di legge, sono radicalmente incompatibili con il passaggio della titolarità, mentre si armonizzano soltanto con i connotati del pegno regolare, nel quale il creditore non si soddisfa trattenendo il bene già a lui trasferito, ma deve custodirlo in attesa dell'adempimento, e restituirlo se questo si verifica, potendo altrimenti soltanto richiedere la vendita o l'assegnazione.

Tribunale S.Maria Capua V.  03 marzo 2010

 

La disciplina dettata dall'art. 2797 c.c. è derogabile consensualmente, non solo mediante la previsione di forme di vendita diverse da quelle prescritte dal comma 2, ma anche mediante la dispensa dall'intimazione al debitore ed al terzo garante e dal rispetto del termine per l'opposizione, il cui unico scopo consiste, del resto, nel consentire al debitore ed al terzo datore del pegno di adempiere spontaneamente o di opporsi alla vendita,senza che l'omissione di tali forme faccia venir meno la riferibilità della vendita alla realizzazione della garanzia pignoratizia, purché essa sia il risultato dell'accordo intervenuto in proposito tra le parti per il soddisfacimento del creditore.

Tribunale Salerno  30 marzo 2009

 

In caso di pegno di una quota di partecipazione di una società non liberamente trasferibile a causa della previsione di una prelazione statutaria a favore dei soci, il creditore al fine di procedere alla vendita ex art. 2797 c.c., deve osservare la disciplina di cui all'art. 2471 comma 3 c.c.

Tribunale Salerno  30 marzo 2009

 

Non è revocabile, ai sensi dell'art. 67, comma 1 n. 2, l. fallimentare, il pagamento eseguito, nel periodo sospetto, in base ad apposita convenzione trilaterale, mediante versamento diretto al creditore pignoratizio, da parte dell'acquirente del bene dato dal debitore in pegno non revocabile perché consolidato, del prezzo dello stesso, atteso che, in tal modo, essendosi provveduto attraverso la vendita del pegno all'estinzione di parte del debito, il creditore esercita il proprio diritto alla realizzazione del pegno medesimo, la cui costituzione non è più attaccabile con l'azione revocatoria fallimentare, laddove la revoca del pagamento produrrebbe l'effetto di una indiretta revoca della garanzia, senza che, peraltro, nella specie, possano spiegare rilievo, in contrario, né il fatto che sia stato il creditore pignoratizio ad avere proceduto all'acquisto dei titoli in questione né il fatto che il creditore stesso, anziché trattenere il ricavato, lo abbia computato sul conto corrente (chiuso) del debitore, al fine di dare evidenza contabile alla diminuzione del saldo passivo (nella specie, una banca, creditrice di un’impresa poi fallita, aveva accreditato in pieno periodo sospetto alla cliente la somma ricavata dalla compravendita in Borsa dei titoli di Stato oggetto della garanzia pignoratizia, in forza di un’apposita clausola contrattuale che prevedeva due deroghe alla procedura-tipo indicata dall’art. 2797 c.c.: una sul termine minimo di preavviso, ridotto a un giorno; l’altra che sostituiva all’intimazione per mezzo dell’ufficiale giudiziario il preavviso in forma scritta).

Cassazione civile sez. I  10 novembre 2008 n. 26898  

 

L'opposizione alla vendita della cosa data in pegno, prevista dall'art. 2797 c.c., ha la sostanziale natura di opposizione all'esecuzione, riconducibile all'art. 615 c.p.c., ed è perciò soggetta alle stesse regole processuali di quest'ultima, ivi compresa quella dell'impugnabilità della sentenza col solo ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 616 c.p.c., come novellato dall'art. 14 l. 24 febbraio 2006 n. 52. Tali principi trovano applicazione sia nell'ipotesi di opposizione proposta dal debitore pignoratizio, sia - in virtù del richiamo di cui all'art. 1211 c.c. - nell'ipotesi in cui il creditore in mora accipiendi intenda opporsi alla vendita delle cose delle quali ha rifiutato la consegna.

Cassazione civile sez. III  29 agosto 2008 n. 21908  

 

L'opposizione proposta ai sensi dell'art. 2797 c.c. dal creditore che sia stato minacciato della vendita delle cose mobili di cui debba ricevere consegna in seno al procedimento di "mora credendi", ha sostanziale natura di giudizio di opposizione a un'esecuzione forzata in senso lato non ancora iniziata ed è, quindi, riconducibile alla norma dell'art. 615, comma 1, c.p.c., sia sotto il profilo delle forme che della competenza. Ne consegue che la sentenza resa sul relativo giudizio è soggetta alla norma dell'art. 616 c.p.c. ed è dunque, nel regime di questa norma come modificata dall'art. 14 l. 52/2006, impugnabile soltanto con ricorso per cassazione.

Cassazione civile sez. III  29 agosto 2008 n. 21908  

 

In tema di pegno, la disciplina dettata dall'art. 2797 c.c. è derogabile consensualmente, non solo mediante la previsione di forme di vendita diverse da quelle prescritte dal comma 2, ma anche mediante la dispensa dall'intimazione al debitore ed al terzo garante e dal rispetto del termine per l'opposizione, il cui unico scopo consiste nel consentire al debitore ed al terzo datore del pegno di adempiere spontaneamente o di opporsi alla vendita, senza che l'omissione di tali forme faccia venir meno la riferibilità della vendita alla realizzazione della garanzia pignoratizia, purché essa sia il risultato dell'accordo intervenuto in proposito tra le parti per il soddisfacimento del creditore. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale, preso atto dell'accordo intervenuto tra una banca ed il terzo datore di pegno per la vendita di titoli dati in garanzia ed il trasferimento del ricavato sul conto corrente del debitore principale, a riduzione del debito garantito, aveva escluso che tale accordo comportasse lo spossessamento della cosa data in garanzia e l'estinzione del pegno, negando pertanto la revocabilità del pagamento, a seguito del fallimento del terzo garante).

Cassazione civile sez. I  28 maggio 2008 n. 13998  

 

È esente da vizi logici o violazione di legge la sentenza di merito che configuri il pegno regolare di titoli di credito (nella specie, relativo a titoli dati in pegno da una compagnia di assicurazione all'Uci, a garanzia di future obbligazioni per sinistri stradali causati all'estero da veicoli suoi assicurati) qualora nel contratto sia previsto: che i titoli vengano immessi in un conto a deposito con rubrica a nome della compagnia e con possibilità di sostituzione di essi solo previo accordo; gli incassi di cedole scadute debbano essere rimessi alla società, restando a carico della stessa le spese e gli oneri relativi al pegno; il creditore possa realizzare il pegno solo in caso di mancato pagamento preceduto da richiesta di pagamento formulata a mezzo lettera raccomandata; il creditore, a tal fine, per la vendita del pegno, debba osservare le prescrizioni di cui all'art. 2797 c.c. e sia munito di mandato a vendere in rem propriam, il quale non determina il trasferimento in capo al mandatario della proprietà del bene e non priva il mandante del potere di disporre del suo diritto di proprietà sul bene oggetto del mandato. Si esula dall'ipotesi di pegno regolare e si rientra, viceversa, nella disciplina del pegno irregolare, qualora il debitore, a garanzia dell'adempimento della sua obbligazione, abbia vincolato al suo creditore un titolo di credito o un documento di legittimazione individuati, conferendo a quest'ultimo anche la facoltà di disporre del relativo diritto, come delineato dall'art. 1851 c.c., norma (riferita all'anticipazione bancaria, ma che costituisce tuttavia la regola generale di ogni altra ipotesi di pegno irregolare) in base alla quale il creditore garantito acquisisce la somma portata dal titolo o dal documento, che dovrà restituire al momento dell'adempimento o, in caso di inadempimento, dovrà rendere per quella parte eccedente l'ammontare del credito garantito, determinata in relazione al valore delle cose al tempo della relativa scadenza.

Cassazione civile sez. III  16 giugno 2005 n. 12964  

 



 
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