Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 2798 codice civile: Assegnazione della cosa in pagamento

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Il creditore può sempre domandare al giudice che la cosa gli venga assegnata in pagamento fino alla concorrenza del debito, secondo la stima da farsi con perizia o secondo il prezzo corrente, se la cosa ha un prezzo di mercato.

Commento

Creditore pignoratizio: [v. 2748].

 

Assegnazione in pagamento: attribuzione diretta del bene pignorato al creditore, al fine di soddisfare il suo credito.

 

Perizia: attività finalizzata ad integrare le generiche conoscenze tecniche dell’organo giudicante con quelle di un esperto del settore, appositamente nominato tra gli iscritti in determinati albi o tra persone fornite di particolare competenza nella disciplina specifica.

 

(1) Per effetto dell’assegnazione il creditore pignoratizio diviene proprietario del bene assegnatogli, anche se il valore dello stesso superi il credito da lui vantato, dovendosi procedere, in questa ipotesi, al versamento dell’eventuale differenza in favore del costituente il pegno.

 

Anche l’assegnazione è prevista, come la vendita di cui all’articolo precedente, al fine di un rafforzamento della garanzia del creditore: egli può, peraltro, richiedere l’assegnazione anche dopo aver provveduto all’intimazione ex art. 2797 e può, altresì, procedere alla vendita fintantoché non ottenga l’assegnazione.

 

Giurisprudenza annotata

Pegno

La natura giuridica del pegno irregolare comporta che le somme di danaro o i titoli depositati presso il creditore diventano - diversamente che nell'ipotesi di pegno regolare - di proprietà del creditore stesso, che ha diritto a soddisfarsi, pertanto, non secondo il meccanismo di cui agli art. 2796-2798 c.c. (che postula l'altruità delle cose ricevute in pegno), bensì direttamente sulla cosa, al di fuori del concorso con gli altri creditori; esistendo unicità (ovvero accessorietà) di rapporti tra pegno irregolare e credito a garanzia del quale esso è stato costituito, l'estinzione del credito stesso è effetto di un'operazione meramente contabile, che resta fuori, pertanto, dall'ambito di operatività dell'istituto della compensazione.

Cassazione civile sez. III  10 febbraio 2015 n. 2479  

 

Ai sensi dell’art. 2798 c.c., il creditore pignoratizio può sempre ottenere l’assegnazione del bene in pagamento ma “fino alla concorrenza del debito” e “secondo stima da farsi con perizia” (Nella specie, in ordine alla legittimità dell’escussione del pegno concesso mediante atto di costituzione in pegno, secondo cui a fronte dell’escussione la società aveva facoltà di scegliere tra due adempimenti alternativi; rilevato che i limiti dell’adempimento alternativo in forma di “datio in solutum” erano resi espliciti tramite il richiamo all’art. 2798 c.c., avente la duplice funzione: - di tutela del debitore rispetto al divieto di patto commissorio e determinazione con perizia, cioè per via giudiziale, della parte di credito estinta mediante “datio in solutum”; - e di tutela del creditore a non vedere estinto l’intero credito mediante “datio” di una quota societaria avente valore inferiore all’ammontare del credito stesso; il Trib. ha respinto l’istanza di sequestro giudiziario, non vertendo la controversia reale sulla proprietà o sul possesso della quota, bensì sul suo valore, ai fini di verificare l’entità dell’abbattimento del credito per effetto dell’escussione del pegno).

Tribunale Milano  05 ottobre 2013

 

La rimessa bancaria effettuata su conto corrente scoperto, che trae origine da un rimborso, richiesto dallo stesso correntista, di titoli a lui intestati, depositati presso la banca, è assoggettabile, da un punto di vista oggettivo, a revocatoria ex art. 67 comma 2 l. fall. poiché, operando su un conto scoperto, ne riduce in maniera consistente e durevole il saldo passivo. Tale operazione non può essere confusa con le tipiche attività di escussione del pegno laddove, a differenza di queste ultime, la liquidazione di titoli avvenga su disposizione dello stesso titolare e non mediante autoliquidazione da parte dell’istituto di credito divenutone proprietario, come si verifica nel caso del pegno irregolare, o secondo il meccanismo di cui agli art. 2796 e 2798 c.c., come avviene per il pegno regolare.

Tribunale Roma sez. fallimentare  04 febbraio 2013 n. 2369  

 

La natura giuridica del pegno irregolare comporta che le somme di danaro o i titoli depositati presso il creditore diventano - diversamente che nell'ipotesi di pegno regolare - di proprietà del creditore stesso, che ha diritto di soddisfarsi, pertanto, non secondo il meccanismo di cui agli art. 2796 - 2798 c.c. (che postula l'altruità delle cose ricevute in pegno), bensì direttamente sulla cosa, al di fuori del concorso con gli altri creditori, per effetto di un'operazione contabile, parimenti estranea all'ambito di operatività della compensazione.

Cassazione civile sez. I  01 febbraio 2008 n. 2456  

 

Nel pegno irregolare le somme di denaro o i titoli depositati presso il creditore, considerati quali beni fungibili, diventano di proprietà dello stesso creditore di modo che il soddisfacimento di quest'ultimo non avviene mediante il meccanismo di cui agli art. da 2796 a 2798 c.c, atteso che l'effetto è quello di permettere al creditore pignoratizio di soddisfarsi sulla cosa al di fuori del concorso con gli altri creditori sin dal momento in cui viene a scadenza il suo credito.

Corte appello Milano  03 giugno 2004

 

Atteso che nel pegno irregolare (disciplinato in tema di anticipazione bancaria dall'art. 1851 c.c.) le somme di denaro o i titoli depositati presso il creditore, considerati quali beni fungibili, diventano - diversamente che nel pegno regolare - di proprietà dello stesso creditore e il soddisfacimento di quest'ultimo non avviene mediante il meccanismo di cui agli art. da 2796 a 2798 c.c., che presuppone l'altruità delle cose ricevute in pegno, e considerato altresì che il pegno irregolare deve poter realizzare l'effetto che gli è proprio di permettere al creditore pignoratizio di soddisfarsi sulla cosa al di fuori del concorso con gli altri creditori e che, esistendo unicità o accessorietà di rapporti tra pegno irregolare e credito a garanzia del quale esso è stato costituito, tale credito si estingue in virtù di un'operazione contabile - al di fuori di una compensazione in senso tecnico - e può soltanto sorgere l'obbligo di restituzione dell'eventuale eccedenza della somma o dei beni oggetto del pegno irregolare, sono inapplicabili, in caso di fallimento o sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa del debitore concedente (oltre che le disposizioni sulle modalità di realizzazione del bene costituito in garanzia in concorrenza della procedura concorsuale) la regola, posta dal comma 1 dell'art. 53 l. fall., secondo cui sono soggetti alla procedura di ammissione al passivo anche i crediti pignoratizi, nonché i limiti alla compensabilità dei debiti verso il fallito derivanti dall'art. 56 l. fall. (Nella specie l'ufficio centrale italiano venne incaricato da società assicuratrice poi posta in liquidazione coatta amministrativa di pagare indennizzi per incidenti stradali verificatisi all'estero, ricevendo dalla stessa dei titoli in pegno irregolare, e poi restituì alla società in liquidazione coatta la somma ricavata dalla vendita dei titoli al netto dei pagamenti effettuati. La S.C., enunciando il riportato principio, ha confermato la sentenza impugnata, di rigetto della domanda proposta dal commissario liquidatore della compagnia assicuratrice per ottenere la restituzione anche dell'importo trattenuto).

Cassazione civile sez. I  24 gennaio 1997 n. 745  

 

Pur riconoscendosi il diritto del creditore pignoratizio di chiedere al giudice delegato di essere autorizzato alla vendita del bene pignorato, secondo le modalità da questi stabilite, il curatore può essere autorizzato, in ogni tempo, a riprendere le cose date in pegno oppure a chiederne la vendita, senza che tali iniziative possano subire preclusione alcuna da parte del creditore pignoratizio, neppure in relazione al precetto normativo previsto dall'art. 2798 c.c.

Tribunale Perugia  07 luglio 1989



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